tltolo

Non si effettuano mai trattamenti in fioritura per non danneggiare gli insetti impollinatori come le api, ma appena i petali sono caduti si possono ripete i trattamenti prestando sempre attenzione alla tossicità del prodotto.

Per rendere più efficaci i preparati biologici per l’orto bisogna sciogliere, in ogni litro, un cucchiaio di scaglie di sapone di Marsiglia che ne aumentano la tensioattività, cioè la capacità di aderire del prodotto.

Il sapone di Marsiglia diluito in acqua (oppure, un bicchiere di sapone liquido neutro in cinque litri d'acqua, da irrorare sulla pianta nelle ore non assolate) è un ottimo rimedio per allontanare insetti, afidi, pidocchi,acari, bruchetti vari sotto forma di larve defogliatrici e formando una sottilissima pellicola sulla pianta, ne impedisce il ritorno. Si può anche aggiungere agli altri liquidi efficaci contro gli afidi e i parassiti dell'orto: il macerato d’ortica, di equiseto, d’aglio.

MACERATO D’ORTICA MACERATO DI POMODORO MACERATO DI PEPERONCINO
MACERATO D'ASSENZIO Zolfo, Verderame e Poltiglia bordolese L'AGLIO
MACERATO DI SAMBUCO Diserbanti (Il glifosato - Glyphosate) Horganic Hot Spray
MACERATO DI equiseto Bicarbonato di sodio La cenere

Liquidi utili

I rimedi naturali, non hanno la stessa velocità di azione di un repellente chimico, ma giocando di anticipo, in fase preventiva o all’insorgere del problema, potranno essere di grande aiuto.

 Il macerato – Si ottiene mettendo una pianta, o una parte di essa, in acqua a temperatura ambiente, lasciandola poi a ‘macerare’ per più giorni, fino a quando il liquido diventerà scuro e non ci sarà più formazione di schiuma (1 o 2 settimane). Il contenitore di fermentazione non deve essere di metallo e non vai ma chiuso ermeticamente, perché è necessario un ricambio di aria, al massimo coperto con una retina per evitare che si inquini, per lo stesso motivo il liquido andrà mescolato una volta al giorno.

L’infuso – E’ come preparare un buon té. Il metodo migliore per ottenerlo è quello di versare sulle piante prescelte l’acqua bollente e lasciare riposare il liquido per qualche minuto.

Il decotto – Una volta spezzate le erbe si mettono a bagno in acqua fredda per un giorno intero, dopodiché il tutto andrà riscaldato a fuoco lento per circa 30 minuti. In genere il decotto è molto concentrato e si tende a diluirlo al momento dell’utilizzo.

L’estratto – In questo caso le piante andranno messe a macerare in acqua per tre giorni e solo successivamente dovremo filtrare il preparato, che useremo quasi sempre così come si presenta, vale a dire senza aggiunte o diluizioni.

Liquidi dannosi

(l’ultima frontiera della chimica: il glifosato)

Sono sostanze chimiche come i pesticidi, conosciute anche come fitofarmaci, agrofarmaci, antiparassitari. Vengono spesso divisi in categorie, a seconda del tipo di infestante che combattono:

Insetticidi, per il controllo degli insetti nocivi.

Erbicidi, per il controllo delle piante infestanti.

Fungicidi, per il controllo dei funghi dannosi.

…e poi ci sono i concimi chimici.

Justus Von Liebig (Darmstadt, 12 maggio 1803 – Monaco di Baviera, 18 aprile 1873), è il chimico tedesco, considerato uno dei fondatori dell’agricoltura industriale, basata sulla chimica organica, ha studiato l'”alimentazione” delle piante, scoprendo che è composta principalmente da elementi chimici, come l’azoto (N), il fosforo (P) e il potassio (K); a partire da quello studio, ha formulato la teoria della nutrizione delle piante, dalla quale è derivata l’invenzione dei concimi chimici introducendo il principio di esaltazione della fertilità.

I concimi chimici determinano una specie di “alimentazione forzata” consentendo di incrementare la produttività di un terreno e, di conseguenza, la quantità di prodotti alimentari che se ne può ricavare. Questa scoperta, d’altro canto, ha causato l’effettuazione di una fertilizzazione forzata che ha avuto come diretta conseguenza lo sviluppo delle colture intensive perché più si fertilizzano i terreni, più questi diventeranno produttivi, più alimenti verranno raccolti e maggiore sarà l’introito del settore agricolo. Tutto ciò porta con sé l’aumento dell’impatto ambientale e il rischio di ottenere prodotti di modesta o pessima qualità.

Questa innovazione, collegata alla diffusione dei diserbanti chimici, ha portato all’introduzione delle monoculture che è elemento caratterizzante dell’agricoltura industriale, soprattutto nel continente americano, dove sono situate numerosissime distese di campi.

L’inquinamento ambientale causato della fertilizzazione forzata e dai diserbanti, è determinato dal fatto che gli elementi chimici contenuti nei fertilizzanti, nei diserbanti e negli insetticidi non si degradano, ma continuano a permanere nell’ambiente provocando il progressivo avvelenamento dell’ambiente è la sensibile diminuzione di intere specie che stanno scomparendo nelle campagne, molte delle quali utilissime per l’impollinazione, ad esempio le api e altri insetti, ma anche rane, pipistrelli, lucciole, uccelli, indispensabili per l’equilibrio della natura.

