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PIANTE ORNAMENTALI: PIANTATE, DA PROVARE o PROVATE.

Trovate    > FORSIZIA FORSYTHIA BERGENIA HOSTA PLANTAGINEA
LILLA'    
Piantate   >

IBISCO

TULIPANI

NARCISO
GLADIOLI CONVOLVOLO BIANCO PERVINCA

Provate    >

GAROFANI e GAROFANINI ALISSO SURFINIA
FIORDALISO DALIA AUCUBA JAPONICA
Provare    > AZALEA CAMELIA  
Altre        > LA STELLA DI NATALE Cotonastro, Cotoneaster RANUNCOLO

 

FORSIZIA FORSYTHIA genere Angiosperme, famiglia delle Oleaceae (come Lillà) comprende circa 11 specie, di queste la maggioranza è originaria dell'Asia orientale, una sola (Forsythia europaea) è nativa dell'Europa sud orientale. Il nome del genere è in onore di William Forsyth uno dei fondatori della Reale Società di Orticoltura di Londra.

Arbusto rustico e di facile coltivazione; predilige posizioni soleggiate, sono tra i primi arbusti che fioriscono alla fine dell'inverno, si sviluppa senza problemi in qualsiasi terreno, senza necessità di essere riparata in inverno o di venire annaffiata.

I fiori sbocciano a fine inverno, prima del fogliame; l'arbusto fiorisce sui rami giovani, prodotti durante l'estate, per ottenere fioriture ricche è quindi fondamentale evitare le potature invernali.

La potatura si effettua invece dopo la fioritura, per diradare l'arbusto si devono asportare i rami vecchi, eccessivamente legnosi, tagliandoli a livello del terreno o in corrispondenza di una biforcazione, mantenendo quello più giovane; accorciare i rami che hanno fiorito o quelli eccessivamente lunghi.

Ogni 2-3 anni è consigliabile arricchire il terreno ai piedi della Forsizia con del concime organico, o con del concime granulare a lenta cessione. La moltiplicazione avviene facilmente per talea legnosa, utilizzando i rami di 1 anno potati dopo la fioritura.

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BERGENIA (Bergenia cordifolia) famiglia delle Saxifragaceae comunemente chiamata anche sassifraga, piccola perenne sempreverde, ha grosse radici rizomatose, molto rustica, resistente ai parassiti, sopravvive anche in condizioni non ideali; può sopportare il gelo, anche molto intenso;  prolifera sia in condizioni di pieno sole che in condizioni di mezz'ombra. Non tollera caldo eccessivo e soprattutto la siccità anzi gradisce una costante umidità del terreno. Diffusa da secoli, è una pianta originaria dell'Asia, tipica dei vecchi giardini. poco meno di una decine di specie (otto per l’esattezza).

La più diffusa è la cordifolia (Bergenia cordifolia) le foglie sono ovate e col margine appena dentellato, dalla base leggermente cordata o cuneata, rossastre inferiormente, sono arrotondate di grandi dimensioni, a forma di grande cuore. L'infiorescenza è dapprima sferica, poi ad ombrello, con fiori eretti. A fine inverno sono tra i primi fiori a sbocciare di solito a marzo perciò è comunemente chiamato “il fiore di san Giuseppe”.

L'inflorescenza è formata da sottili fusti, che si elevano di circa 15-20 cm su cui sbocciano numerosi piccoli fiori di colore rosa intenso, riuniti in grappoli disordinati. Il fiore rimane sulla pianta per alcune settimane. Esistono anche cultivar ed ibridi, formatisi nel corso degli anni.

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HOSTA PLANTAGINEA

Il genere Hosta comprende una trentina di specie di piante erbacee sempreverdi bellissime della Famiglia Liliaceae provenienti dall’Asia nord orientale, possiedono quasi tutte lo stesso numero di cromosomi e questo permette, anche allo stato spontaneo, una libera ibridazione che produce continuamente nuove forme.

La Hosta plantaginea Grandiflora (chiamata Hosta o Funkia o Giglio d’Agosto) la specie è originaria del Giappone e della Cina, è stata importata in Europa nel 1789 da Lamark, è una erbacea perenne rustica, ha foglie ovali, molto grandi (possono raggiungere una larghezza di 45 cm) con venature evidenti; i fiori di colore bianco campanulati su steli rigidi molto profumati che sbocciano durante il periodo estivo.

La Hosta non si pota. Vanno solo eliminate le parti della pianta che via via seccano per evitare che diventino veicolo di malattie parassitarie, ma non sono piante soggette a malattie l'unico nemico sono le lumache che mangiano le foglie. La moltiplicazione avviene per divisione dei cespi. Sono piante molto longeve che possono durare anche quaranta anni.

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LILLA'

Syringa vulgaris, meglio conosciuta come Lillà, Syringa deriva dal nome greco syrinx = tubo per la forma tubolare del fiore, famiglia delle Oleacee (come Forsizia) che comprende una trentina di specie arbustive alte fino a 6 m.

 Originale del Medio Oriente, coltivato in Europa dal XVIII secolo, Migliorato nel 19° secolo dal vivaista di Nancy, Victor Lemoine, al quale dobbiamo le principali varietà tutt'oggi coltivate, i lillà sono tra gli arbusti più popolari grazie allo loro fioritura abbondante che avviene ad aprile/maggio il loro soave profumo.

 la soppressione dei fiori appassiti impedisce la formazione di semi. La potatura va eseguita subito dopo la fioritura primaverile, per favorire la formazione di gemme estive che porteranno i fiori nell'anno successivo. Durante il riposo vegetativo, tra ottobre e marzo è possibile ringiovanire un vecchio lillà con una potatura molto corta, quasi raso il suolo, che serve a rinnovare interamente l'arbusto che fiorirà due anni più tardi.

 Era antica credenza che le fate amassero stare tra i fiori di Lillà e che piantato in un luogo lo purificasse dal male. I fiori freschi potevano servire ad allontanare gli spiriti da luoghi infestati. L'olio era impiegato nei rituali di equilibrio mentale, per i poteri psichici e la purificazione.

il decotto della corteccia serviva a calmare gli stati febbrili mentre, mettendo in infusione le foglie, la bevanda che ne risultava fungeva da ottimo decongestionante utile sia allo stomaco che al fegato. Per combattere forme reumatiche e lievi dolori veniva utilizzato l'olio ricavato tramite la macerazione dei fiori. I fiori di Lillà venivano usati anche per creare essenze aromatiche e profumi.

 Nel linguaggio dei fiori il significato dei Lillà varia a seconda del colore. La varietà bianca assume il significato di fanciullezza (inteso come purezza e verginità) e innocenza giovanile mentre, nella varietà di color viola, significa innamoramento e palpiti d’amore, in alcuni luoghi del mondo, tuttavia, significa rottura del fidanzamento.

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L'Ibisco (Hibiscus syriacus) specie che appartiene alla famiglia delle Malvaceae, è originaria, non della Siria, come probabilmente pensare Linneo quando gli assegnò la nominazione, ma dell'Asia. Ci sono circa 300 specie tra piccoli alberi, arbusti e piante erbacee annuali o perenni. Il nome Ibisco deriva dal greco e probabilmente fu assegnato da Dioscoride, medico vissuto nel I secolo d.C.

Per la bellezza dei fiori e per la loro breve durata, l’ibisco viene considerato il simbolo della bellezza fugace. Nel linguaggio dei fiori, regalare quelli di ibisco significa apprezzare e sottolineare la bellezza della donna amata.

