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Le fragole e i frutti di bosco

Fragola Lampone Mirtillo gigante Rovo comune detto Mora

 

La fragola è una pianta erbacea della famiglia delle rosacee. Non sono ben definite le origini della fragola: alcune fonti considerano la fragola originaria del Cile, ma era presente già sulle tavole dell'antica Roma: questo frutto soleva comparire in coincidenza con le feste in onore di Adone, alla morte del quale, come narra la leggenda, Venere pianse copiose lacrime, che, giunte sulla terra, si trasformarono in piccoli cuori rossi: le profumatissime fragole.

 E' un frutto solare, quando non è coltivato in un ambiente chiuso o concimato con prodotti chimici, è un concentrato di proprietà curative: è diuretico, astringente depurativo e tonico; le foglie e le radici guariscono piaghe e riducono le abrasioni, l'infuso è rinfrescante. Le fragole sono anche ricche di enzimi capaci di attivare il metabolismo dei grassi aiutando il corpo a dimagrire con meno fatica, sono anche ricche di fibre che aumentano il senso di sazietà, regolarizzano l'intestino e fanno assorbire meno grassi e meno zuccheri. Contengono xilitolo, una sostanza dolce che previene la formazione della placca dentale e uccide i germi responsabili dell'alitosi; grazie al loro contenuto di acido folico, sono utili per il mantenimento della memoria.

Le fragole che si mangiano sono in realtà ingrossamenti del ricettacolo e i veri frutti hanno l’aspetto di semini sulla superficie. La riproduzione avviene in genere per via vegetativa per stoloni.

Fragaria virginiana da questa specie a frutto grosso originarie del Nord America sono stati selezionati ibridi, dal quale derivano le numerose varietà di fragole da orto coltivate attualmente.

Fragaria vesca (in latino vesca=molle) specie alla quale appartengono invece le piccole fragole dei boschi, sono in genere più tardive.

Ne esistono tantissime varietà, più di seicento! La gran parte di varietà di fragole sono ibridi derivati dagli incroci di specie di fragole americane e europee. Le varietà di fragole maggiormente coltivate e commercializzate appartengono a due gruppi distinti:

Unifere o non rifiorenti: producono il frutto una sola volta l’anno in primavera.

Bifere o rifiorenti: producono i frutti più volte all’anno da aprile/maggio fino a settembre senza mai interrompere la produzione. Le piante sono produttive e resistenti ad alcune malattie (peronospora e oidio) il spore del frutto è dolce, aromatico e profumato.

Le “mie” fragole.

Ho messo a dimora diverse piantine di fragole comperate in epoche differenti, ho sempre cercato di prendere varietà rifiorenti cioè che producano frutti più volte nella stagione. Ho utilizzato e utilizzerò gli stoloni per ampliare la “piantagione”. Nella foto una piantina fragola qualità Selva che è la varietà rifiorente più famosa.

 

Le fragole necessitano un’esposizione in pieno sole ed un terreno con un Ph ottimale che può variare da 5,5 a 6,5. Ma riescono a crescere anche in altri tipi di terreno purché vi sia un buon drenaggio.

Nelle diverse fasi vegetative: temperatura minima letale -12°C; per l’attività vegetativa: temperatura critica 6°C, temperatura ottimale 10-13°C la notte; 18-22°C il giorno

Tutte le operazioni di semina e trapianto sulle fragole vanno eseguite in luna crescente. Togliere i primi fiori alle piantine nuove per dar loro la possibilità di crescere in modo più vigoroso, producendo un apparato radicale più forte. Finché la fragola non è abbastanza forte meglio rimuovere anche gli stoloni che tolgono energia alla pianta, in seguito, per creare nuove piante, lasciarne crescere uno per volta, o assorbiranno ogni nutrimento a discapito delle fragole.

Le varietà stolonifere nei mesi da giugno ad agosto emettono i lunghi getti detti stoloni: basta accostarli al terreno per ottenere la radicazione. Un altro metodo utilizzabile è la divisione dei cespi, e questo è consigliabile specialmente per le fragoline di bosco che non emettono stoloni; l’operazione si può fare in autunno: si scava la piantina dal terreno e si divide il cespo di radici in due, poi si ripiantano le metà  ottenendo così due piante.