La cosa incredibile è che prima di morire Justus Von Liebig (che morì nel 1873) scrisse: “l’impiego dei concimi chimici era fondato su supposizioni che non esistono nella realtà” riconoscendo il grave danno che le sue scoperte avrebbero arrecato all’agricoltura e all’ecosistema terrestre. Siamo nel 2017 e continuiamo a perseverare nell’errore!

Prendendo in esame diversi studi, si può constatare che le sostanze chimiche hanno dei riscontri dannosi sulla salute dell’uomo, provocando: disturbi neurologici (Parkinson e Alzheimer) e al sistema immunitario, ed alcuni tipi di cancro. Risulta però difficoltoso dimostrare come un pesticida possa essere davvero dannoso per noi, poiché siamo tutti esposti a un cocktail di sostanze dannose compreso i pesticidi attraverso l’ambiente in cui viviamo e il cibo che consumiamo ogni giorno ed è impossibile identificare qual è il fattore scatenante di una certa patologia poichè siamo stati esposti a più fattori dannosi, per più tempo e a diverse dosi che magari prese singolarmente per brevi periodi potrebbero anche non essere dannosi.

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L'ortica

L'ortica può essere utilizzata sia fresca che secca. Come uso più  immediato, si può aggiungere al mucchio del compost. Inoltre può essere usata come fertilizzante direttamente nelle coltivazioni. Per esempio, ogni volta che mettete a dimora delle piantine si può mettete un pò di ortica in fondo alla buca miscelandola e coprendola con un pò di terra.

Per avere sempre disponibile del buon fertilizzante Si raccogliere la pianta completa in grossi mazzi e si fanno essiccare, si conserva nei nei sacchetti di carta e si usa all'occorrenza, ma l'utilizzo principe dell'ortica è come macerato.

MACERATO D’ORTICA

1 kg di pianta fresca in in 10 litri d’acqua

L’ortica  prospera nei terreni ricchi in azoto, quindi è facile trovarla dove vengono sparsi liquami. E' una pianta infestante, urticante, viene utilizzata sotto forma di macerato per tenere lontani gli insetti e rafforzare la resistenza delle piante, ha diverse proprietà:

  • combatte gli attacchi di afidi

  • stimola la crescita delle piante

  • accelera la decomposizione del compost

  • è un ottimo integratore dei fertilizzanti

  • facilita le germinazione dei semi.

Il macerato d’ortica è ricco di calcio, potassio e azoto e contiene miliardi di microrganismi che si sono formati durante la fermentazione. Si utilizzano tutte e parti della pianta tranne le radici. Il periodo migliore per raccoglierla è il mese di maggio prima della comparsa dei semi, quando cioè è massima la concentrazione dei principi chimici.

Preparazione [molto puzzolente]

Mettere le ortiche in un recipiente di terracotta, legno o plastica (non di metallo). Le dosi sono: 1 kg di pianta fresca (o 200 g di pianta essiccata) in 10 litri d’acqua. Per ottenere una macerazione più veloce si può lasciare il tutto in pieno sole (ricoverandolo al coperto in caso di pioggia). E’ necessario mescolare più volte il composto nell’arco della giornata per ossigenare la massa è favorire la macerazione e impedire il marcimento del tutto. La formazione di una schiuma biancastra in superficie è segno di fermentazione in corso, maggiore è la sua formazione più vicino è il temine del processo.

Il macerato è pronto quando il liquido sarà diventato molto scuro e non ci sono più le bolle della fermentazione sotto forma di schiuma, dopo 10 giorni circa (1- 2 settimane) A questo punto si filtra (quello che avanza si butta nel compost) e si versa un cucchiaio di aceto per bloccare la fermentazione. Si può anche conservare in contenitori chiusi al buio in luoghi freschi, per un periodo non superiore ad tre mesi. Il prodotto diluito va invece utilizzato subito.

Il macerato di ortica non diluito, distribuito direttamente sul cumulo, è utile per accelerare la maturazione del compost, mentre irrorato sul terreno tiene lontano le formiche.

Somministrazione

Il macerato d’ortica, diluito opportunamente, con l'aggiunta di scaglie di sapone di marsiglia diluito, si somministra con un erogatore a pompa sulle piante no su quelle con foglie delicate o destinate alla conservazione, o sul terreno dove necessario.

Come concime, va diluito in acqua in rapporto 1:10 per distribuirlo su terreno umido con un annaffiatoio senza doccia per rinforzare e accelerare la crescita delle giovani piantine, o 1:20 per l’annaffiatura fogliare con l’annaffiatoio munito di doccetta. L’azione è immediata e si manifesta con un rinnovato vigore delle piante. Irrorato sulla pianta con diluizione in acqua ( 1:20) è un tonificante, somministrato per tre giorni consecutivi, una volta ogni due settimane, contro le patologie da crittogame (marciumi vari, bolla del pesco, peronospora, ticchiolatura), danni da insetti (tignole, mosca della frutta) e da acari (ragnetto rosso), senza diluizione come disinfettante e stimolante, è utile per bagnare le radici prima del trapianto o di fare talee, per mettere a bagno i semi nelle 24 ore precedenti la semina vera e propria ottenendone una disinfettazione, irrorato sulla pianta o versato al piede della stessa, con diluizione in acqua (1:10) per stimolare la ripresa di piante patite.