Arbusto rustico e dal portamento molto ramificato, può essere allevato ad alberello, per far ciò, dal momento che fioriscono sul ramo dell’anno, tutti i rami compreso il fusto vanno puliti dai ricacci dell’anno precedente ovvero quei ramettini piccoli e deboli e poi si lascia un solo ricaccio dell’anno precedente all’apice di ogni ramo ovviamente quello meglio impalcato per la prosecuzione della crescita della pianta (generalmente forma a vaso) asportando gli altri; dovrà essere accorciato lasciando solo 3 o 4 gemme, dalle quali in primavera spunteranno i nuovi rami dell’anno sui quali la pianta fiorirà. Ovviamente i rami rotti o malati dovranno essere asportati. In presenza di rami troppo vecchi praticare un taglio di ritorno più in basso.

Per ottenere un cespuglio più largo si cimano le piante giovani per stimolare la ramificazione. Nelle piante adulte si eliminano i rami secchi o troppo vecchi e malati e si accorciano a 2-3 gemme la vegetazione fiorita nell’anno (taglio di ritorno).

Presenta foglie di forma ovale e colore verde scuro, nel periodo che va da luglio a ottobre produce fiori dalle tonalità variabili dal bianco al porpora passando per le tonalità più diffuse: rosa, viola e lilla. I fiori durano un giorno circa, ma vengono continuamente rimpiazzati. In Polinesia ha un'importanza preziosa per i ragazzi e le ragazze infatti portato dietro l'orecchio destro significa Il fiore che sono già legati sentimentalmente, sinistro che sono disponibili ad incontrare l'anima gemella; nei dipinti del è il soggetto preferito dal pittore Gauguin a Tahiti.

ha uno sviluppo abbastanza vigoroso, quindi è consigliabile potarlo dopo la fioritura, prima dell’arrivo dell’inverno, ed intervenire anche a fine inverno, levando i rami rovinati o eccessivamente e disordinati; la potatura a fine inverno ha anche il vantaggio di favorire lo sviluppo di nuovi rami, che porteranno i fiori. Ai fiori seguono i frutti, grosse capsule semilegnose, di forma ovale, che contengono i semi, ma l’interramento dei semi però non garantisce un veloce sviluppo della pianta, ecco perché è meglio ricorrere alla propagazione per talea. Questa, di natura semilegnosa, va interrata in primavera in una miscela di sabbia e torba.

Ho scoperto che non sopportano i freddi invernali per cui crescono bene all'aperto solo nelle zone caratterizzate da clima mite e in posizione soleggiata quando la temperatura non scende al di sotto dei 13°C. Quello che ho piantato in Piemonte, nonostante le nefaste previsioni, ha passato il primo inverno, e anche il secondo!

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TULIPANI

Il tulipano appartiene al genere Tulipa, facente parte della famiglia delle Liliaceae. Esistono moltissime cultivar di tulipani nonché di ibridi. Per meglio orientarsi, esiste una classificazione precisa, che raggruppa tutta la specie in 15 gruppi o divisioni: Kaufmanniana, Botanici detti anche nani, Precoci singoli e doppi, Fosteriana, Greigii, Darwin, Trionfo, Tardivi doppi o singoli, Fiori di giglio, Sfrangiati, Viridiflora, Pappagallo e Rembrandt.

Ci sono caratteristiche positive, e altre negative. Tra le caratteristiche positive ricordiamo la maggiore produttività e la maggiore resistenza alle malattie e alle aggressioni dei parassiti. Queste sono caratteristiche generiche, non presenti tutte contemporaneamente. - See more at: http://www.coltivarelorto.it/ART/0022art0003.html#sthash.bsUZxHdE.dpuf

Ci sono caratteristiche positive, e altre negative. Tra le caratteristiche positive ricordiamo la maggiore produttività e la maggiore resistenza alle malattie e alle aggressioni dei parassiti. Queste sono caratteristiche generiche, non presenti tutte contemporaneamente. - See more at: http://www.coltivarelorto.it/ART/0022art0003.html#sthash.bsUZxHdE.dpuf

i Kaufmanniana, detti anche ‘fiori di ninfea‘ si aprono completamente nelle ore di sole assumendo l’aspetto di ninfee. Raggiungono un’altezza compresa tra 10 e 25 cm e I più noti di questo gruppo sono ‘Johan Strauss‘, ‘Showwinner‘ e ‘Concerto‘, fioriscono molto presto, a partire da marzo;

i tulipani Botanici sono quelli più simili alle specie selvatiche li chiamano anche tulipani nani, poiché sono più piccoli e più sottili rispetto agli altri gruppi. Fioriscono a marzo-aprile;

i Precoci singoli e doppi gli steli sono i più bassi rispetto ad altri gruppi raggiungono massimo i 40 cm di lunghezza. A questo gruppo appartengono, ad esempio, i tulipani ‘Apricot Beauty‘, ‘Christmas Dream‘ e ‘Prinses Irene‘, ‘Peach Blossom‘, ‘Abba‘ e ‘Monte Carlo‘;

il Fosteriana, deriva da un fiore a crescita spontanea, molto diffuso nelle regioni montuose dell’Asia centrale. Si contraddistingue per i fiori sottili e le foglie variegate di colore verde-grigio. Appartengono a questo gruppo i tulipani ‘Orange Breeze‘, ‘Flaming Purissima‘ e ‘Orange Emperor‘. Fioriscono dalla fine di marzo e raggiungono un’altezza compresa tra 25 e 40 cm.

i Greigii i più noti sono ‘Captein’s Favourite‘, ‘Red Riding Hood‘ e ‘Toronto, fioriscono da aprile;

i Down hanno fiori dalla forma classica, a questo gruppo appartengono i ‘Pink Impression‘, ‘Apeldoorn‘ e ‘Spring Song‘; raggiungono un’altezza di 60 cm;

i Trionfo sono un ibrido ottenuto dall’incrocio di tulipani singoli precoci e tulipani singoli tardivi. A questo gruppo appartengono, ad esempio, i tulipani ‘Shirley‘, ‘Garden party‘ e ‘Negrita‘; hanno lo stelo forte e robusto tra i 40 e i 50 cm) fioriscono ad aprile;

i Tardivi doppi o singoli Il più noto di questo gruppo è il ‘Queen of Night‘, l’unico dal colore blu-nerastro. I tulipani doppi tardivi ricordano molto il fiore delle peonie. I suoi fiori grandissimi e doppi raggiungono diametri di 10 cm. A questo gruppo appartengono le varietà ‘Angélique‘, ‘Wirosa‘ e ‘Orange Princess‘. Raggiungono un’altezza di 60 cm grazie a steli molto resistenti e grossi;

i Fiori di giglio hanno una forma allungate, esile e appuntita che ricorda, quella di un giglio, raggiungono un’altezza di circa 50-60 cm. Tra i più noti vi sono ‘Ballade‘, ‘Ballerina‘ e ‘White Triumphator‘) fioriscono a fine stagione (aprile - maggio);

gli sfrangiati sono conosciuti anche con il nome ‘orchidea’ perchè i petali dei fiori appartenenti a questo gruppo sono dentellati, raggiungono un’altezza che va dai 40 e 60 cm. Tra i più noti i ‘Curley Sue‘, ‘Lambada‘ e ‘Bell Song‘. Fioriscono dalla fine di aprile fino a maggio inoltrato.

i viridiflora raggiungono un’altezza compresa tra 20 e 50 cm. Il nome deriva dal fatto che il fiore prima di sbocciare è di colore verde. Appartengono a questo gruppo  ‘China Town‘, ‘Artist‘ e ‘Spring Green‘;

il pappagallo è a fiore singolo dalla forma curiosa: presenta bordi frastagliati, ma anche arricciati e incurvati. A questo gruppo appartengono gli ‘Apricot Parrot‘ e ‘Rococo‘;

i Rembrandt Il cui nome svela le origini di questo gruppo divenuto popolare all’epoca del famoso pittore. A quei tempi, infatti, venivano spesso dipinti e chiamati ‘tulipani rotti’. La caratteristica è la fiammatura del colore. A questo gruppo appartengono i ‘Rems Favourite‘, ‘Zurel‘ e ‘Sorbet‘.

