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Piante infestanti o semplicemente infastidenti

Col termine pianta infestante (malerba, erbaccia) si intende una pianta che non riveste alcuna funzione ritenuta utile per la produzione agricola, anzi va a danneggiarla entrando in competizione con essa.

 Sono piante che crescono spontaneamente, hanno un rapido sviluppo, tendono a propagarsi con facilità, attraverso le radici a stolone, con le sementi trasportate dal vento o dagli uccelli, sviluppando bulbi o rizomi. Sono piante che possono causare seri danni alle colture e allergie all'uomo. A me, la maggioranza di esse, piace definirle: erbe spontanee, solo la Gramigna e l'Ebbio, mi creano grossi problemi perchè molto invadenti, le altre non mi disturbano troppo perchè facilmente gestibili e poi non sempre l'aspetto estetico può risultare sgradevole, ad esempio il papavero (Papaver rhoeas) molto apprezzato dai pittori e non solo, nei campi di cereali viene combattuto alacremente perchè ne compromette la resa, anche la violetta è considerata infestante.

Infestanti particolarmente fastidiose o "toste" da eliminare
Gramigna Ebbio (Sambuco...) Ailanto
Parietaria

Edera

 
Infestanti facilmente gestibili Per cercare di estirparle

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Gramigna per il linguaggio dei fiori: difficoltà che sempre risorgono. La vera gramigna è il Cynodon dactylon, la più diffusa conosciuta anche come gramigna rossa. È probabilmente originaria dell'India; Predilige climi temperati caldi e tropicali, essendo la sua temperatura ottimale di crescita pari a circa 35 °C. È la pianta infestante più conosciuta al mondo, della famiglia delle graminacee (o Poaceae, secondo le più moderne classificazioni), è talmente resistente da essere usata per creare manti erbosi resistenti all'eccessivo calpestio. l'apparato radicale può crescere ad oltre 2 m di profondità, sebbene la maggior parte della massa delle radici si trovi a meno di 60 cm dalla superficie, possono arrivare a misurare più di un metro di lunghezza. Su tutta la superficie si possono attivare dei getti: il loro numero complessivo, per singola pianta, può superare le 50 unità. Si diffonde particolarmente nel suolo compatto strisciando lungo il suolo e sviluppa radici dovunque un nodo tocchi il suolo, formando un denso groviglio, può essere utilizzata per consolidare dirupi. Solo quando deve emettere fiori e semi la pianta si raddrizza verso l'alto.

 Produce semi in gruppi di spighe poste a ventaglio (da 3 a 7) alla sommità del fusto; ogni spiga è lunga da 2 a 5 cm (1 grammo di semi = 1000 semi circa). I semi resistono molto bene sia al freddo sia alla siccità. In attesa di condizioni favorevoli alla germinazione possono restare quiescenti ma vitali anche più di 4 anni.

La moltiplicazione avviene prevalentemente per frammento di stolone che è è un ramo laterale che spunta da una gemma ascellare vicino alla base (colletto) della pianta durante le lavorazioni del terreno, quindi è tra le più difficili da eliminare proprio perchè nel rimuoverla si mette in atto un'azione che la moltiplica; nel tentativo di  estrarle, il più delle volte, non si fa altro che romperle creando una miriade di nuove piantine, pronte a colonizzare l’area. si può estirparla manualmente (sarchiatura) o con l’aiuto di un sarchiatore, ottenendo anche il risultato di smuovere le zolle più superficiali, facendo quindi prendere aria al terriccio e alle radici delle piante.

Contrariamente a quanto accade con altre infestanti la pacciamatura (ricoprire il terreno con uno strato di materiale) non è un buon metodo per arginare la diffusione perché i getti strisciano comunque al di fuori dell'area pacciamata e sopravvivono anche al di sotto. Spesso la gramigna rompe i teli pacciamanti. Ho notato che riescono a far uscire dalla copertura dei stoloni per alimentare la parte coperta. I lunghi rizomi, si seccano e muoiono se lasciati in superficie, forse questo è il sistema che ho trovato più efficace, ovvero "girare" la terra lasciando le radici esposte.