Avvertenza: per evitare danni alle api, non va mai irrorato sui fiori di alcuna pianta e quindi si può usare solo o poco prima o poco dopo la fioritura.

E’ bene non utilizzare il macerato sui cavoli poichè attira la cavolaia. Mentre è ottimo per sostenere pomodori e zucchine, ma sul pomodoro l’irrorazione fogliare provoca delle bruciature, quindi è bene limitarne la somministrazione nel terreno al piede della pianta allo scopo sia fertilizzante che disinfettante.

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Zolfo, Verderame e Poltiglia bordolese

Zolfo e rame  sono due minerali lungamente utilizzati in agricoltura come fungicidi ed insetticidi.

Da decenni lo zolfo viene utilizzato come insetticida e fungicida: è il tipico fungicida utilizzato contro l'oidio e la bolla da un lato contro la cocciniglia e gli acari, dall'altro. In realtà il suo spettro d'azione è abbastanza ampio, poichè oltre ad essere utile nel debellare alcuni insetti ed acari, risulta molto utile nei frutteti contro tutte le malattie fungine che più comunemente affliggono le piante da frutto, quali oidio, corineo, ticchiolatura, bolla, monilia e fumaggini di varia origine; risulta irritante per l'uomo e gi animali.

I trattamenti di zolfo sono preventivi, si fanno soprattutto nei periodi caldo umidi (mese di maggio, inizio di agosto). Il trattamento con lo zolfo va fatto nei momenti più freschi della giornata, per evitare di provocare delle scottature alle piante, e occorre osservare un periodo di carenza di una settimana.

Nessuna coltura è esente dagli attacchi fungini, il rame è la sostanza che ha una spiccata capacità fungicida perché inibisce la germinazione delle spore fungine e ne infastidisce la respirazione modificando la permeabilità della membrana cellulare. Il Rame Cu, è un catione bivalente (cioè a doppia carica positiva) che va a sostituirsi al calcio e al magnesio (Ca e Mg rispettivamente, anch’essi bivalenti) presenti nei polimeri costituenti le pareti cellulari fungine, denaturandone così le proteine strutturali ed enzimatiche e danneggiando i lipidi di membrana. Funziona bene anche contro i batteri. Il fungo più comune è la peronospora che si manifesta con macchie brune sulle foglie. colpisce in prevalenza la vite, gli alberi da frutto e alcune piante orticole specie i pomodori non di rado la si può rilevare anche sulle rose ed altre piante ornamentali, causa gravi danni alle foglie quindi crea forte sofferenza a tutta la pianta. Il più famoso è il Taphrina deformans che causa la “bolla del pesco”.

Il rame non va mai somministrato da solo, nel senso che in agricoltura si usano sali di rame sotto forma di idrossido di rame, acetato di rame, ossiclururo di rame e solfato di rame o come poltiglia bordolese.

Col termine verderame si intende genericamente un anticrittogamico a base di rame, di solito un ossicloruro di rame (ossido di rame e cloruro di rame o ossido di rame e cloruro di calcio).

Gli ossicloruri di rame [3 CuO · CuCl2 · 3 H2O] sono combinazioni idrate di ossido rameico con un cloruro e risultano meno fitotossiche rispetto al solfato di rame.

La pasta Caffaro una poltiglia concentrata a base di ossicloruro di rame, che si ottiene come sottoprodotto nella preparazione elettrolitica del sodio e del potassio dagli anodi di rame, è una polvere verde chiara che è insolubile in acqua; il prodotto fu posto in commercio dalla società elettrica ed elettrochimica del Caffaro. 

 La poltiglia bordolese è solfato di rame (CuSO4) che è un sale puro e, per diminuirne l'acidità (quindi la tossicità per le piante), si associa alla calce idrata [Ca(OH)2] che ne favorisce anche la persistenza sulle piante.

Ha un tempo di carenza di tre giorni. Il tempo di carenza è il periodo da lasciar passare dal momento del trattamento a quello della raccolta e consumo dell’ortaggio. l periodo di carenza del rame varia a seconda del formulato che si impiega, in genere è compreso dai tre giorni ai venti. Essendo un prodotto anticrittogamico non sistemico si può anticipare i tempi di consumo abbreviando la carenza se si lava bene la verdura.

 Prodotto ammesso e molto usato in agricoltura in base alla direttiva CE 2092/91 e successive

La poltiglia bordolese ha origini antiche e il suo nome deriva da Bordeaux, la città francese dove fu sperimentata per la prima volta nel 1884 è il pilastro della farmacopea. E’ un fungicida rameico di contatto, ad azione preventiva. La dose classica è 20gr per 1 litro d'acqua di solfato di rame pentaidrato (ph acido) e 13 gr per litro d'acqua di calce in polvere (alcalina). In un recipiente non metallico, mescolando, aggiungere all’acqua il solfato di rame. I sali di rame si sono disciolti quando l’acqua si colora di un colore azzurro omogeneo; In un altro contenitore, e aggiungere l’idrossido di calcio all’acqua mescolando energicamente fino a quando la polvere non si sarà completamente disciolta. A questo punto unire le due soluzioni versando la seconda nella prima e continuate a mescolare a lungo; va utilizzata subito perché si conserva poco.