 Il tulipano è composto da un bulbo (o patata) sotterraneo perenne, che genera uno stelo dal colore verde vivace e ben dritto sul quale troviamo un numero esiguo di foglie. Ogni stelo genera di norma un solo fiore. La fioritura avviene in primavera, pertanto il periodo ideale per piantare i bulbi è da ottobre a dicembre, ma una messa a dimora precoce è sempre preferibile per un migliore radicamento e una buona fioritura. I bulbi vanno piantati all’aperto, proprio perché vanno esposti al freddo, si interrano da due a tre volte l'altezza, più sarà alto lo stelo, più bisogna metterlo ben piantato nel terreno per assicurare che si regga eretto, vanno rivolti con la punta verso l’alto, in gruppi da 5-10 bulbi distanziati di una decina di centimetri in modo da ottenere ciuffi.

Il fiore del tulipano ha tre petali e tre sepali (è una foglia modificata che fa parte del calice) ed esiste in tutti i colori e in tutte le sfumature. I fiori appassiti vanno eliminati per evitare la formazione dei semi e preservare al massimo il fogliame di cui il bulbo ha bisogno per ricostituire le riserve e fiorire di nuovo l'anno successivo. Le foglie dei tulipani andranno tagliate solo quando sono completamente secche.

Sono fiori che amano il sole, ma non il vento, nemico degli steli. I climi che preferiscono sono quelli temperati, resistono bene al freddo e al caldo, purché non esagerati. I bulbi piantati in giardino si accontenteranno dell’acqua della pioggia.

Per tenere lontani i roditori - ghiotti di questi tuberi – bisogna affiancatene altri per loro tossici: i narcisi sono ideali. Una volta terminata la fioritura si possono lasciare i bulbi in terra, aspettando che tornino a fiorire l’anno successivo.

E’ il vero simbolo dell'amore perfetto, quello onesto, eterno e disinteressato, secondo un’antica leggenda, nacque dalle gocce di sangue di un giovane ragazzo suicidatosi in seguito ad una terribile delusione amorosa. Anche nella celebre raccolta di fiabe “Le mille e una notte” il sultano lasciava cadere un tulipano rosso ai piedi di una delle donne dell’harem per far capire quale fosse la prescelta, Infatti è un fiore originario della Turchia, fu introdotto in Europa nel 1500 e divennero subito di gran moda in Inghilterra e in Olanda a partire dal 1554 fino a diventare simbolo per antonomasia dei Paesi Bassi che restano il maggior produttore ed esportatore mondiale di tulipani. Il nome deriva dal vocabolo turco tullband per la sua somiglianza con quella del copricapo orientale il turbante.

[Ho alcuni bulbi da tempo immemorabile, li ho spostati più volte, continuano a fiorire annualmente! Nel 2017 ne ho acquistato altri, che ho piantato insieme ai narcisi, ai piedi delle rose, dove ho anche messo dei gladioli. Penso che aggiungerò altri tulipani a fare dei cespugli]

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Il Narciso (Narcissus…) è una pianta che appartiene alla famiglia delle Amaryllidaceae, che ha origini europee,venne introdotta in Cina intorno all'anno mille e oggi è diffusa in tutti i continenti. Produce fiori molto gradevoli sia per aspetto che per profumo.

Il nome Narciso discende da una parole greca che vuol dire stordisco (narkào) e dunque evoca una delle sue principali caratteristiche e cioè il pungente ed inebriante profumo dei  fiori di alcune specie. Alcuni sostengono, invece, che derivi dalla parola persiana che indica questa pianta.

I bulbi dei narcisi, ma anche le foglie, contengono un alcaloide velenoso di notevole pericolosità per la salute - la narcisina - che, se ingerito accidentalmente, provoca disturbi neuronali e infiammazioni gastriche negli animali al pascolo e ancora più gravi nell'uomo che può essere ingannato dalla somiglianza del bulbo con le cipolle, se non curato, in meno di 24 ore può provocare la morte.

Come avviene per le altre bulbose anche i narcisi immagazzinano nel loro grosso bulbo ciò che servirà loro per la fioritura dell'anno successivo grazie alla fotosintesi clorofilliana, che viene praticata dalle parti verdi della pianta, e quindi in gran parte dal fogliame; quindi se dopo che i fiori saranno appassiti, si taglia il fogliame ormai scarsamente decorative, si compromette la fioritura l'anno successivo.

In natura, cresce spontaneamente in boschi e prati con una buona esposizione alla luce del sole. Il colore “naturale” dei fiori è bianco o giallo, ma gli ibridi sono numerosi e così sul mercato esistono molte specie, che producono fiori davvero suggestivi. Crescono sul finire dell'inverno e sbocciano nel periodo che va dal mese di marzo al mese di giugno, sono apicali e isolati. Alla loro base è presente una spata (calice foglioso) abbastanza ampia, con petali di forma ovoidale con, nella zona centrale, una corona gialla che ha le estremità dentellate e colore rossastro. Gli stami sono tre. I fiori possono avere fino a sei petali.

Il narciso è un fiore dalla potente simbologia. Esistono, infatti, in diverse culture, miti e leggende che lo vedono protagonista e metafora di caratteristiche umane, ma anche simbolo di buoni e cattivi auspici.

Gli antichi romani pensavano che il narciso fosse un fiore che cresceva nei campi Elisi, simbolo dell'aldilà nella religione romana, e quindi avevano l'usanza di piantarli sulle tombe dei propri cari defunti.

I Druidi, i sacerdoti degli antichi Celti, associavano ai narcisi il simbolo della purezza. A un certo punto però, si diffuse la leggenda che questi fiori avessero il potere di assorbire i pensieri negativi e malvagi degli esseri umani e per questo fossero diventati velenosi (in effetti sono fiori con una certa tossicità).

Nell'antica cultura ebraica, invece, il narciso è associato alla bellezza e fertilità della donna, mentre nell'iconografia cristiana divenne simbolo della rinascita dopo la morte e associato, quindi, alla Pasqua. In alcune opere di pittori olandesi, troviamo anche il narciso come simbolo dell'amore eterno di Dio contro l'amore egoistico degli uomini.

In Cina il fiore è simbolo di fortuna e prosperità per l'anno nuovo, poiché la sua fioritura corrisponde proprio al periodo del Capodanno cinese. Nell'arte del tatuaggio cinese il narciso rappresenta l'augurio di far emergere il proprio potenziale interiore e di ottenere riconoscimenti per il proprio lavoro. Ecco perché regalare narcisi è molto gradito nel caso di un nuovo lavoro o se si sta cercando di avere più fortuna nella vita.

Nel Galles il narciso viene chiamato "giglio di quaresima", poiché lì fiorisce proprio in questo periodo. E' usanza indossarlo appuntato alla giacca il 1 marzo, giorno di San Davide e si crede che una sua fioritura precoce porti un'annata piena di prosperità.