I ricacci prodotti dai rizomi riescono ad emergere penetrando anche i substrati più duri, compreso l'asfalto, e si inseriscono nelle più minuscole crepe di una pavimentazione cementata.

la gramigna è allelopatica, cioè disturba la germinazione e lo sviluppo delle altre piante attraverso sostanze tossiche emesse dal suo apparato radicale che inibiscono la crescita e lo sviluppo di piante concorrenti.

La gramigna è una pianta erbacea monocotiledone molto comune in Europa, in Asia e nel Nord dell’Africa, Conosciuta fin dall’antichità, ben prima della nascita di Cristo, la gramigna è sempre stata molto diffusa e detestata dai contadini poiché ovunque si diffonde prolifera velocemente e ancora oggi infesta come la peste e come questa malattia difficilmente può essere scacciata via.

La gramigna contiene vari principi attivi, tra cui la triticina, sali di potassio, fruttosano, mannitolo, acido citrico, malico, silicico e glicolico, amigdalina, agropirene, inulina (uno zucchero semplice), vitamina A e B. Le foglie, dal sapore dolce, sono inoltre una buona fonte di carotene, vitamina E e vitamina C. Un altro principio attivo contenuto in abbondanza, il 5 OH triptofano, si tratta di una molecola molto importante in quanto è precursore metabolico della serotonina, un neurotrasmettitore che interviene nella regolazione del ciclo sonno-veglia, dell’umore, del controllo del dolore e viene impiegata nella cura degli stati depressivi

Plinio parlava di come questa erba fosse in grado di curare i calcoli urinari e stimolare la diuresi infatti le proprietà mediche della gramigna sono moltissime. Per quanto mal vista, questa erba graminacea gode di notevoli proprietà depurative che agiscono positivamente anche sull’organismo umano, senza dubbio la più importante è quella diuretica e tramite la diuresi l’espulsione di sostanze tossiche; purifica dunque le vie urinarie, mostrandosi molto utile nei casi di cistite. Non solo: essa depura il sangue, l’intestino, la milza e il fegato, che ricavano numerosi benefici, fortificandosi. Per questo motivo la gramigna è fortemente consigliata quando si soffre di patologie come la gotta, l’artrite, l’artrite, l’iperuricemia e l’eczema, visto che possiede anche notevoli proprietà emollienti. L’altra, importantissima proprietà della gramigna è quella ipotensiva: questa erba, infatti, abbassa la pressione (anche se la fa salire quando si tenta di estirparla) ed è molto utile in tutti quei casi in cui si soffre di ipertensione leggere, tale da non rendere immediatamente indispensabile l’uso di medicinali.

L’infuso di gramigna può essere preparato comodamente in casa, semplicemente procurandosi della radice di gramigna essiccata o dall'erborista oppure il rizoma della gramigna si può raccogliere durante tutto l’anno, anche se i periodi migliori sono la primavera e l’autunno, in particolar modo i mesi di settembre e ottobre, marzo, aprile e maggio. Va dissotterrato con cura, facendo attenzione a non spezzarlo, e successivamente “pulito” eliminando tutte le radici laterali, grandi e piccole. I rizomi così ottenuti vanno lavati accuratamente e poi messi a essiccare al sole, appesi a mazzi oppure singolarmente; quando sono bene essiccati, vanno conservati in sacchetti di carta, si stoffa o di tela (non di plastica)

Per fare l'infuso bisogna portare dell'acqua a temperatura di ebollizione in un pentolino, versare un cucchiaio di radice di gramigna e nello stesso tempo spegnere il fornello; quindi coprire con un coperchio e lasciare riposare per 10-15 minuti circa. Successivamente filtrate l’infuso, versate in una tazza e berlo possibilmente lontano dai pasti, per massimizzare la sua azione diuretica ed emolliente. Ottimo nei casi di influenza e raffreddore, questo infuso è ottimo anche dopo i giorni di festa e stravizia alimentari, quando si desidera purificare l'organismo dalle scorie accumulate: può essere bevuto fino a due volte al giorno, anche per due o tre giorni di seguito, facendo però attenzione ai valori della pressione che non devono essere eccessivamente bassi. Questo infuso può essere bevuto anche freddo, d'estate, perché rinfresca e disseta. [ricetta trovata su internet]