 

Solfato di rame

calce idrata

Solfato di rame

calce idrata

 

Grammi

litro

Grammi

litro

Grammi

2 litri

Grammi

2 litri

Diluizione classica

20

0,8

13

0,2

40

1,60

26

0.4

Diluizione Fiorand

5

0,8

3

0,2

10

1,60

6

0,4

RICORDARSI DI AGGIUNGERE UN PO’ DI SAPONE LIQUIDO PER AUMENTARE LA TENSIOATTIVITà (capacità di aderire)

Variando le dosi di rame e calce si possono ottenere poltiglie acide,alcaline o neutre: se prevale il primo, il composto sarà più aggressivo ma anche di minor durata; una maggiore presenza di calcio renderà invece l’azione più blanda ma più duratura nel tempo. Le miscele acide svolgono un’azione pronta, ma più facilmente risultano ustionanti per la vegetazione colpita, quelle alcaline sono lente, ma più persistenti anche per la maggior adesività conferita dalla presenza di maggiori quantitativi di calce.

Il trattamento con poltiglia bordolese nella vite è indicato contro le più comuni malattie come la peronospora. Il primo trattamento può essere fatto quando i germogli sono lunghi circa 5-8 centimetri e cioè - a seconda del clima e della collocazione geografica - attorno alla seconda settimana di aprile, il secondo trattamento quando le gettate hanno una lunghezza di circa 11-20 centimetri. I trattamenti hanno cadenza quindicinale, da ripetersi in caso di pioggia. L'ultimo trattamento della stagione va fatto non oltre la prima settimana di agosto.

Sconsigliato l'uso, a parte i casi di grave attacco fungineo, durante la fioritura e sui frutticini. Sui giovani acini dell'uva crea ustioni. Contrariamente a quello che ho letto (i funghi proliferano sulle foglie), farei un trattamento all’inizio dell’inverno e prima della ripresa primaverile per attaccare le spore che potrebbero annidarsi nei tronchi.

Lo spettro d'attività risulta essere molto ampio: peronospora, antracnosi, blak rot, corineo, monilia, fusicocco, ruggini, cancri, ticchiolatura, cilindrosporiosi, septoriosi, escoriosi, vaiolatura, alternaria, cercospora sono alcuni dei principali agenti fungini controllati.

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L’aglio ha un numero infinito di qualità (battericida, vermicida, regolatore di pressione, ecc…) e un solo difetto: l’odore forte e penetrante che non disturba solo i nostri nasi, ma anche quelli di acari, afidi e tignole. In verità è l’allicina, la sostanza antibiotica contenuta nell’aglio, li disturba e li allontana.

macerato 100 g di bulbi tritati in 10 litri di acqua, e lasciarli a macerare per almeno 24 ore (se li lasciamo di più tanto meglio).

L’infuso si mettono 3 o 4 spicchi di aglio schiacciati in 1/2 litro di acqua bollente e lasciandoli a riposare per un paio d’ore.

L’infuso e il macerato vanno usati non diluiti, direttamente sulle piante o sul terreno. Per spruzzarlo sarà bene prima filtrare il preparato, affinché non si intasino gli ugelli del nebulizzatore. Per rendere in preparato più ‘adesivo’ aggiungere anche un cucchiaio di sapone di Marsiglia ogni litro d’acqua. Potranno essere utilizzati a questo scopo i contenitori di detersivi per la casa, ma lavati e sciacquati benissimo!!!

 Per il decotto all'aglio come insetticida non dobbiamo far altro che inserire, in una pentola d'acqua di medie dimensione, 5 o 6 spicchi d'aglio e portare il tutto a bollore; facciamo sobbollire il tutto per circa dieci minuti e mettiamo il decotto a macerare in uno spruzzino. Dopo 24 ore, spruzziamo il decotto sulle foglie delle piante colpite dai parassiti, ripetiamo questo procedimento tutti i giorni e in poco tempo gli afidi spariranno.

Mettere: quattro spicchi d'aglio, una cipolla piccola, un peperoncino, in un litro d'acqua per due ore, poi filtrare e mescolare con un cucchiaino di sapone di olio di Murphy e un cucchiaino di olio vegetale.

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Macerato d’assenzio. L’assenzio (artemisia absinthum) è una pianta facilmente reperibile e può essere utile per combattere formiche e afidi. Si trova nei terreni incolti e nelle zone rocciose, dalle zone marine fino ai 2000 m di altezza.

L’assenzio è riconoscibile per il colore delle sue foglie molto chiare, vellutate e grigiastre, mentre il fiore è composto da grappoli di piccoli capolini gialli, penduli e di forma globosa. E’ un’erbacea perenne che può raggiungere anche i 2 m di altezza. emana un intenso profumo che perdura anche dopo l’essiccazione. Un profumo piuttosto acre

Mettere 300 grammi di pianta fresca (30 g di pianta essiccata) per 10 litri di acqua, posti a macerare in un recipiente per circa 7 giorni. Una volta pronto il macerato si filtra e si irrora direttamente sulle piante. Fare le dovute proporzioni a seconda delle necessità; si utilizza l’intera pianta (foglie e fiori) e il periodo migliore per la raccolta va da giugno a settembre.