La superstizione intorno a questo fiore ha portato anche a credere che. se in un campo ci sia solo un bocciolo a fiorire per primo, questo è segno di sfortuna. Nel Maine, negli Stati Uniti d'America, si credeva poi che se questo bocciolo fosse rivolto verso l'osservatore, gli avrebbe portato sfortuna per il resto dell'anno.

La fama di questo fiore nasce dal mito che l’accompagna che ha ispirato letterati, pittori musicisti, Nel 1914, Sigmund Freud pubblica uno saggio sul narcisismo intitolato Introduzione al narcisismo.

Esistono varie “versioni” del mito di Narciso, la più nota è quella narrata da Ovidio nelle Metamorfosi. Narciso frutto dell'amore tra una ninfa e il dio fluviale Cefiso. È un bambino bellissimo, il cui destino però, profetizzato alla madre dall'indovino Tiresia, sarà quello di morire non appena guarderà se stesso. Narciso cresce e la sua bellezza non fa che aumentare, come del resto la sua vanità e un incondizionato amore di sé che lo porta a rifiutare i sentimenti di chiunque si innamori di lui.

Di lui si innamora anche Eco, una ninfa dei boschi condannata da Era a restare muta a causa della sua precedente parlantina. Eco era colpevole, secondo Era, del fatto di distrarla con le sue eccessive chiacchiere mentre il marito Zeus si intratteneva con le sue amanti. La condanna così a restare muta e ad avere la facoltà di ripetere soltanto le ultime parole ascoltate da qualcun altro.

Eco incontra Narciso mentre questi era a caccia di cervi nel bosco. Se ne innamora all'istante e lo abbraccia. Narciso alla vista di questa ninfa che si offriva a lui fuggi inorridito tanto che la povera Eco avvilita e vergognandosi, scappò via dolente. Si nascose nel folto del bosco e cominciò a vivere in solitudine con un solo pensiero nella mente: la sua passione per Narciso e questo pensiero era ogni giorno sempre più struggente che si dimenticò anche di vivere e il suo corpo deperì rapidamente fino a scomparire e a lasciare di lei solo la voce. Narciso fuggì fino a raggiungere uno specchio d'acqua. Si sedette sulla sponda e nel gesto di raccogliere l'acqua tra le mani per berla e lavare il viso, vide per la prima volta nella sua vita la sua immagine riflessa, si innamorò perdutamente del bel ragazzo che stava fissando, senza rendersi conto che fosse lui stesso e cerca di baciarlo, ma non vi riesce. Rimase a lungo Narciso presso la fonte cercando di afferrare quel riflesso senza accorgersi che i giorni scorrevano inesorabili, dimenticandosi di mangiare e di bere sostenuto solo dal pensiero che quel malefico sortilegio che faceva si che quell'immagine gli sfuggisse, sparisse per sempre. Alla fine Narciso si lasciò morire struggendosi inutilmente; si compiva così la profezia di Tiresia. Quando le Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, trovarono al suo posto un fiore cui fu dato il suo nome.

 Si narra che Narciso, quando attraversò lo Stige, il fiume dei morti, per entrare nell'Oltretomba, si affacciò sulle acque limacciose del fiume, sperando di poter ammirare ancora una volta il suo riflesso.

La versione di Partenio. che precede quella di Ovidio di almeno cinquant'anni, ha un inizio simile, ma prosegue con  Narciso che aveva molti innamorati e che lui costantemente respingeva fino a farli desistere. Solo un giovane ragazzo, Aminia, non si dava per vinto, tanto che Narciso gli donò una spada perché si uccidesse. Aminia, obbedendo al volere di Narciso, si trafisse l'addome davanti alla sua casa, avendo prima invocato gli dei per ottenere una giusta vendetta.

La vendetta si compì quando Narciso, contemplando in una fonte la sua bellezza, restò incantato dalla sua immagine riflessa, innamorandosi perdutamente di se stesso. Preso dalla disperazione e sopraffatto dal pentimento, Narciso prese la spada che aveva donato ad Aminia e si uccise trafiggendosi il petto. Dalla terra sulla quale fu versato il suo sangue, si dice che spuntò per la prima volta l'omonimo fiore.

Un’altra versione tramanda che Narciso, quando scaccia Eco, fugge verso uno specchio d'acqua e a quel punto si realizza l'antica profezia: Narciso ha visto se stesso e nell'impossibilità di realizzare l'estremo desiderio d'amore verso di sè, si trafigge con una spada e muore. Là dove cadde il suo sangue nacque un fiore, che da allora porterà il suo nome.

C’è anche una versione del finale nella quale Narciso, non essendo affatto addolorato per la triste fine di Eco, che affranta dal dolore per causa sua, si rinchiuse in una caverna e della ninfa rimasero solo le ossa e la voce, continuò la sua vita, allora gli dei intervennero dei per punire tanta ingratitudine. Così una mattina, per vedersi meglio, riflesso di un fiume, si sporse di più finché perse l'equilibrio cadendo nelle acque, che si rinchiusero per sempre sopra di lui. Il suo corpo fu trasformato in un fiore di colore giallo dall'intenso profumo, che prese il nome di Narciso.

Dal mito greco ci giunge quindi la simbologia che lega il narciso alla bellezza e, soprattutto, all'amore di sé. L'amore che non permette di guardare all'esterno, che non lascia sentimenti per gli altri e che, nell'idea di conoscere, nutrire e ammirare solo il proprio io, è destinato a morire. Da qui il termine, appunto, di "narcisista". Narciso rappresenta dunque colui che sa amare solo se stesso tenendo al di fuori il resto del mondo, incapace di vedere e di aprirsi all'altro.

I narcisisti possiedono, dunque, un'idea molto alta di sé: si sentono perfetti e amano cibarsi di fantasie di fama, successo, denaro, riconoscimenti. Con estrema presunzione sentono di essere esperti in tutto e di saper fare bene tutto.

[qua e là alla fine del 2016, ho messo alcuni bulbi di narciso e molti all’inizio e 14 alla fine del 2017 perché, oltre alla bellezza del fiore, che sbocciando all’inizio della primavera ho poche probabilità di goderne, sembra che tenga lontano le talpe che non sono animali particolarmente dannosi, anzi favoriscano la aerazione del terreno, ma creano alcun problemi alle coltivazioni]

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Gladioli.

Genere Gladiolus il nome del genere deriva dal latino "gladiolus" = piccola spada e indica le foglie spadiformi. Fanno parte della famiglia delle Iridaceae che comprende più di 250 specie.Quelle che vengono coltivate, sono tutte varietà ibride, che hanno origine dall'incrocio di alcune specie i origine africana. In Italia esistono allo stato naturale meno di una decina di specie, diffuse soprattutto nelle regioni costiere. I gladioli da giardino producono lunghe foglie nastriformi, appiattite, leggermente carnose e coriacee, I bulbi di gladioli, chiamati cormi, vanno interrarli a circa 10/12 cm di profondità la distanza tra un bulbo e l’altro 10-20 cm: l’importante è che non si tocchino, a partire da metà aprile, la fioritura si farà circa 10/12 settimane più tardi

In primavera inoltrata al centro delle foglie si sviluppa un alto fusto carnoso, che porta una lunga spiga di grandi fiori variamente colorati, che sbocciano a partire dalla parte bassa della spiga. La fioritura non è di lunga durata, e spesso si tende a porre a dimora i gladioli a distanza di alcune settimane, in modo da prolungare il periodo di fioritura.

Dopo la fioritura lasciare le foglie fino a che restano rigogliose e carnose, in modo da permettere ai bulbo-tuberi di immagazzinare le sostanze nutritive necessarie per la fioritura dell'anno successivo.