E' conosciuto come gramigna anche l'Agropyrum repens, erba canina, poiché i cani mangiano foglie di gramigna per liberare lo stomaco dalle scorie; anche gli asini e i cavalli si cibano di questa erba, traendo vantaggi come quello di migliorare la digestione e sentirsi più leggeri. I maiali, poi, sono talmente ghiotti di questa pianta che ne mangiano grandi quantità, scavando nel terreno ed estirpandone i rizomi. E' molto simile alla specie precedente per l'apparato radicale costituito da rizomi lunghi e nodosi, Agropyrum significa appunto «frumento selvatico». Il dente canino è una graminacea perenne ad apparato radicale molto sviluppato e costituito da rizomi lunghi, striscianti e nodosi, simili a quelli della vera gramigna; si distingue facilmente da essa per i culmi* alti fino ad 1 m (il

* Culmo: fusto tipico delle graminacee (Poaceae) nettamente suddiviso in nodi ed internodi (frequentemente cavi), dai nodi prendono il via le foglie (una per nodo). Gli nodi sono molto ravvicinati alla base del culmo e vanno distanziandosi mano a mano che ci si allontana dal terreno. Questo perché il meccanismo di accrescimento primario della pianta è basato appunto sulla crescita dei nodi ed il conseguente allontanamento degli internodi. Dai primi nodi (molto ravvicinati) si formano nuovi culmi. Questo aspetto consente alla pianta di accrescersi in larghezza a formare cespi più o meno compatti.

Cynodon dactylon tende ad essere strisciante) per le foglie assai larghe e di colore verde glauco e per le spighette più simili alle spighe del grano.

Per scopi terapeutici si utilizza il rizoma di entrambe le specie, poiché hanno identiche proprietà terapeutiche.

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Esistono circa venti specie di Sambuco, nelle zone temperate dei vari continenti. Famiglia: Caprifoliaceae. Nella flora spontanea italiana ne esistono tre: uno è albero (Sambucus nigra), (Sambucus racemosa) è un arbusto, la terza, l’ebbio (Sambucus ebulus), è una grande erbacea perenne.

La pianta è tossica in tutte le sue parti a causa della presenza di cianuro e vari alcaloidi. Fanno eccezione i fiori e le bacche mature (ma non i semi al loro interno). Nella preparazione di marmellate, la cottura o la macerazione delle bacche sono sufficienti a far sì che i composti cianogenetici si volatilizzino completamente ma restano le proprietà lassative per cui è meglio non abusarne; la specie più tossica è il Sambucus ebulus che ha anche maggiori proprietà lassative che possono causare una diarrea severa e dolori addominali.

La struttura della pianta è il tratto distintivo più importante e semplice da rilevare: Il Sambuco è un grosso arbusto o alberello, che può raggiungere dimensioni molto grandi; presenta rami con midollo molto grosso, bianco, leggerissimo e compatto, il legno viene usato per la sua estrema leggerezza. L’Ebbio invece è una pianta erbacea perenne, che può diventare anche molto alta, fino ai 2 metri, ma non ramificarsi e non raggiunge le dimensioni spesso imponenti del Sambuco, che cresce anche fino a 7-8 metri. Il Sambuco sviluppa tante diverse infiorescenze in tanti punti della pianta, l’Ebbio invece avrà solo una o più infiorescenze (di solito fino a tre) solo nella parte superiore della pianta.

Il fusto del Sambuco è legnoso, ha una corteccia grigio-bruna con tanti piccoli puntini ed è caratteristico degli arbusti, ramificato fin dalla base. L’Ebbio invece ha un semplice fusto centrale verde, piuttosto spesso e rigido.

I frutti del Sambuco (Sambucus nigra) formano grappoli di bacche nero-violetto, presenti intorno a tutta la pianta, ricadenti verso il basso, nell’Ebbio rimangono belli dritti al centro della pianta, rivolti verso l’alto, contengono un succo di colore viola-porporino scuro che viene impiegato per colorante.

Sambuco (Sambucus nigra) Con i frutti si può fare una marmellata, di cui non abusare, per le sue proprietà lassative. Le proprietà curative del sambuco erano apprezzate nel passato perché da sette sue parti si potevano estrarre potenti medicamenti: fiori, con funzione depurante, frutti utilizzati contro bronchite e mali da raffreddamento, foglie con impacchi per la pelle, corteccia come riequilibrante intestinale, radici sotto forma di decotto contro la gotta, resina contro le lussazioni ed infine germogli contro le nevralgie. 