Le fragole sono molto sensibili alla invasione delle erbe spontanee, la maggior parte delle piante smetterà di produrre frutti dopo 4-6 anni quindi quando i frutti iniziano a scarseggiare o mancano del tutto, sostituire le piante. 

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Lampone (Rubus idaeus) è un arbusto molto rustico e vigoroso; appartenente alla famiglia delle rosacee è originaria dell’Europa. Gli steli leggermente spinosi si chiamano canne. I fiori riuniti in pannocchie terminali sono verdastri e autofertili. Le piante sopportano bene i freddi invernali e le elevate temperature estive, ma temono la siccità.

I lunghi rami durante il periodo di fruttificazione si appesantiranno, per evitare danni e migliorare anche il raccolto sarà quindi necessario allestire una rete di fili per sostenerli quindi il sistema di allevamento più utilizzato è la controspalliera con 2 fili di ferro, posti l’uno a 100 cm, l’altro a 160 cm dal suolo ancorati a robusti pali in legno o cemento, distanziati di 5-6 m su cui “legare” i rami.

Le cultivar si suddividono in: unifere, che fruttificano una volta all’anno (giugno - luglio) sui tralci dell’anno precedente (Glen Lyon, Tulameen) e rifiorenti in grado di fruttificare, oltre che sui tralci di un anno come le unifere, anche a fine estate sui polloni dell’anno (Heritage, Himbo Top, Sugana).

La potatura prevede la rimozione dei tralci che hanno prodotto frutti, quindi, prima di accorciare i rami fruttiferi bisogna individuare quelli dello stesso anno che hanno fruttificato, l’eliminazione dei polloni deboli e dei rami improduttivi. Nel contempo vanno eliminate anche parti secche, danneggiate o colpite da malattie. I tagli vanno fatti a fine inverno e a inizio della primavera, per evitare che i rami trattati subiscano i danni del freddo e del gelo. Conviene paciamare con materiale organico per impedire gli accumuli di umidità, gli attacchi del gelo e delle erbe infestanti.  

Necessita di Modeste le irrigazioni poiché, la pioggia normalmente apporta la quantità di acqua necessaria alla pianta, solo in prossimità della raccolta o in casi d’importante siccità, è opportuno intervenire. Mai irrigare a pioggia poiché l’acqua sui frutti favorisce la formazione di marciumi (Botrytis cinerea, muffa grigia).

Poche le malattie e i parassiti che possono attaccare la pianta: oltre alla muffa grigia raramente la ruggine, mentre tra i parassiti oltre alla Sesia può creare danno anche l’Antonomo che è un piccolo insetto coriaceo nero, con testa minuta e addome molto pronunciato che rosicchia la base dei peduncoli floreali causando il disseccamento dei fiori.

I “mie” lamponi

Nel 2018 ho messo due piantine di lampone rifiorente Rubus idaeus e ho utilizzato una rete a maglie larghissime per supporto perché mi sembra più idonea per permettere le ramificazioni e il supporto ai frutti. Vanno effettuati tagli di ritorno per evitare una eccessiva espansione.

 

Il lampone che si coglie non è il vero frutto del lampone, bensì l’insieme dei piccoli frutti (drupe) che, aggregati fra loro, costituiscono quello che consideriamo il frutto: quest’insieme di drupe si chiama mora; è  ricco di principi attivi tra cui fragarina, tannini, flavonoidi, antociani, la pectina, sali minerali,(magnesio, potassio, sodio, fosforo e calcio), vitamina C e K, quest’ultima molto importante anche per l’irrobustimento dell’apparato scheletrico e la coagulazione del sangue, e vitamina del gruppo B e acidi organici complessi tra cui l’acido folico, la vitamina B9, sostanza che non viene prodotta dal nostro organismo, ma si assimila solo attraverso il cibo, ed è importantissima nelle donne in stato di gravidanza. Queste sostanze, lavorando in perfetta sinergia, donano al lampone proprietà eccellenti. è ritenuto uno dei migliori rimedi naturali per curare le problematiche legate al ciclo mestruale. In particolare, il lampone svolge un’azione riequilibrante sulla produzione di ormoni femminili. I lamponi contengono acido ossalico se ne sconsiglia l’uso in chi soffre di gotta e patologie a livello renale. Per il suo contenuto di fruttosio, il lampone può essere consumato, senza eccedere, anche da soggetti diabetici.