Quando il fogliame comincia ad appassire, in genere dopo 4-6 settimane dalla fioritura, si tagliano le foglie ormai ingiallite e si dissotterrano i cormi; questi bulbi vanno fatti asciugare in luogo fresco e ben aerato, quindi si dividono gli eventuali bulbilli dai bulbi-madre, e si puliscono da eventuale terra o altro.

I cormi di gladiolo vanno tenuti in luogo fresco, buio, asciutto e ben aerato fino alla fine dell'inverno, quando verranno nuovamente interrati.

I gladioli si possono moltiplicare per mezzo dei bulbilli e per seme. I bulbilli si formano alla base del bulbo e hanno la dimensione di un pisello; si staccano dai bulbi quando si estirpano questi ultimi dal terreno, cioè in autunno, . Durante l'inverno si conservano nello stesso modo dei bulbi adulti e in marzo si piantano all'aperto. Le piante nate dai bulbilli fioriscono dopo 2-3 anni.

Gladiolo Traderhorn Piantagione primaverile od estiva, con conseguente fioritura in estate od in autunno; spiga fiorale lunga circa 60/70 cm; fiori grandi colore giallo rosso fuoco e gola bianca, altezza 100/120 cm; piantare a 10 cm di distanza; per macchie, bordure, vasche, in gruppi o file.

[ne ho messo alcuni bulbi nel 2016 vicino ai tulipani, vediamo se continuano a fiorire annualmente!]

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GAROFANI e GAROFANINI

Il garofano appartiene al genere Dianthus della famiglia delle Caryophyllaceae, diffuso nelle zone temperate del Globo per cui è molto difficile individuare la zona d’origine. Il nome deriva dal greco e significa “fiore degli dei” il genere comprende oltre 300 specie di piante erbacee o sublegnose, annuali, biennali e perenni, le specie più note sono:

D. caryophyllus (Garofano comune), con innumerevoli varietà a fiore doppio coltivate come annuali o biennali nella coltivazione industriale per la produzione del fiore reciso;

D. barbatus, noto come Garofano dei poeti, possiede dei colori molto vivaci, rosa, bianco, rossocon anello interno molto scuro, che la rendono adatta per creare bordure. La fioritura estiva segue la semina effettuata a maggio-giugno dell’anno precedente.

D. carthusianorum, noto come Garofanino dei Certosini, perenne con fiore purpureo. Fiorisce in primavera-estate;

D. chinensis (Garofano delle Cina), originario dell’Asia orientale, vengono coltivati quasi esclusivamente i suoi ibridi. Produce una fioritura lunga, colorata e varia, con fiori di 3 cm, disposti a mazzetti all'apice degli steli, con colori bianchi, rosa e rossi;

D. deltoides, noto come Garofanino, perenne a fusti cespugliosi, ramosi e densamente fogliosi, alti dai 10 ai 30 cm. I fiori, solitari, compaiono da maggio ad agosto;

D. plumarius, a fioritura primaverile dai colori bianchi e rosa, dall'intenso profumo;

D. superbus, pianta alta 30-60 cm, con foglie lanceolate. I fiori hanno petali di 15-35 mm, profondamente sfrangiati, color rosa o porpora.

Hanno fusti angolosi e nodosi, di altezza tra i 25 e i 100 cm; foglie opposte lineari o lanceolate, molli e piane, rigide e caniculate; fiori isolati o geminati a volte a capolini, con calice tubuloso e cilindrico, corolla a 5 petali con una lunga unghia; il frutto è una capsula uniloculare portante numerosissimi semi.

Il garofano esige esposizione soleggiata, terreno ricco di sostanze organiche e minerali, compatto, calcareo e asciutto.

Si moltiplicano con la semina, per mezzo di talea e per divisione dei cespi. La semina dei garofani si effettua in piena terra nel mese di aprile. Le talee delle specie perenni si effettuano in inverno recidendo getti laterali che vanno interrati in terriccio misto fino a completa radicazione.

Si deve sempre prevedere l'uso di sistemi di sostegno per i deboli steli, con le apposite reti di plastica, per evitare che si spezzino facilmente.

I garofani vivono per anni senza richiedere cure particolari. È necessario irrigare di tanto in tanto per favorire il radicamento iniziale, poi nei periodi secchi per favorire la fioritura estiva.

Togliere gli steli di fiori appassiti man mano che appaiono per stimolare le fioriture future. Nessun garofano teme le malattie e i parassiti. Alcuna potatura particolare è richiesta, una leggera pulizia dei ciuffi a fine inverno è sufficiente, togliendo le parti disseccate.

Numerosi sono i significati attribuiti a questo fiore nel corso dei secoli. La mitologia lega il garofano alla Dea della caccia, Diana; la leggenda narra che un giovane pastore pazzamente innamorato della Dea, sia stato da Diana sedotto e abbandonato; il giovane morì per passione e dalle sue lacrime nacquero appunto i garofani. Anche la tradizione cristiana riporta che dalle lacrime di Maria addolorata ai piedi della croce del Cristo nacquero dei garofani.

Il garofano ha sempre simboleggiato Amore, eleganza e Fedeltà. Ogni suo colore alluderebbe ad un sentimento amoroso diverso: rosso “AMORE PASSIONALE”, bianco “FEDELTA’”, giallo “SDEGNO”.

Agli infusi ricavati con l’essenza del fiore vengono attribuiti numerosi poteri e anche un sollievo per le sofferenze d’amore.

[In Piemonte, ho provato a mettere una pianta di garofanini, ma è subito seccata, nella primavera 2019 proverò a mettere i semi del “garofano dei fioristi” rosso Dianthus caryophyllus …]

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CONVOLVOLO BIANCO (Convolvulus cneorum) famiglia Convolvulaceae, a diffusione mediterranea, Il genere conta circa duecento specie in genere rampicanti o striscianti talvolta anche infestanti (Convolvulus arvensis). Il nome che deriva dal verbo latino convolvere, avvolgersi. Il fiore attrae una farfalla, la Sfinge del convolvolo, che ha una lunga proboscide adatta a succhiare il nettare di questo fiore, che così viene impollinato.

Il Convolvolo bianco invece è un arbusto compatto non rampicante, Le foglie sono di colore grigio-verde e sono ricoperte da una fitta peluria che da alla pianta un aspetto argenteo. In primavera ed estate, durante il periodo della fioritura, dalle ascelle fogliare sbocciano bellissimi fiori a trombetta di colore bianco con il centro giallo. Comunemente è chiamato anche vilucchio turco, Tazzetta della Madonna o bella di giorno, perchè i fiori rimangono aperti soltanto quando godono dei raggi solari, altrimenti si richiudono in forma di piccoli cilindretti allungati.

Gradisce i luoghi luminosi e soleggiati, terreno sciolto (magari con aggiunta sabbia) tollera siccità, evitare annaffiature in eccesso, a fine inverno concimare, in autunno accorciare i rami esterni le potature tardive o primaverili sono sconsigliate, perchè già durante la stagione fredda la pianta sta preparando le gemme da fiore. Si riproduce per seme o per talea in primavera o in autunno.

[ne ho una piantina in un vaso dove metto dei gerani in primavera che tolgo in autunno, il convolvolo per ora resiste all'inverno.]