Al sambuco si attribuivano nell’antichità poteri magici legati ai riti funebri nella tradizione cristiana come viatico per il viaggio verso l’aldilà ed era, presso i pagani, utilizzata come pianta capace di proteggere da demoni e streghe la casa e il bestiame, ecco perché un albero di sambuco era sempre presente presso le case contadine o i monasteri; non doveva mai essere tagliato con cattiveria o la sua legna bruciata, per evitare che si sprigionassero le forze maligne assorbite dalla pianta.

In Germania era denominata “l’albero di Holda”. Holda era una fata del folklore germanico medievale, dai lunghi capelli d’oro, che abitava nei sambuchi situati vicino a laghi e corsi d’acqua. In Inghilterra si sosteneva addirittura che il Sambuco non fosse un arbusto qualsiasi, ma addirittura una fattucchiera con le sembianze di una pianta.

Leggenda vuole che il legno di scope e bacchette magiche di streghe e maghi fosse di sambuco. Come la bacchetta magica di Albus Silente nella saga di Harry Potter. Rappresenta il legno più famoso di storie fantastiche e credenze popolari; il flauto magico e incantatore delle favole, il cui suono vanificava ogni sortilegio, ne è un esempio. In effetti  è facilissimo svuotare i giovani rami del midollo per ottenere fischietti o flauti o inserirvi oggetti. I flauti per avere poteri magici, capaci di proteggere da sortilegi e magie come quello della celebre opera di Mozart , dovevano essere fatti utilizzando un ramo tagliato in un luogo silenzioso lontano dal canto del gallo che avrebbe reso roco il suono dello strumento. 

(Sambucus racemosa) è un arbusto che cresce in montagna in prossimità degli alpeggi. Presenta segmenti fogliari più stretti, pannocchie con fiori giallognoli e infruttescenze di colore rosso.

Ebbio (Sambucus ebulus) Pianta erbacea perenne, alta sino a 150 cm, dall'odore sgradevole. Rizoma strisciante stolonifero che consente una rapida diffusione. Fusti eretti, semplici o poco ramificati, robusti e rigidi, con coste chiare longitudinali, verdastri ma a volte anche rossastri, glabri o pelosi e con midollo bianco. Se è più alto di 150 cm ed ha il fusto legnoso dovrebbe essere ailanto (vedi successiva); entrambi infestanti; fiori bianchi (fiorisce da maggio a luglio) Il frutto sono bacche nere drasticamente tossiche e purgative, da non confondere con quelle del sambuco arboreo (Sambucus nigra).

  

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Ailanto (Ailanthus altissima) Pianta infestante, molto aggressiva, dalla rapidissima proliferazione, le cui radici si estendono in larghezza fino anche a trenta metri sul suolo, dando luogo a colonie di nuove piante figlie, produce sostanze allelopatiche che inibiscono la crescita di altre piante vicine. È caratteristico il cattivo odore delle sue foglie. Il fusto è generalmente eretto e molto ramificato con corteccia grigio-brunastra più chiara sui rami giovani. Le foglie sono composte, pennate (attraversate longitudinalmente da una nervatura mediana, da cui si dipartono nervature laterali secondarie, su ambo i lati), opposte, e prive di stipole (due espansioni che si trovano alla base del picciolo di molte foglie, disposte in maniera simmetrica, nel punto in cui il picciolo si inserisce al ramo). I fiori, riuniti in infiorescenze a spiga o a pannocchia, sono generalmente unisessuali. Produce frutti secchi indeiscenti (anche giunti a completa maturazione, non si aprono spontaneamente per fare uscire il seme).

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Parietaria (Parietaria officinalis) famiglia delle Urticaceae e quindi parente stretta dell'ortica. Pianta erbacea perenne, alta fino a 70 cm, habitat favorito: i vecchi muri, meglio se all'ombra e in terreni ricchi (azotati).

Il fusto è eretto, rosso-bruno, cilindrico, peloso. Le foglie sono ovali, lanceolate a margine intero, alterne, picciolate, lievemente appiccicose. I fiori sono minuscoli, verdi e raggruppati in glomeruli all'ascella delle foglie. La fioritura è molto lunga e si protrae dal mese di Marzo a quello di Settembre.