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Il mirtillo gigante (Vaccinium corymbosum) appartenente alla famiglia delle Ericacee, è un arbusto vigoroso, che supera i 2-2,5 m di altezza e prospera per oltre 50 anni: mantiene a lungo la produttività, hanno un apparato radicale poco profondo caratterizzato da corti fittoni principali e di molte radici secondarie di piccole dimensioni che si estendono prevalentemente in larghezza; resiste alle basse temperature, sopporta temperature anche di -15 gradi; è autofecondo quindi la pianta porterà frutti anche coltivando un singolo individuo. Tuttavia una coltivazione di più esemplari assicura una miglior impollinazione e sicuramente una maggior produzione di frutti.

Il mirtillo ha bisogno di un terreno a reazione acida, valori medi di 4,5-5. Terreni con un pH troppo basico o molto calcarei possono portare a sintomi di clorosi ferrica da parte del fogliame, per risolvere questo problema basta effettuare delle correzioni del terreno.

Per abbassare il pH (acidificare il terreno): possibile utilizzare i fondi di caffè e i liquidi naturali aggiungendo1 cucchiaio di aceto ogni litro d’acqua oppure il succo di mezzo limone o di arancia, o pomodoro, anche irrigazione con acqua piovana aiuta. I prodotti acidificanti chimici sono a base di zolfo e il solfato di alluminio

  Il mirtillo gigante non necessita di sostegni e può essere lasciato crescere liberamente date le sue non eccessive dimensioni in altezza e soprattutto grazie alla robustezza delle sue ramificazioni. La pianta di mirtillo però può essere anche allevata ad alberello, in questo caso si lascia soltanto una ramificazione principale che verrà impalcata a 40cm circa da terra, a questa altezza dipartiranno le ramificazioni.

Il terreno non deve risultare secco per lunghi periodi. Si può ricorrere ad una pacciamatura vegetale con foglie, aghi di pino (aumentando anche l’acidità del substrato) o materiale simile.

Le nuove piante vengono generate principalmente per talea, la moltiplicazione per seme dà scarsi risultati ed è poco diffusa.

Le talee di mirtillo si prelevano in luglio-agosto scegliendo le ramificazioni più giovani. Le talee apicali dovranno avere una lunghezza di circa 15-16 cm, verranno eliminate le prime coppie di foglie e successivamente interrate in un substrato composto da torba acida e da sabbia in parti uguali. È possibile trattare i tagli con polvere di ormoni radicanti in modo da assicurare una maggiore riuscita. Le piante così riprodotte andranno tenute in ambiente protetto e messe a dimora dopo un anno, in autunno.

All'impianto le operazioni di potatura vanno limitate al minimo. Nel primo e secondo anno va ridotto il numero delle gemme a fiore eventualmente presenti onde evitare che una troppo precoce fruttificazione comprometta la regolare crescita dei cespugli; vanno poi eliminati i rami deboli e mal disposti; qualche taglio di "speronatura" può stimolare la formazione di una vigorosa chioma. 

Si devono eliminare i rami laterali che crescono troppo bassi, si lasceranno le ramificazioni che dipartono ad almeno 25cm da terra.

Dopo il secondo anno dall’impianto si dà inizio alla potatura delle ramificazioni più deboli lasciando quelle più vigorose che daranno forma all’impalcatura di base, si eliminano inoltre le branche e i rametti che cresceranno in modo confuso e troppo fitto. Gli altri interventi di potatura prevedono dei tagli di ritorno sul resto delle ramificazioni cercando di contenere l’espansione della chioma prediligendo lo sviluppo delle ramificazioni principali.