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LA PERVINCA

La vinca minor, conosciuta anche col nome di pervinca, è una pianta erbacea apprezzata per le sue particolari fioriture. Appartiene alla numerosa famiglia delle apocynaceae comprende sette specie ed è originaria dell’Europa. È molto diffusa in tutt’Italia da Nord a Sud e viene spesso adoperata per decorare i giardini ma anche per creare siepi fitte e belle da guardare. Il fusto alla base è legnoso e può essere eretto o strisciante a seconda delle varietà. Le foglie hanno una forma lanceolata di un colore verde intenso mentre i fiori tubolari possono assumere diverse colorazioni dal bianco al rosso, ma il colore classico è violetto che tende all’azzurro. Sono posizionati nella parte ascellare delle foglie superiori e sono formati da cinque diversi lobi. E’ un vegetale molto tossico che veniva usato nel medioevo per la preparazione di filtri d'amore ed è tutt'oggi venduto nelle erboristerie perché ha diverse proprietà medicamentose.

La vinca minor cresce bene quando viene messa a dimora in terra e all’aria aperta. Ha bisogno di poche attenzioni fra le quali una buona ossigenazione continua e spazio in abbondanza per espandere le sue radici. Se nella zona in cui abitate gli inverni sono particolarmente rigidi, è meglio proteggere le piante riparandole in una serra o fra le quattro pareti domestiche. La temperatura ideale è quella compresa fra i diciotto e i venti gradi centigradi ma anche se la colonnina di mercurio arriva a oltrepassare i 30°C, la pianta non subisce danni irrecuperabili. La vinca ha bisogno di essere esposta in pieno sole per diverse ore al giorno. In caso contrario potrebbe avere fioriture scarse e con una colorazione meno accentuata. Tuttavia possono prosperare anche in luoghi semi-ombreggiati.

La pervinca predilige terreni acidi e drenati. Teme i ristagni d’acqua, che in breve tempo, creerebbero pericolose marcescenze al suo apparato radicale. Il migliore periodo per la messa a dimora delle nuove piantine è quello compreso fra la fine dell’estate e l’inizio della primavera. La vinca deve essere tolta dal vaso che la contiene con estrema delicatezza per evitare di rompere le radici o parte di esse. Scavate una buca nel terreno assai profonda e cospargete il fondo con ghiaia e sabbia, poi ricoprite con del terriccio e metteteci il panetto. Riempite gli spazi vuoti con dell’atro terriccio e compattate il suolo premendo bene con le mani e innaffiando abbondantemente. Stessa cosa vale per le piante da rinvasare e l’operazione deve essere fatta ogni anno.

La riproduzione della pervinca minore viene quasi sempre effettuata per talea. Basta tagliare gli apici vegetativi che abbiano una lunghezza non inferiore dieci centimetri circa, con una lama di coltello affilata e disinfettata per evitare che la pianta possa infettarsi. Dopo aver eliminato le foglie più prossime alla parte terminale, è necessario interrare le talee in un vaso riempito con una miscela di torba e sabbia di fiume. Posizionate il contenitore in una zona ben ombreggiata e mantenete il suolo umido spruzzandolo ripetutamente con acqua almeno un paio di volte al giorno. A circa tre settimane di distanza dal nuovo impianto, potreste veder comparire le prime gemme. Attendete un altro mese e poi provvedete a trapiantare le pervinche nel luogo che più vi aggrada.

Immagine non mia

In un mercatino a Lisieux in Francia nel luglio 2018 ho comperato due piantine, una con fiori rosa tenue e una rosso intenso, che ho piantato in un’aiola in Piemonte. Proviamo a vedere se passano l’inverno visto che è una pianta perenne che dovrebbe resistere anche ai climi rigidi! Se così fosse, metterò anche una pianta dl colore classico.

 

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Il ranuncolo, Ranunculus asiaticus, appartiene alla famiglia delle ranunculacee ed è utilizzato in giardini e terrazzi, poiché può essere coltivato anche in vaso. Il bulbo di ranuncolo non è più grande di 10 cm e produce deliziosi fiori non profumati di 5 cm di diametro, i quali possono essere gialli, arancioni, rossi, rosa oppure bianchi. La pianta raggiunge un'altezza massima di 40 cm e le sue foglie sono di un verde piuttosto chiaro. Il nome ranunculus asiaticus tradisce la sua origine orientale.

l ranuncolo ama terreni molto umidi e molto ricchi di materiale organico. A dire il vero il ranuncolo è quasi un fiore da palude, basti pensare che l'origine del suo nome viene proprio da rana, conosciutissimo animale anfibio. In climi un po' più freddi la fioritura sarà tardiva, e i primi fiori sbocceranno da maggio.

Durante il periodo della fioritura cercare di concimare con del buon fertilizzante liquido con una alta concentrazione di potassio ogni due tre settimane, in fase di crescita uno che abbia una buona quantità di azoto.

La potatura del ranuncolo si esaurisce nell'operazione di pulizia da parti secche e fiori appassiti, nessuna altra particolare potatura sarà necessaria. Le parti verdi del ranuncolo contengono liquidi molto velenosi; l'uomo deve prestare particolare attenzione al succo che appunto esce da questa pianta perché il contatto con gli occhi può provocare seri problemi alla pupilla e il contatto con la pelle causa spesso dermatiti. Il pericolo però svanisce se le parti vengono tagliate e seccate e non presenta in ogni caso alcun problema al tatto. Questa pianta costituisce invece un pericolo maggiore per i gatti. Il fiore infatti contiene una particolare linfa che, se ingerita dal gatto, può provocagli insufficienza renale, convulsioni, indigestione, dermatite e problemi gastrointestinali. 

Il ranuncolo bianco in particolar modo è molto apprezzato per la realizzazione dei bouquet, in parte per la sua straordinaria bellezza e in parte perchè si abbina perfettamente a molte altre specie.

[nella primavera del 2017 ho messo alcuni bulbi, non ho avuto il piacere di vederne nascere neanche uno!]

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L’ ALISSO appartiene al genere Alyssum l'etimologia del nome deriva dal greco alysson che significa "senza collera", poiché nell'antichità si riteneva che potesse porre rimedio all'ira.

Il genere alyssum appartiene alla famiglia delle Cruciferae, sono piante erbacee a rapida crescita, originarie dell'Europa e del Nord Africa a portamento strisciante, formano dei cuscinetti di qualche decina di centimetri; le specie sono decine, annuali e perenni. Le piccole foglie sono di colore verde chiaro, talvolta grigiastro; da aprile fino ai primi freddi producono numerosissimi fiorellini di colore bianco, esistono anche di color porpora o rosati, delicatamente profumati, riuniti in racemi (grappoli) a forma di ombrello, pur avendo un aspetto tanto delicato, sono resistenti a parassiti e malattie.

L'ambiente ottimale per l'alisso è un luogo soleggiato, ma anche la semi ombra va bene. tollera sia il caldo che il freddo, non necessitano di troppa acqua, la potuta non è necessaria, vanno eliminate solo le foglie e i fiori secchi con delle forbici. la fioritura dura da Aprile fino ad ottobre.

[non ha passato il secondo l'inverno]

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SURFINIA è una petunia pendula. Famiglia: Solanaceae. Genere: Petunia. E’ un ibrido derivato dall’incrocio tra Petunia nyctaginiflora e Petunia violacea. La petunia è originaria del Brasile ed è stata portata in Europa nel XIX secolo dai botanici che esploravano zone sconosciute, alla ricerca di nuove specie. la surfinia è una varietà più recente ed è stata creata alla fine degli anni ’80 in Giappone, è molto rigogliosa, ha una crescita vigorosa e una fioritura molto abbondante e ciò la rende la pianta ideale per vasi e fioriere; si possono realizzare tappeti ricchi di fiori e cascate che possono raggiungere i tre metri.