La pianta si caratterizza per  una emissione di grandi quantità di pollini; il polline  è molto piccolo, quindi facilmente trasportato dalle correnti d’aria e in grado di penetrare nelle vie aeree anche in profondità. È responsabile di una delle più comuni forme di allergia ai pollini i sintomi che più si manifestano sono il prurito nasale, starnuti, lacrimazione – prurito degli occhi e può degenerare sino a provocare l’asma. Anche nel periodo dell'inflorescenza questa pianta è praticamente inodore. La pianta contiene tannino, flavonoidi e nitrato di potassio. Ha proprietà diuretiche, emollienti, sudorifere, depurative ed espettoranti. Viene utilizzata anche in cucina.

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Edera, famiglia delle Araliacee, numerose varietà la più diffusa è la Hedera helix: Dicotiledone perenne, rampicante, a foglia larga, può raggiungere 30 mt d'altezza, fiorisce tra agosto ed ottobre. Cresce su terreni argillosi e umidi. Sale lungo gli alberi derubandoli di sostanze nutritive. Non basta tagliarla perchè ricresce, bisogna estirparla o usare il Glyfosate, ma con estrema attenzione per non danneggiare la pianta ospite.

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Infestanti facilmente gestibili

Tarassaco - Soffione, dente di leone, dente di cane, cicoria selvatica, cicoria asinina, pisciacane, piscialletto ecc. (Taraxacum officinale) famiglia delle ASTERACEAE. È una pianta erbacea e perenne, di altezza compresa tra 3 e 9 cm. Presenta una grossa radice a fittone dalla quale si sviluppa, a livello del suolo, una rosetta basale di foglie munite di gambi corti e sotterranei. La fioritura avviene in primavera ma si può prolungare fino all'autunno. L'impollinazione è di norma entomogama, ossia per il tramite di insetti, ma può avvenire anche grazie al vento (anemogama).

Si riconosce dai fiori gialli dai quali, poco dopo essere sbocciati, si sviluppa un frutto secco indeiscente, provvisto del caratteristico ciuffo di peli bianchi, chiamati soffioni, originatosi dal calice modificato, che, agevola col vento la dispersione del seme, quando questo si stacca dal capolino.  

Il tarassaco è una pianta utilizzata fin dall’antichità per le sue caratteristiche curative, possiede proprietà diuretiche, di stimolo su fegato e cistifellia, infatti la radice, per le sue caratteristiche coleretiche (stimolante la secrezione della bile), colagoghe (favorenti il passaggio della bile nell’intestino e quindi la digestione dei grassi), epatoprotettive, diuretiche, depurative e stimolanti l’appetito, antireumatiche, leggermente lassative viene utilizzata sia fresca che essiccata soprattutto in erboristeria. Un tempo veniva utilizzata, previa tostatura, per la preparazione di un surrogato del caffè e può essere consumata anche cotta, condita con un buon olio extravergine di oliva. E' una grande alleata del sistema immunitario. Il decotto delle foglie viene bevuto come depurativo, lassativo ed attivatore epatico, miste a zucchero servono a preparare uno sciroppo (giulebbe) da somministrare ai neonati a gocce per prepararli all’alimentazione con il latte materno…

Viene usato anche in cucina: si possono consumare l’intere rosette basali che possono essere raccolte tutto l’anno; si impiegano sia crude che cotte, magari insieme ad altre erbe selvatiche, ed inoltre vengono “ripassate” in padella con olio di oliva ed aglio. Le foglie vengono impiegate nei minestroni di verdura, nelle zuppe, nelle torte salate ed infine la radice, tostata e macinata, era un tempo utilizzata come succedaneo del caffè. Le foglie del tarassaco hanno un sapore leggermente amarognolo ma sono proprio le sostanze amare (tarassicina e inulina) quelle dotate di proprietà terapeutiche.

Ricetta:

  • 1 tazza tarassaco (30 gr)

  • 50 gr di farina ceci

  • 50 ml di acqua

  • Olio per friggere

1) Mescolare insieme la farina di ceci con l’acqua fino all’ottenimento di un composto cremoso e poi lasciare riposare.