Contro insetti, acari, larve di farfalle, formiche, lumache e afidi si usa il macerato non diluito direttamente sulle piante. Nel periodo primaverile si può distribuire sul terreno come antiparassitario naturale

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MACERATO DI equiseto

Un ottimo fungicida  è l’infuso d’equiseto. L'equiseto selvatico, chiamato anche coda cavallina o equiseto dei campi (nome scientifico Equisetum arvense), Già esistente 300 milioni di anni fa, ad oggi è l’unica della famiglia delle Equisetaceae a non essersi estinta (quasi un fossile vivente!), Dal rizoma sotterraneo dell’equiseto si dipartono due tipi di fusti: uno sterile, verde, con delle foglie che sembrano aculei e uno fertile, atto alla diffusione della specie. Quest’ultimo è solitamente bianco-giallastro, con una sorta di cappuccio apicale più scuro dal quale si diffondono le spore, spore e non semi, e questo ne fa una sorta di ibrido tra pianta e fungo, un’ulteriore caratteristica che denota il suo carattere primitivo.

L'equiseto, e i macerati e i decotti, sono validissimi alleati per rinforzare le piante, in particolare contro le malattie fungine. Il segreto sta nell’elevato contenuto in silice che, unita ai sali solforici, rinforza la cuticola delle foglie e le rende meno soggette agli attacchi di funghi (ruggine, mal bianco, muffa grigia), afidi, cocciniglia e ragnetto rosso.                                                                                 [immagine non mia]

Decotto: lasciare 1 kg di pianta fresca o 150 g di pianta essiccata in ammollo per 24 ore in 10 litri di acqua. Dopodiché metti il tutto sul fuoco basso e fai bollire piano piano per mezz'ora circa, raffreddare e filtrare. Diluito in acqua in proporzione 1:5 spruzzare sulle piante e sul terreno, con tempo asciutto ma mai sotto il sole cocente.

Il macerato: porre le stesse quantità in un contenitore (no metallo o vetroresina) e lasciare a fermentare fintanto che non produrranno più schiuma. Anche in questo caso, una volta filtrato, diluire il macerato cinque volte.

Per un’azione protettiva si applica il decotto o il macerato secondo cadenze regolari (ogni 15 - 20 giorni), se il clima è umido e favorevole alle crittogame aumenta la frequenza di applicazione. Se l’attacco fungino è in atto applica il prodotto per tre giorni di seguito, si può mescolare al macerato di ortica per un'azione più completa.

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Horganic Hot Spray: insetticida biologico

 

tre spicchi di aglio, tre cipolle affettate e tre peperoncini piccanti preferibilmente freschi assieme ad un bicchiere di acqua

Si frullano a lungo, fino a trasformare il tutto in un amalgama liquido, tre spicchi di aglio, tre cipolle affettate e tre peperoncini piccanti preferibilmente freschi assieme ad un bicchiere di acqua. Dopo aver lasciato riposare il composto per una notte lo si filtra attraverso una pezzuola di cotone o della garza, strizzando bene. Il liquido ottenuto va diluito in quattro litri di acqua, per ottenere una concentrazione adatta alla maggior parte dei casi. Se non ci sono infezioni parassitarie in corso, e si vuole usare il preparato a scopo preventivo, si può utilizzare una diluizione maggiore (fino a 6 litri). Se invece c’è una infezione grave in corso si può usare un prodotto più concentrato, diluendo in tre litri di acqua.

Il preparato, diluito secondo la necessità, va messo in uno spruzzatore e distribuito sulle piante. La distribuzione va fatta preferibilmente al tramonto, o comunque in ore non assolate. L’operazione, se fatta a scopo preventivo, può essere ripetuta ogni decina di giorni; se fatta per contrastare una infezione in corso può essere ripetuta anche più volte ogni tre o quattro giorni. Il preparato non influisce sulla qualità, sul sapore o sulla genuinità degli ortaggi trattati. Come per tutti i preparati biologici per l’orto, lo si può rendere più efficace semplicemente sciogliendo in ogni litro un cucchiaio di scaglie di sapone di Marsiglia che ne aumenta la tensioattività, cioè la capacità di aderire alle foglie migliorando l’adesività del prodotto

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MACERATO DI SAMBUCO

Contro i topi nell'orto. In 20 litri di acqua si macera 10 chili di foglie di Sambuco. Dopo una decina di giorni, la poltiglia che rimane, si diluisce ancora in 10 litri di acqua. Irrorare più volte intorno alle piante attaccate dai topi.

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MACERATO PEPERONCINO

Per ottenere il macerato di peperoncino si sciolgono 2 grammi di polvere di peperoncino per litro d’acqua, si frulla, si lascia riposare 12 ore e poi si filtra. Tiene lontani lumache, afidi (pidocchi delle piante) e formiche.

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MACERATO DI POMODORO

Ha azione contro la cavolaia, ma anche gli afidi, l'altica o pulce della terra, le larve di lepidottero, la tinola del porro e la stipula (zanzare enormi, non pungono, ma sono litofagi voraci) ha l vantaggio d non danneggiare gli insetti non nocivi e il loro habitat. Si utilizzano solitamente le foglie e altre parti delle piante che non hanno ancora fruttificato, compresi gli steli e le femminelle, cioè i germogli laterali che solitamente vengono potati al fine di rendere la pianta più produttiva e di ottenere pomodori più grandi e in maggiore quantità.

150 grammi di femminelle di pomodoro in 10 litri d'acqua, lasciare macerare il tutto all'aria aperta, senza utilizzare coperchi, per almeno 3 giorni. Filtrare e spruzzare sulle foglie da difendere, senza diluire.