Quando la pianta è in produzione, va comunque eseguita una potatura leggera specialmente se le cultivar sono vigorose eseguendo diradamenti e accorciamenti dei rami ricchi di gemme possibilmente verso fine inverno per contenere la produzione e aumentarne la pezzatura. Il mirtillo produce sui rami di un anno.

 

I “mie” mirtilli

Nella primavera 2018 ho messo due piantine di mirtilli gigante (Vaccinium corymbosum) con risultato penoso; nell'autunno li ho spostati e ne ho messo due giganti Blueberry tardivo e uno medio precoce.

a differenza di quelli di bosco, questi mirtilli possono essere posti in posizione soleggiata. I mirtilli non hanno bisogno di supporto,come potatura basta diradare le branche.

 

La raccolta del mirtillo si effettua dal periodo di giugno fino ad agosto, riescono a produrre mediamente 1,5-2,5 Kg di mirtilli per pianta.

Dopo la raccolta i mirtilli possono essere conservati a basse temperature (circa 2-3 gradi) per qualche settimana. In alternativa è possibile conservare i frutti in congelatore dopo averli racchiusi in sacchetti di plastica.

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Il rovo comune (Rubus fruticosus) sono è una pianta arbustiva caducifoglie della famiglia delle Rosacee originaria dell'Eurasia è comune in Europa e in Asia, introdotta anche in Nord America; in Italia è pianta comune nei boschi umidi, al margine delle foreste, nelle radure e nelle siepi; predilige suoli ricchi di nutrienti, debolmente acidi. I suoi frutti sono chiamati comunemente more.

È un arbusto spinoso che può raggiungere i 2–3 m di altezza, ma può esserlo altrettanto o anche di più in larghezza, a causa dei nuovi lunghissimi getti che annualmente si sviluppano dalle radici.

I fiori sono ermafroditi, biancastri o rosati, riuniti in infiorescenze. La fioritura avviene nel mese di giugno da cui le api ricavano un particolare miele. I frutti sono composti da tante piccole drupe, di colore rosso nelle prime fasi di crescita, nero a maturazione.

Wikipedia consiglia di raccogliere i frutti (more), a maturazione in tarda estate, per fare delle ottime marmellate che, dopo la cottura, vengono passate con il filtro per togliere i semi. È tuttavia importante che la parte di zucchero non deve essere inferiore al 60%, onde evitare problematiche con il botulino; oppure le more vanno cotte in una padella ove si sia aggiunto il 30% di zucchero, un pizzico di vaniglia e mezzo bicchierino di rhum, cuocendo finché la marmellata non raggiunga una discreta densità. La marmellata risulta ottima sopra i dolci, panna cotta e gelato.

Le more sono ricche di vitamina C e vitamina A, sono ricche di acidi grassi Omega 3 (acido alfa-linolenico) e Omega 6 (acido linoleico), e il loro consumo da un piccolo aiuto per la riduzione del colesterolo, sono frutti ricchi di antiossidanti che contrastano i radicali liberi, svolgono una azione protettiva nei confronti dell’apparato circolatorio.

In erboristeria vengono utilizzate comunemente perchè possiede diverse proprietà terapeutiche e curative: le foglie hanno proprietà astringenti e antidiarroiche, le radici espettoranti, mentre i germogli sono depurativi, tonici, diuretici e ottimo rimedio per le emorroidi ed anche i frutti fanno bene poichè sono diuretici, lassativi e vitaminici.

da queste specie derivano le varietà coltivate, di provenienza americana alcune con tralci spinescenti ed altre prive di spine: Rubus procumbens, R. hispidus, R. trivialis, R. laciniatus e R. ulmifolius.

Le “mie” more.

Nel 2018 ho messo due piantine di more precoce senza spine (Rubus fruticosus) e ho utilizzato per spalliera una rete a maglie larghissime, vanno potate autunno togliendo i tralci che hanno prodotto, lasciando 3 rami per ogni pianta. Le more vanno cimate.

 

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