2) Sbollentare il tarassaco in acqua salata per qualche minuto a seconda della durezza delle foglie, scolare e tritare fine.

3) Unire il tarassaco tritato al composto di farina di ceci e friggere a cucchiaiate in olio caldo.

In alternativa all’insalata si può preparare un decotto: bollire, per qualche minuto, in 250 ml d’acqua, un cucchiaino di radice essiccata di tarassaco, che si compra in erboristeria, poi farlo riposare per circa cinque minuti e consumatene due tazze al giorno a digiuno per almeno 10-20 giorni. Il tarassaco interagisce con i farmaci antidolorifici, diuretici e ipoglicemizzanti pertanto evitare di assumerlo se, per questioni di salute, si deve far uso di questi medicinali.

 

Portulaca oleracea (Porcellana comune in Liguria purselana, in Piemonte erba grassa) Fam. Portulacaceae Di probabili origini asiatiche, nell'antico Egitto era utilizzata come pianta medicinale, conosciuta dai babilonesi, greci e romani. Le foglie possono tornare utili per la preparazione di impacchi atti a lenire punture di insetti, acne e eczema, ha proprietà diuretiche, depurative, dissetanti e anti-diabetiche. Recenti studi hanno dimostrato che in soli 100 g di foglie sono contenuti circa 350 mg di acido alfa-linolenico facente parte del gruppo degli acidi grassi polinsaturi omega-3, sostanze che giocano un ruolo cruciale nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Nelle regioni mediterranee viene consumata da tempi remoti come erba aromatica in insalate, per preparare minestre saporite e rinfrescanti e si può conservare sottaceto, entra anche come ingredienti di frittate e ripieni. È una pianta erbacea, succulente con fusti e foglie carnosi di colore verde più o meno scuro; annuale con portamento prostrato, presenta foglie piatte che spesso presentano alla base un ciuffo di peluria. I fiori; che hanno 5 petali, sono di colore giallo. I frutti sono capsule che contengono molti semi.

Viene considerata come una pianta particolarmente infestate difficile da diserbare infatti non è affatto un compito semplice rimuoverla dall’orto, dal giardino o addirittura dal prato, perché produce migliaia di semi che restano vitali nel terreno per molti anni (anche 20) e, come se non bastasse la moltiplicazione per seme e può riprodursi anche da porzioni di fusto e radici in grado di emettere delle radichette pronte ad attecchire anche nei terreni meno fertili. L’unica soluzione è la completa eliminazione delle piante prima che vadano a seme.

Cardo asinino (Cirsium vulgare) appartiene alla famiglia delle ASTERACEAE, è una pianta erbacea biennale piuttosto spinosa, le radici sono grosse e molto sviluppate. I fusti sono eretti a rami divaricati, ramificati, con inserzioni alari ricoperte di aculei, può raggiungere l'altezza di 1,5 m (ma a volte può superare anche i 2 m fino a 3 m) normalmente è alta sui 50-70 cm. È pelosa, molto robusta e pungente. È considerata una pianta arbustiva.
Le foglie spinose, sono commestibili, ma hanno un sapore amarognolo. Sono pennatopartite (obate sino ad oltre la metà della distanza tra il margine e il nervo mediano) e profondamente incise e terminano con un robusto aculeo. I fiori hanno una corolla violacea tubolare e sono ermafroditi. Ciclo biologico completo superiore a due anni si diffondono sia per parti vegetative sia per seme.

anche (Cirsium arvense) più sottile della precedente.

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La Bardana, (Arctium lappa) cresce nei luoghi umidi e incolti, ad esempio lungo i bordi dei prati e i sentieri di campagna; è quella pianta con foglie grandi che quando va in fiore forma "simpatiche" palline di circa un centimetro, che si attaccano dappertutto. Appartenente alla famiglia delle Asteraceae; pianta erbacea a ciclo di sviluppo biennale, a foglie basali molto grandi nel primo anno di vegetazione fra le quali, nel secondo anno, spunta il fusto floreale alto fino a 2 m. la radice è grossa e a fitone. Risulta conosciuta fin dall’antichità, veniva coltivata come ortaggio e pianta medicinale.