Si può fare anche un estratto veloce prendendo due manciate di foglie o “femminelle” pestandole in un mortaio e aggiungendo due o tre litri di acqua. Lasciare macerare per almeno quattro-cinque ore prima di irrorare.

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Glyphosate (N-(fosfonometil)glicina, C3H8NO5P) fonte Wikipedia

Il glifosato è il più potente pesticida del pianeta, uno degli erbicidi più utilizzati al mondo; fu brevettato da Stauffer Chemical Society nel 1964 come composto che unisce saldamente gli ioni metallici ad ampio-spettro. Negli anni settanta John Franz, un chimico che lavorava per la multinazionale Monsanto, ne individuò le potenzialità come erbicida e fu brevettato dalla Monsanto Company nel 1974; il brevetto è scaduto nel 2001. Nel 2010 è stato brevetto come antimicrobico sempre dalla Monsanto Company.

PERCHE' QUANDO SENTO "MONSANTO" MI VENGONO I BRIVIDI?

Agente Arancio era il nome in codice dato dall'esercito statunitense al Napal un defoliante che fu ampiamente irrorato su tutto il Vietnam del Sud, tra il 1961 e il 1971, L'impiego venne approvato durante le amministrazioni Kennedy, Johnson e Nixon, era un misto di 245T della Monsanto e del 24D della sua rivale Dow Chemical. L'impiego militare ufficiale era finalizzato alla rimozione delle foglie degli alberi così da privare i Viet Cong della copertura del manto vegetale. Aveva come componente inquinante tossico la diossina, che persiste in ambiente 20 anni, ma delle tracce possono permanere anche più a lungo in alcuni materiali, quali il legno.

La diossina, che la Monsanto cominciò a produrre negli anni quaranta, è ritenuta responsabile sia di neoplasie che di teratogenesi (sviluppo anomalo del feto durante la gravidanza), effetti riscontrati sia nella popolazione vietnamita, che nei veterani di guerra statunitensi e sui loro discendenti.

Nel 1974 ha brevettato il Glyphosate commercializzato col nome di Roundup e le strategie di marketing per la sua diffusione (te lo vendo insieme ai semi OGM, chiamati Roundup ready, che non ne subiscono gli effetti, ma che non puoi replicare, quindi devi ricomprarli ad ogni stagione) sono note e odiose.

In tempi più recenti, Nel 1985 Monsanto acquistò la società produttrice dell'aspartame e ne iniziò la commercializzazione. L'effettiva sicurezza dell'aspartame per l'uomo e nello stesso tempo la sua potenziale tossicità sono ancora molto controverse.

nel 1994, ha iniziato la commercializzazione del primo ormone manipolato geneticamente il Posilac, conosciuto come “l’ormone della crescita bovina” utilizzato perché le mucche producano più latte di quanto ne produrrebbero naturalmente. E’ ritenuto colpevole di danni sia agli animali sia all'uomo; solo negli Stati Uniti è ancora permesso l’uso di latte provenienti da animali trattati col Posilac.

La Monsanto venne fondata a St. Louis in Missouri, nel 1901 da John Francis Queeny, prende il nome da Olga Monsanto, moglie di Queeny, di origine spagnola. Il primo prodotto fu la saccarina che forniva alla Coca Cola, producendo in seguito sempre per la stessa sia vanillina che caffeina, diventandone uno dei principali fornitori.

Iniziò a produrre “armi di distruzione di massa” negli anni ’20 del secolo scorso, con il policlorobifenile (PCB), un elemento liquido refrigerante per trasformatori, condensatori e motori elettrici, altamente cancerogeno che è stato bandito in tutto il mondo solo nel 2001; l’affinità chimica di questo composto con i grassi è responsabile del suo accumulo nell’organismo. Nel 1939, ha cominciato a commercializzare il DDT, nato con l’intenzione di controllare il proliferare della malaria si rivelò non solo un letale cancerogeno, ma con altri effetti negativi sulla salute umana, compresi infertilità, problemi di sviluppo nei bambini e compromissione del sistema immunitario.

Io non sono un "integralista" quindi cerco di non vedere il bene tutto da una parte e il male tutto dall'altra, ma per giorni ho cercato su internet un prodotto della Monsanto per poter scrivere: "però ha commercializzato anche il.......che ha avuto ricadute positive per..." non l'ho ancora trovato! ...in compenso ho trovato questa notizia: nel 1943 i laboratori della Monsanto produssero il polonio per la bomba atomica, che è stata sganciata a Hiroshima, in Giappone.