Si consiglia di posizionare la pianta al riparo dal vento; i fiori non temono i temporali, sono resistenti alla pioggia e, anche se si bagnano, una volta asciutti ritornano alla loro forma originale. Sopporta bene il caldo, ma non l’esposizione al freddo che porta ad un deperimento della pianta. Cresce bene accanto a piante vigorose come il geranio, la verbena, la fucsia.

l periodo migliore per la messa a dimora va dalla fine di maggio, all’inizio di giugno.

La surfinia ha bisogno di molta acqua; si consiglia di annaffiare ogni due, tre giorni con acqua a temperatura ambiente.

La riproduzione della surfinia può avvenire per seme o per talea. La semina va fatta alla fine dell’inverno; i semi vanno posti in un vaso con torba e sabbia e poi coperti con della plastica per proteggerli dal freddo e dalla pioggia; dopo che i semi sono germogliati, le piantine vanno trasferite in vasi singoli; quando hanno raggiunto un’altezza di almeno 10 cm possono essere messe a dimora. Le piantine così ottenute fioriranno già dal primo anno. La moltiplicazione per talea viene fatta in marzo; si preleva una porzione della pianta e si sistema in un vaso con torba e sabbia.

Si effettua la potatura a fine luglio; la surfinia va tagliata a metà lunghezza; in questo modo non si danneggia la pianta, ma si favorisce il ricaccio di nuovi steli e di nuovi fiori. Anche le parti secche vanno eliminate. Dopo la potatura è meglio sospendere le annaffiature per circa quindici giorni e riprenderle regolandosi in base alla crescita di nuovi germogli.

La surfinia, a causa della sua fioritura abbondante, molto colorata e appariscente, è simbolo dell’amore che non può essere nascosto.

[sporcano molto e a Morbello non passano l'inverno]                                                                                    Immagine non mia

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Il FIORDALISO Cyanus segetum, è una pianta erbacea perenne, che si può trovare sia coltivato che in crescita spontanea; appartiene alla famiglia Asteraceae o Compositae che è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23.000 specie. Il genere Cyanus contiene circa 50 specie, quattro delle quali fanno parte della flora spontanea italiana. Il termine greco kyanos,  indica una sostanza blu, Segetum deriva dalla parola latina seges (campo di grano) con riferimento al suo habitat più usuale: i campi di cereali. Il nome comune deriva dal francese “fleur de lis”, ovvero “fiore di giglio”.

Il nome Cyanus segetum, fu proposto dal botanico inglese John Hill (716-1775) Linneo usò il binomio Centaurea cyanus, riferendosi a due episodi della mitologia: Il nome Centaurea, deriva da Chirone, un centauro, che rimase ferito al piede da una freccia avvelenata e si curò con il succo tratto da questo fiore, il secondo narra della dea Flora, innamorata di un giovanotto di nome Ciano (Cyanus), che quando lo ritrovò morto disteso in un campo di fiordalisi diede a quei fiori il nome del suo amato.

Dal ciclo normalmente annuale, la pianta si caratterizza per un’altezza dai 20 ai 90 centimetri, con fusto eretto dalle piccole foglie allungate, quindi da un fiore sulle tonalità del blu, formato da petali lunghi e sottili, agglomerati attorno a una corolla centrale più scura.

Il fiordaliso gradisce una posizione di pieno sole, è in grado di sopportare bene anche le basse temperature, fiorisce a fine maggio inizio giugno e vive per tutta l'estate; va annaffiato regolarmente, in modo abbondante evitando però che ristagni l'acqua. Per prolungare la fioritura è opportuno eliminare le parti secche ed i fiori appassiti.

I diserbanti hanno fatto si che questa bellissima infiorescenza, nella sua versione spontanea, risulti quasi estinta infatti a maggio era il colore dominante nei campi di grano insieme al rosso abbagliante dei papaveri. Il suo significato è leggerezza, ma anche amicizia sincera e felicità. Sono stati infatti ritrovati in campo archeologico dei resti che risalgono al periodo neolitico.

[non passa l'inverno]

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DALIA Famiglia: Asteraceae (come le margherite o i crisantemi) Genere: Dalia. La più comune è conosciuta come “Dahlia variabilis” sta ad indicare la numerosissima varietà di forme e colori che possono assumere i fiori di questa pianta.

Originaria del Messico, dove gli antichi Aztechi ne coltivavano almeno due specie spontanee che essi chiamavano cocoxochitl. Il loro scopo era essenzialmente di produrre piante medicinali e tuberi di cui cibarsi, mentre delle potenzialità decorative delle dalie si resero conto solo i primi occidentali giunti da quelle parti che le introdussero in Europa alla fine del XVIII secolo a scopi culinari (si pensava poter mangiare il bulbo come per le patate!), ma il gusto spiacevole dei bulbi e la bellezza della fioritura estiva l'hanno subito destinata ad ornare i giardini; verso il 1830 il mercato già ne metteva a disposizione almeno 100 varietà. Il genere, infatti, è generoso per natura, così che oggi esistono dalie d’ogni forma, dimensione e colore (tranne il blu e il nero assoluto) oggi ci sono almeno 20.000 varietà.

Fiorisce da luglio a novembre Nelle regioni a clima freddo, i tuberi di dalia vanno ritirarti dal terreno: a fine ottobre, terminata la fioritura, si taglia la vegetazione a 50 cm, e di nuovo a 10 cm dopo dieci giorni. Con una vanga forca si estirpano i tuberi, si puliscono si lasciano asciugare all’aperto per qualche giorno e si collocano in cassette di legno su un solo strato, spolverati con un fungicida in polvere e coperti con torba secca. Si conservano in un ambiente fresco e arieggiato.

La Dalia esprime valori positivi, come l’ammirazione: perfetta quindi da regalare a una donna di cui si stimano eleganza e femminilità. è decisamente il fiore più indicato da regalare: è anche simbolo di riconoscenza verso la persona a cui viene data in dono.

[a Morbello non passa l'inverno]                                                                                            Immagine non mia

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AUCUBA JAPONICA famiglia delle Cornaceae è un piccolo arbusto sempreverde a portamento eretto originario del Giappone, sono piante piuttosto rustiche e resistenti. Gli esemplari adulti raggiungono i due metri circa di altezza, anche se spesso le dimensioni di queste piante si mantengono più ridotte; la chioma è densa e tondeggiante, i rami ed il fusto sono verde brillante, le foglie verdi brillante con macchioline e striature giallognole nella A.j. variegata, con foglie di colore verde variegato di arancione o rosso nella A.j. crotonifolia.

L'aucuba è un arbusto sempreverde estremamente utilizzato nell'arredo di parchi e giardini per la particolare resistenza a freddo, siccità, inquinamento, vento e malattie.

All'inizio della primavera producono pannocchie costituite da piccoli fiorellini di colore marrone, seguiti in autunno, negli esemplari femmina, da vistose bacche rosse, che rimangono sulla pianta fino a primavera. La produzione di frutti è possibile solo se l'esemplare femmina è piantato vicino a un esemplare maschio. Attenzione alle foglie e alle bacche dell'aucuba poiché sono tossiche: l'ingestione può causare l'irritazione della mucosa orale, gravi disturbi gastrici e nausea.

[Sono riuscito a farla seccare: visto che stava diventando estremamente invadente, con fusto legnoso molto appariscente, ho praticato una potatura leggermente estrema che si è rivelata fatale.]                                                                             Immagine non mia

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AZALEA

rientra nel genere dei rhododendron. Tale genere si divide in due gruppi: i rododendri, e le azalee, che fa parte della famiglia delle ericacee. Esistono numerosissime cultivar ed ibridi, le varietà sempreverdi temono leggermente il freddo, si coltivano quindi come piante da appartamento; le varietà a foglia caduca o semisempreverdi si coltivano invece in giardino.