In medicina è molto usata per le sue varie proprietà: purificante del sangue, depurativa in generale, ipoglicemica, fungicida, antibatterica, lassativa e diuretica, utilizzata dalla cura della sterilità, come contravveleno per i morsi dei serpenti, ma la proprietà più generalmente riconosciuta è quella depurativa e contro le malattie della pelle quali acne, sfoghi, infiammazioni cutanee; questo utilizzo è confermato anche dalla medicina cinese che ne fa largo consumo. Le parti usate sono le foglie fresche, raccolte in primavera da una pianta di un anno e ridotte in succo, e le radici raccolte durante il riposo autunnale. Contribuisce ad abbassare i livelli degli zuccheri nel sangue e ha notevoli proprietà cicatrizzanti e e nella cura delle ferite: le foglie fresche vengono utilizzate sulle ferite, per favorire la cicatrizzazione, e sui foruncoli, per accelerare la guarigione.

In cucina viene utilizzata soprattutto la lunga radice carnosa a fittone, bianca all’interno e molto buona, ma non sono disprezzabili neanche fusti, foglie e piccioli. Le radici si raccolgono nell'autunno del primo anno di vegetazione o nella primavera del secondo anno prima che si formi il fusto floreale, si consumano dopo essere state lessate e spellate. Così cotte, si affettano e si condiscono in vario modo.

Da secoli la Bardana è utilizzata come rimedio per moltissimi disturbi: è usata come diuretico, nella calcolosi biliare o urinaria, per i disturbi reumatici, oltre che, in applicazione locale, per eczemi, acne, dermatite seborroica, foruncolosi e ferite a cicatrizzazione torpida. Nella medicina popolare cinese la radice è impiegata anche come rimedio per il raffreddore e l'influenza per la sua attività antinfiammatoria e anticongestionante.

Verbasco (Verbascum thapsus) famiglia delle Scrophulariaceae, pianta erbacea ciclo biennale, la radice è cilindrica e affusolata, dalla quale nel primo anno di vita si forma un gran rosone di foglie, in seguito si forma il fusto eretto, forte, talvolta ramificato; con foglie grandi, densamente lanuginose, ha fiori gialli, grandi, raccolti numerosi in una lunga e grossa spiga. Può anche raggiungere i 2 metri di altezza.

La pianta è conosciuta per le numerose proprietà curative: rinfrescante, decongestionante, espettorante, antisettica, diuretica, analgesica, utile nel caso di tosse, catarro, pertosse, bronchite, laringite, infezioni del tratto urinario e diarree. I fiori e le foglie di verbasco vengono utilizzati  per le loro proprietà sedative, emollienti e lenitive. Le foglie vengono utilizzate per decotti detergenti su piaghe e ferite, per cataplasmi su foruncoli, scottature, emorroidi e geloni; i fiori sono utili per il trattamento delle emicranie e come un antibiotico locale e battericida; i semi di verbasco sono segnalati per essere tossici.

Plinio il vecchio lo prescriveva per trattare ferite e lesioni e problemi polmonari.

Lingua di cane (Plantago major) famiglia delle Plantaginaceae pianta erbacea perenne, cresce nei terreni incolti, negli orti, ai bordi delle strade dalla pianura fino a 1500m. di altezza.
È presente in tutta Europa centrale e settentrionale e in Asia. Fiorisce da Marzo a Settembre. Rizoma corto e molte radichette sottili, con scapi fiorali eretti o ascendenti che possono raggiungere i 30 cm. di altezza. Le foglie sono basali disposte a rosetta, le Infiorescenze sono a spiga, si color verde-giallo-ruggine. I semi sono di colore nero e sono molto apprezzati dagli uccelli.

La medicina popolare usava le foglie in infuso o in decotto contro i problemi intestinali, la tosse e il mal di gola, antinfiammatorio ed emolliente delle mucose della bocca e dell'intestino. Per uso esterno si utilizzavano le foglie in infuso contro le infiammazioni della pelle, scottature e punture di insetti.

Margheritina comune (Bellis perennis) le margherite possono migliorare ma anche rovinare un prato, dipende dai punti di vista. Poche margherite non costituiscono un problema, ma diffondendosi per seme, possono colonizzare un prato molto velocemente. La pianta è una rosetta schiacciata al suolo, con foglioline di forma ovale oblunga, difficile da rimuovere con le normali operazioni di sfalcio.