Anche se il brevetto per l’erbicida è scaduto, il prodotto è tuttora fondamentale per la multinazionale, perché venduto insieme ai semi di soia, mais e cotone resistenti all’erbicida. Un gene inserito nei cromosomi di queste piante le rende immuni all’azione del diserbante quindi i campi possono essere «tranquillamente» trattati per eliminare le piante infestanti senza danneggiare le colture, però il prodotto viene quindi assorbito anche dalle piante per uso alimentare che non seccano perchè appositamente modificate, ma in questo modo i residui si trovano nei principali alimenti della dieta occidentale, in particolare nello zucchero, mais, soia e grano. Inoltre dal 1973 viene spruzzato anche poco prima della raccolta direttamente sulle piante non glyphosato resistenti, per aiutare la disseccazione delle spighe. Dal 2012, anche in Italia è consentito l’utilizzo “pre-raccolto” sui cereali, come disseccante. Come si può leggere dalla scheda tecnica del Round Up Platinum della Monsanto, il più noto prodotto a base di glifosato, per il frumento e per l’orzo si deve “applicare il prodotto almeno sette giorni prima della raccolta”. In questo caso, l’erbicida serve a seccare le piante e i chicchi, anche quelli non giunti a maturazione, in modo da uniformare il campo e facilitare la raccolta, riducendo l’umidità del grano e aumentando la produttività. Questo utilizzo è ancor più necessario in paesi che producono in condizioni climatiche più umide, come Canada, Francia o Ucraina, da cui l’Italia importa larga parte del grano duro usato nella pasta. E’ utilizzato anche per legumi, patate e semi oleosi e colture legnose, barbabietola, girasole, colture orticole.

Ho sentito dire da Natale Farinetti, conosciuto come Oscar, fondatore della catena Eataly, in una trasmissione del LA7 che i grani duri italiani fanno schifo perché sono ‘deboli’, contengono, cioè, poco glutine, che è la sostanza proteica che conferisce alla pasta la tenuta durante la cottura, umiliando il grano duro italiano che, poi, è il grano duro prodotto nel Sud Italia e, in particolare, in Sicilia e in Puglia, mentre li grano duro canadese è perfetto. Ho voluto approfondire quello che già in parte sapevo: ovvero che, dietro il successo commerciale del grano duro canadese, c’è un grande imbroglio. Certo, contiene più glutine, contiene, però, anche una quantità “industriale” di glifosato.

Il grano si semina in autunno e si raccoglie in estate quindi nelle zone a clima caldo arrivare a maturazione, infatti in Italia i luoghi famosi di produzione sono in meridione. L’anomalia è che nel Canada e in alcuni Stati del Nord degli Stati Uniti si semina in Primavera e si raccoglie a inizio autunno, il grano, a quelle latitudini, ha difficoltà a maturare avendo un ciclo vitale diverso da quello mediterraneo, quindi 14-15 giorni prima di raccoglierlo, i produttori ‘sparano’ un trattamento con il glisofato, che ha come principale caratteristica di fare seccare tutto, quindi blocca la maturazione, per questo il grano duro canadese conserva una più alta concentrazione di sostanze nutritive, con in testa il glutine, perchè non vengono “consumate” dalla pianta per la naturale maturazione delle spighe!

I residui del glifosato possono resistere lungo la filiera dei cibi, lasciando residui dal grano duro alla farina e alle paste, o dai cereali ai mangimi alla carne e agli altri derivati animali.

Gli interessi in gioco sono enormi: la soia Roundup Ready è il prodotto Ogm più coltivato nel mondo.

Fin dalla sua introduzione nel 1974, con il nome commerciale di “Roundup”, il glifosato fu molto utilizzato in agricoltura ma anche in ambienti urbani, ad esempio per diserbare strade, marciapiedi e ferrovie. L'assorbimento del prodotto avviene in 5-6 ore, e il disseccamento della vegetazione è visibile in genere dopo 10-12 giorni. L'efficacia è ottima in quanto col semplice tagli restano le radici che ingrossando, possono creare dissesti molto pericolosi, mentre questo prodotto, raggiungendo e seccando le radici impedisce che il loro accrescimento cagioni danni.

Il meccanismo di azione è semplice: viene assorbito per via fogliare e successivamente si diffonde in ogni altra posizione della pianta tramite il sistema vascolare. Questo gli conferisce la fondamentale caratteristica di essere in grado di raggiungere anche ogni tipo di radice che in nessun altro modo potrebbe essere devitalizzata.

La funzione diserbante si esplica in quanto inibisce un enzima (5-enolpiruvilshikimato-3-fosfato chiamato EPSPS) prodotto solo da batteri, funghi, e piante bloccando la produzione di 3 aminoacidi aromatici essenziali per la sintesi delle proteine. Tale enzima non è presente nelle specie animali e quindi neanche nell’uomo, inoltre ha una penetrazione molto bassa nel suolo, limitata a una profondità di circa 20 centimetri, va incontro a facile degrado in quanto viene facilmente attaccato e distrutto da batteri, di conseguenza, è molto limitata la probabilità che suoi residui riescano a raggiungere le falde acquifere, quindi, tra tutti gli erbicidi utilizzati dalla farmacopea agricola, è uno dei meno inquinanti, per questi motivi è considerata una sostanza molto meno tossica e molto più degradabile degli altri erbicidi, quindi ha avuto largo successo. Molto diverso il discorso per gli effetti sulla salute umana.

Nel 2015 la IARC – l’International Agency for Research on Cancer, costola dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – a inserirlo nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene” in classe 2A. Gli studi epidemiologici indicano una correlazione tra le zone dove si è usato il pesticida e l’aumento di tumori, come ad esempio il linfoma non-Hodgkin.