Le ericacee hanno bisogno di terreno tendenzialmente acido, con un ph ottimale che si aggira intorno al 5/5,5. Un ph troppo elevato inibisce l'assorbimento delle sostanze nutritive ed è la causa più frequente della clorosi, che si manifesta con l'ingiallimento delle foglie. di solito alla base vi è un terreno troppo ricco di carbonato di calcio. Per rimediare è necessario mescolare all’acqua di irrigazione del solfato di ferro. Questo abbassa il pH del suolo rendendo nuovamente solubile il ferro. Se non dovesse essere sufficiente si può somministrare del ferro chelato.

Queste piante necessitano di un terreno abbastanza ricco di sostanze organiche, ben drenato e senza ristagni idrici, e non devono essere piantate troppo in profondità,

Togliete sempre i fiori alla fine della fioritura asportando con cura anche il peduncolo fiorale: questo eviterà che la pianta spenda energie per la generazioni di semi.

L’ideale è effettuare periodiche potature per stimolarne la crescita, subito dopo la fioritura. Intervenendo troppo tardi infatti si può interferire con l’emissione dei rami che porteranno fiori l’anno successivo. E’ bene tagliare maggiormente i rami esterni e cercare di fare luce all’interno della pianta. Quelli storti o danneggiati, invece, possono essere eliminati in qualsiasi momento.

[mi piacerebbe metterla, ma non ho il posto]          

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CAMELLIA [vorrei provare a metterla ed allevarla ad alberello, ho letto che sopporta benissimo il freddo]

Il nome camellia fu scelto da Linneo, latinizzando il nome del missionario gesuita Georg Joseph Kamel (1661-1706), farmacista e botanico, che per primo importò la pianta dal Giappone. La camelia fa parte della famiglia delle Theaceae ed è originaria dell’Asia.

Il genere camellia conta circa 250 specie, diffuse in Asia, in particolare nella zona tra India, Cina, Giappone, Vietnam e Corea; la specie più diffusa e coltivata è la camellia sinensis, ovvero la pianta dai cui germogli essiccati si ottiene il te: se i germogli vengono essiccati da freschi si ottiene il te verde; se vengono fatti fermentare prima di essere essiccati, si ottiene il te nero.

Esistono numerose varietà di camelia. Alcune sono senza profumo mentre altre sono molto profumate. I colori più diffusi per le camelie sono il bianco, il rosa e il rosso. Il genere Camellia comprende piante a portamento arbustivo o ad alberello, sempreverdi, alte in natura fino a 15 metri.

In Italia la camellia sinensis viene coltivata solo a scopo ornamentale più comunemente si trova la varietà camellia japonica che fiorisce a fine inverno.

La camelia prospera in terreni acidi, a mezz'ombra. I ristagni d’acqua possono far marcire le radici e causare la morte della pianta che non riesce più ad avere a disposizione il nutrimento necessario. Il suggerimento è di tenere sotto osservazione la crescita della camelia, di potare i rami vecchi all’inizio della primavera per favorire la nascita di nuove gemme.

[mi piacerebbe metterla, ma non ho il posto]

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LA STELLA DI NATALE

La Stella di Natale Euphorbia pulcherrima appartiene alla famiglia delle Euforbiacee che comprende ben 1770 specie in tutto il mondo, caratterizzate da linfa lattiginosa biancastra irritante che viene emessa una volta incise. La stella di Natale è di origine Messicana, il motivo per il quale la si regala a Natale, è dovuto ai missionari spagnoli che la battezzarono con questo nome in quanto raggiunge il suo massimo splendore proprio il 24 dicembre, è abituata a vivere a temperature più elevate rispetto a quelle dell'Italia. In natura può raggiungere diversi metri d’altezza mentre, in vaso le sue dimensioni sono molto ridotte. È costituita da un fusto di colore verde e semilegnoso molto fragile. Le foglie sono verdi scure, i fiori sono molto piccoli e di colore verde o giallo.

Quella che comunemente viene considerata fioritura in realtà sono brattee cioè foglie trasformate di colore dal rosso al cremisi. L'elemento che determina la colorazione è la durata delle ore di buio ovvero la durata della notte.

La rapida caduta delle foglie è anomala, fra le principali cause vi è proprio quella della difficoltosa acclimatazione, il problema sono in realtà gli sbalzi di freddo ovvero le folate di aria fredda che arrivano quando per esempio si aprono le porte e le finestre. Gli standard principali della coltivazione sono: alta illuminazione, ma non luce solare diretta, temperature di 16- 18 C° modiche annaffiature, da effettuare quando la terra è asciutta perchè non tollera l’umidità eccessiva, quella stagnante fa diventare gialle le foglie prima che cadano.

In estate si può effettuare una potatura leggera, anche un po’ prima, ma non oltre agosto, quando inizierà la sua induzione a fiore; la recisione si pratica sempre sopra l’innesto della foglia con un taglierino, non con le forbici perché si schiaccerebbe il fusto; il lattice contenuto negli steli e nelle foglie, che può essere urticante.

Nei mesi di settembre ottobre dovrà essere collocata in un luogo al buio completo per 12 ore al giorno (le “infiltrazioni” di luce danno vita a foglie deformate) al fine di agevolare la crescita di nuove foglie dal caratteristico colore rosso, e di nuovi rami.

Potrà essere spostata in dicembre in ambienti più luminosi per godere della fioritura nel periodo natalizio. all'inizio di gennaio la pianta comincia la sua fase di decadimento durante la quale foglie e brattee cominciano a staccarsi rendendo la Poinsettia spoglia.

In primavera è possibile effettuare delle talee per moltiplicare la stella di Natale recidendo piccole porzioni di rami, che dovranno essere fatte radicare in un bicchiere d'acqua, per poi essere interrate in vaso e concimate. Verso il mese di maggio, si può procedere al rinvaso.

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Il Cotonastro cotoneaster, è una pianta arbustiva di origine asiatica coltivata a scopo ornamentale e talvolta come siepe di protezione. Le Varietà di Cotoneater sono:

Cotoneaster Salicifolia: un arbusto sempreverde con fiori bianchi e bacche rosse, ideale per siepi.

Cotoneaster Bullatus: arbusto a foglie caduche di colore verde scuro, fiori rosati e bacche rosso vivo.

Cotoneaster Horizzontalis: arbusto a foglie caduche con fiori rosa,  foglie di colore di  colore rosso in autunno e bacche rosse, ideale per giardini rocciosi e per tappezzare muretti.

Esposizione: posizioni soleggiate per un’abbondante fruttificazione ma cresce bene anche in posizioni semi ombrose. E’ una pianta resistente al freddo e non teme gli sbalzi termici, per questo motivo viene coltivata anche nelle regioni dove la temperatura scende al di sotto degli 0° C.

Terreno: è un arbusto che si adatta ad ogni tipo di terreno pur preferendo terreni argillosi e ben drenati.

Potatura del Cotoneaster: Accorciamento dei rami che va effettuato a fine inverno per gli arbusti a foglia caduca, all’inizio della primavera per gli arbusti sempreverdi.

Moltiplicazione del Cotoneaster: Semina, in cassone freddo, in autunno dei semi contenuti nelle bacche.
A germinazione avvenuta, circa 1 anno, i nuovi germogli vanno diradati e trapiantati.

[si trova lungo le strade di campagna, il tentativo di fare talea è fallito]

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