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Religione e superstizioni
Religione Superstizioni

 

 Religione

Le religioni sono prive di fantasia nell’istituire ricorrenze e stabilire liturgie, hanno utilizzato procedure legate alle necessità della vita arcaica, spesso codificate nei riti pagani, per conferirgli dignità divina. Ad esempio L'Eucarestia deriva dal rito della Mola Salsa, cibo romano molto arcaico che era una focaccia di farro, salata in superficie. La sua preparazione, esclusivamente concessa alla Vestali, seguiva un cerimoniale segreto e le sacerdotesse la distribuivano ai fedeli come cibo sacro invitandoli a mangiare il "corpo della Madre Terra". Dal termine "mola" nasce il termine "immolare" cioè consacrare agli Dei perché veniva utilizzata anche per cospargere gli animali destinati al sacrificio (Wikipedia). L’ultimo esempio è il primo maggio, festa laicissima dei lavoratori, che è diventato, per la chiesa, la ricorrenza di San Giuseppe lavoratore.

A proposito di simbologie preesistenti utilizzate delle religioni, le prime croci che la storia archeologica ricorda risalgono all'antica Mesopotamia, in particolare era il simbolo di Tammuz, dio prima Sumero e poi degli abitanti di Tiro e rappresentava fondamentalmente l'organo genitale maschile, infatti Tammuz era il dio della Fertilità e teneva in mano una croce molto simile a quella latina con rigonfiamenti sulle punte.

Nell’antico Egitto veniva utilizzata la Croce Ansata o Ankh come simbolo di eternità, è costituita da un cerchio a goccia, immagine dell’eternità, dal quale pende una T, rappresentante la condizione mortale.

L'ansa è il simbolo della dea Iside, probabilmente una stilizzazione dell'utero; la tau, ovvero una croce senza l'estensione superiore del braccio verticale, è invece il simbolo di Osiride, crocefisso dal fratello Set prima di smembrarlo, e prima della sua resurrezione (Iside sua sposa, raccolse da tutte le parti del mondo i pezzi di Osiride e li rimise insieme ridandogli la vita, per poi unirsi con lui e avere il figlio Horus). Sta ad indicare anche l'unione mistica tra il cielo e la terra, ovvero il contatto tra il mondo divino e il mondo umano, nonché l'unione dei due principi intesa come generatrice dell'esistenza.

Quando è raffigurata in mano agli dei o ai faraoni è emblema della vita divina, quando è in mano ai defunti essa è preghiera per l'immortalità beata. Quando è rappresentata sulla fronte di un mortale lo identifica come un iniziato a cui è conferita la visione dell'eternità.

La croce latina ha bracci perpendicolari in cui l'elemento trasversale è più breve, circa tre quarti, di quello longitudinale e simboleggia il martirio di Gesù.

La croce greca ha i bracci perpendicolari di lunghezza uguali. Nell’architettura la pianta a croce greca delle chiese è tipica dell'arte bizantina, ebbe grande diffusione nell'Alto Medioevo, ma poi venne quasi completamente sostituita con l'avvento del romanico dalla pianta a croce latina. Un famoso esempio di chiesa a croce greca di ispirazione bizantina è la basilica di San Marco di Venezia.

La croce tau è quella croce, solitamente in legno, a forma di “T” che spesso viene indossata dai frati francescani. Richiama l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico che rappresentava il compimento dell’intera parola rivelata di Dio. Questa lettera era chiamata TAU e nell’Antico Testamento il simbolo era usato per simboleggiare l’appartenenza a Dio, fu poi ripresa dai primi cristiani.

La croce armena simbolo dei cristiani di quella cultura, è una croce latina che porta sulle due punte dei quattro bracci un trifoglio che simboleggia la Trinità.

Croce di Lorena, detta anche Croce d'Angiò croce latina che ha la traversa doppia; la più alta delle quali è più piccola dell'altra simboleggi il cartello posto sopra la croce.

La croce ortodossa russa è una croce latina o una croce di Lorena con una traversa inclinata nella parte bassa a ricordare l’appoggio per i piedi che impedì a Gesù di scivolare giù.

Croce papale ha la traversa tripla, si chiama Ferula è veniva utilizzata come bastone al posto di quello con estremità ricurva.

Croce dei Templari croce greca con le estremità svasate.

Croce di Malta, detta anche di San Giovanni, croce greca con bracci foggiati a punta di freccia rivolti verso il centro. Divenne il simbolo della Repubblica marinara di Amalfi.

La croce di sant'Andrea, ha i bracci della stessa lunghezza incrociati a formare una X:

La Croce Celtica, (sia latina che greca) inscritta in un cerchio con le estremità che ne fuoriescono. Essa unisce il simbolismo della Croce con quello del cerchio e del centro. La ripartizione che ne consegue richiama ai quattro elementi, i due assi della Croce ai punti cardinali, il cerchio alla ciclicità della manifestazione, il centro alla comunicazione tra i Mondi. La prima croce Celtica, risalente al 10.000 a.C. fu ritrovata sui Pirenei Francesi. La croce Celtica rappresenta anche: l'Albero della vita; i quattro elementi uniti al quinto, poiché il cerchio è visto come simbolo d'energia. E’ chiamata anche Ruota del Sole.

La croce uncinata (o svastica) è una croce greca con i bracci piegati ad angoli retti. È stata usata come simbolo, generalmente con significati augurali o di fortuna, da molte culture fin dal neolitico, ed è ancora oggi un simbolo sacro in alcune religioni come l'Induismo. A seguito del suo utilizzo nella bandiera della Germania nazista, dopo la Seconda guerra mondiale il suo uso, nel mondo occidentale, è diventato funesto.