In un articolo pubblicato il 5 settembre 2016 sul sito:

http://www.inuovivespri.it/2016/09/05/e-ufficiale-il-glifosato-contenuto-nella-pasta-provoca-la-sla-e-il-morbo-di-alzheimer/

si legge:uno studio dettagliato effettuato da due scienziati, Anthony Samsel e Stephanie Seneff, del Massachusetts Institute of Technology (Mit) “Quando una cellula sta cercando di formare le proteine, può afferrare il glifosato invece della glicina e formare una proteina danneggiata. Dopo di che è il caos. Dove il glifosato sostituisce la glicina, la cellula non può più comportarsi come al solito, provocando conseguenze imprevedibili con molte malattie e disturbi conseguenti”. Se la cosa fosse confermata sarebbe molto inquietante e meritevole di ulteriori approfondimenti.

Gli esseri umani sono regolarmente esposti a piccole quantità di residui di Glifosate in alimenti di prima necessità come pane, cereali, ecc. ma anche nelle carni per via dei mangimi e negli altri alimenti tramite gli ingredienti per il confezionamento, piccole quantità che sommate...

Collegato all'uso del glifosato si sono evidenziati molti "problemi": il primo utilizzo del prodotto fu per legare saldamente gli ioni metallici, quindi un uso massiccio in agricoltura impedisce un adeguato apporto di tali sostanze alle piante, rendendole più deboli e con minori proprietà organolettiche; crea modificazioni nell'ambiente e nelle specie animali e vegetali, la stessa Monsanto dal 2011 commercializza il Roundup Ready 2 Yield, cioè semi di soia con un rivestimento fungicida/insetticida per combattere il proliferare abnorme di svariate malattie causate dal proliferare abnorme di funghi.

Il glifosate ha dimostrato di interrompere la riproduzione dei batteri intestinali negli animali, uccidendo forme benefiche e causando una crescita eccessiva di agenti patogeni in pratica parrebbe che vada ad interferire con gli aminoacidi dei batteri intestinali abbassando le difese immunitarie, portando squilibri nella flora intestinale, producendo infiammazione, allergie alimentari, compresa la reazione autoimmune infiammatoria (intolleranza al glutine) nei celiaci. Studi sugli agricoltori suggeriscono che l’utilizzo del pesticida favorisca la comparsa di linfomi non-Hodgkin, questo dato però non è ritenuto decisivo perché è difficile escludere altre possibili cause.

Esistono oltre 60 prodotti commerciali che lo contengono con varie formulazioni basate su diversi sali di glifosate e coadiuvanti.

Quindi è meglio non usarlo, però se ci fosse la necessità di debellare una pianta particolarmente dannosa e invadente, dopo che si sono provate tutte le tecniche conosciute, lo si spruzzi in giornate senza vento e con protezione verso le piante circostanti perchè basta poco a farle seccare. Sarebbe bene mettere la protezione anche verso il terreno perchè, anche se penetra poco, penetra. Inoltre bisogna ricordare una cosa comune all’uso di tutti i diserbanti: se si estirpa una pianta infestante senza sostituirla adeguatamente, si favorisce il proliferare di altre altrettanto infestanti che non aspettavano altro per occupare lo spazio libero.

In pratica, se non se ne può fare a meno spruzzarlo con massima cautela solo sulle foglie delle piante che si vogliono debellare avendo cura di schermare tutto il resto attorno.

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IL BICARBONATO DI SODIO

E’ un rimedio particolarmente indicato per il trattamento di malattie fungine come l’oidio o la peronospora che possono colpire limoni, vite, pomodori, zucche fagioli ecc. I funghi sono tra i peggiori nemici, poiché si propagano mediante le spore. Il loro trasporto avviene principalmente mediante l’aria o l’acqua e possono rimanere dormienti. Inoltre, sopravvivono a condizioni climatiche avverse per poi riattivarsi quando le condizioni diventano favorevoli. Ha un pH basico i funghi, per svilupparsi e riprodursi necessitano di un ambiente acido e le foglie sono acide! Irrorandole con un liquido basico si rende l’ambiente fogliare inidoneo per la proliferazione del fungo.

 Basta sciogliere 1000 g di bicarbonato di sodio in 100 litri d’acqua e irrorare, essendo completamente dilavabile, bisogna riutilizzarlo ogni volta che piove. Inoltre gocciolando favorisce il raggiungimento del valore di pH 6,5-7,5 del terreno che è ottimale per le piante.

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LA CENERE

La cenere che si può usare nell’orto e che, tra l’altro, è un ottimo fertilizzante, è il residuo solido della combustione del legno non trattato, ideale quella prodotta dai residui di potatura, assolutamente non va utilizzata quella della combustione del carbone in qualsiasi forma; è un po’ lo stesso concetto del compost, si immettono nel terreno le sostanze che componevano le piante. Nella cenere le principali sostanze presenti sono: Calcio dal 25 al 40%, Potassio dal 5 al 30%, Fosforo dal 1,3 al 20% e Magnesio dal 1,3 al 16%. il fosforo serve nei periodi di fioritura, mentre il potassio aiuta molto nella maturazione dei frutti, il calcio ha un’azione basica nel terreno e ne fa aumentare l’alcalinità del terreno. Il nutrimento che la cenere di legna dà al terreno non è completo, infatti manca l’azoto. Spesso viene usata nel letamaio, poiché assorbe l’umidità del letame, favorisce l’arieggiamento della massa organica e migliora la fermentazione. Il mix di cenere e letame è perfetto per la concimazione naturale, essendo completo in tutti gli elementi nutritivi principali.

La cenere può anche svolgere nel terreno una funzione antiparassitaria e nel compost, aiuta ad eliminare i cattivi odori delle compostiere. 

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