Violetta, Viola mammola (Viola odorata) famiglia Violaceae comprende circa 400 specie erbacee annuali o perenni. Piccola pianta  alta da 10 a 20 cm, Ha foglie cuoriformi od ovali di colore verde brillante disposte a rosetta. La fioritura avviene quando oramai l'inverno volge al termine, corolla dalla forma caratteristica, cresce in terreni umidi ed ombrosi e si propaga anche per mezzo di stoloni.  Generalmente con l'inizio della stagione calda, le piante interrompono la fioritura, stimolando la produzione dei semi, concludendo il ciclo vegetativo.

Trifoglio (Trifolium repens) cresce su tutti i tipi di terreni (ad eccezione di quelli troppo compatti e quelli troppo sabbiosi) non sopravvive oltre i 2.000 m. Rizomi molto ramificati, steli striscianti. Le infiorescenze da aprile a ottobre, sono di colore solitamente bianche, talvolta con sfumature verdastre, rosate o color crema; è considerato utile per i prati, ottimo foraggio per il bestiame.

Malva (Malva pupilla) appartengono alle Malvacee circa 900 specie, divise in 42 generi, alcune sono piante ornamentali (Abutilon e Hibiscus) La specie Gossypium è il cotone che ha una grande importanza da un punto di vista economico  

 

(Potentilla reptans) Pianta  erbacea generalmente sempreverdi con un corto rizoma che porta una rosetta di foglie persistenti. I fusti sono lunghi dai 40 agli 80 cm, le foglie basali, raggruppati in rosette, possiedono un lungo picciolo al cui apice sono impiantate 5 foglioline ovali con il margine dentellato in tutta la sua lunghezza. Le foglie presenti sul fusto sono molto simili a quelle basali, leggeremente più piccole e con il picciolo più corto.

I fiori sono in genere solitari all'ascella delle foglie dei fusti striscianti, hanno il calice formato da cinque di colore giallo dorato.

(Convolvulus arvensis) pianta erbacea perenne, rampicante o strisciante. Possiede un rizoma biancastro e fusti erbacei generalmente avvolti verso sinistra. Ha foglie spiralate, da lineari a cuoriformi, lunghe 2-5 cm, larghe 2-3 cm e con picciolo di 1-3 cm. I fiori, portati all'ascella delle foglie mediane, hanno calice e corolla entrambi campanulati, il calice di colore bianco o rosa pallido, con cinque strisce radiali di un rosa leggermente più scuro. Fiorisce da aprile a ottobre. Il frutto è una capsula sferica glabra. produce fiori attraenti, ma è una pianta sgradita nei giardini a causa della sua rapida crescita e del soffocamento delle altre piante coltivate.

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Per cercare di estirparle

 Bisogna sempre considerare che se si "elimina" una pianta, ve ne nascerà un'altra, quindi sarà sempre una lotta dura e spesso il rimedio si dimostra peggio del male.

metodi naturali: l'intervento "meccanico" è il più efficace.... prestando attenzione a rimuovere e non frazionare stoloni dai quali si potranno rigenerare nuove piante ottenendo il risultato opposto, rischio molto concreto specie con la gramigna.

Altro metodo efficace è la pacciamatura che consiste nel ricoprire il terreno con materiale in modo che non arrivi la luce alle piante, se il materiale è plastico, si interviene anche sugli scambi gassosi.

Acqua bollente sull’erbacce;

l’aceto spruzzato puro sulle piante distruggerà le foglie ma spesso non arriva alla radice, per cui serviranno più applicazioni per indebolire la pianta fino ad eliminarla.

Per creare un diserbante ecologico occorrono 1 litri di acqua, 1/4 litro di aceto e 250g di sale, sciogliere il sale nell’acqua (scaldare per velocizzare), aggiungere l’aceto e mescolare. Fare raffreddare e irrorare con uno spruzzino le erbe infestanti.

 Metodo "violento" molto efficace: Glyphosate. E' un prodotto chimico molto tossico e sospettato di essere canceroso, che viene assorbito per via fogliare e raggiunge le radici; da usare solo in casi estremi, su piante che arrecano danni irreparabili quando è impossibile intervenire con altri mezzi.

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