Le Ricorrenze mobili

 Pasqua, cade dopo il 21 marzo, equinozio di primavera, la data fu decisa nel 325 al concilio di Nicea e avviene nella domenica immediatamente successiva al primo plenilunio primaverile. La scadenza pasquale più alta perciò è il 22 marzo, che è detta in chiave anteriore. Grazie alla luna, Pasqua cambierà tra questa chiave anteriore e la sua scadenza più bassa che è il 25 aprile. La pasqua ricalca  un rito ebraico di transumanza, tale evento avveniva in primavera, nel periodo di marzo-aprile, ed era vincolato al plenilunio primaverile.

Questa data è l'asse portante del calendario cristiano e condiziona la cadenza del tempo delle feste mobili cristiane che la precedono e la seguono.

I sepolcri nella tradizione e nel linguaggio popolare sono chiamati gli "altari della reposizione" che sono il luogo che non coincide con l'altare dove si celebra l'Eucaristia, in cui, nella liturgia cattolica, viene riposta e conservata l'Eucaristia, al termine della messa vespertina del Giovedì santo la  messa in” Cena Domini” , dal momento che tutte le Messe sono sospese (quindi non si possono consacrare le ostie) e fino alla veglia solenne nella notte tra il sabato ed il mattino di Pasqua c’è solo l’officio delle letture con la distribuzione delle Ostie Consacrate nei giorni precedenti.

Dopo la Messa in Coena Domini, ha inizio Il triduo e si conclude con la celebrazione vespertina della domenica di Pasqua. La durata temporale effettiva del triduo corrisponde all'incirca a 72 ore, ossia l'equivalenteorario di tre giorni: nonostante si dispieghi in quattro.

La ragione per cui questo tempo liturgico venne chiamato Triduo risiede, nel diverso computo del giorno come effettuato dai cristiani dei primi secoli in continuazione della tradizione biblica per la quale il giorno veniva computato non dalla mezzanotte alla mezzanotte successiva ma dal calar del sole al successivo calar del sole, ossia dal momento vespertino al successivo momento vespertino: in quest'ottica il triduo corrispondeva esattamente a tre giorni

 È  tradizione che l'altare della reposizione sia addobbato in modo solenne, con composizioni floreali o altri simboli, in omaggio all'Eucaristia, che viene conservata in un'urna, detta repositorio, per poter permettere la Comunione nel giorno seguente, il Venerdì santo, ai fedeli che partecipano all'Azione liturgica della Passione del Signore; infatti il Venerdì santo non si offre il Sacrificio della Messa, e dunque non si consacra l'Eucaristia.  Si invitano i fedeli all'adorazione dell’ostia nella sera del Giovedì santo e nella notte tra Giovedì e Venerdì santo, in ricordo dell'istituzione del sacramento dell'Eucaristia e nella meditazione sopra i misteri della Passione di Cristo, soprattutto sopra quello dell'agonia nel Getsemani. L'altare della reposizione rimane allestito fino al pomeriggio del Venerdì santo, quando, durante la celebrazione della Passione del Signore, l'Eucaristia viene distribuita ai fedeli.

Feste prima di Pasqua: Settuagesima (settima domenica prima della domenica di Passione, 63 giorni prima di Pasqua) inizia il carnevale che dura due settimane e mezzo fino al martedì grasso seguito dal mercoledì delle Ceneri, primo giorno di Quaresima, 46 giorni prima di Pasqua. La prima domenica di Quaresima cade 42 giorni prima di Pasqua; la domenica di Passione, 14 giorni prima di Pasqua; domenica delle Palme o dell'Olivo, 7 giorni prima di Pasqua.

La parola "carnevale" deriva dal latino carnem levare, cioè eliminare la carne poichè dal carnevale inizia il periodo di digiuno e penitenza della quaresima. 

Feste dopo Pasqua: Ascensione ( domenica, 39 giorni dopo Pasqua); Pentecoste detta anche Pasqua di rose, domenica (49 giorni dopo Pasqua); SS. Trinità (domenica, 56 giorni dopo Pasqua, cade la domenica successiva alla Pentecoste); Corpus Domini (giovedì), 60 giorni dopo Pasqua.

Ascensione. E' l'ultimo episodio della vita terrena di Gesù: questi, quaranta giorni dopo la sua morte e risurrezione, è asceso al cielo. è una delle solennità più importanti del calendario ecclesiastico, celebrata in tutte le confessioni cristiane.

E’ un episodio abbastanza confuso nel senso che è soggetto a varie interpretazione sia nei vangeli sia fornite dai teologi. Sembrerebbe che Gesù appaia vivo dopo la sua passione e dica “non sono ancora salito al Padre; … ora salgo al Padre mio e Padre vostro” e fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. L'ascensione di Gesù non andrebbe intesa come un viaggio attraverso lo spazio, ma come uno scomparire dalla Terra. Lo scopo principale era quello di correggere l'aspettativa, presso i fedeli, di un suo imminente ritorno sulla Terra.

Pentecoste. Dal greco "cinquantesimo [giorno]", ricalca la festa pagana delle primizie e della mietitura; nella tradizione ebraica, celebra la rivelazione di Dio sul Monte Sinai cioè quando Dio diede a Mosè le tavole della Legge. Nella religione cristiana, cade nel cinquantesimo giorno dopo Pasqua, di domenica, celebra la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e la nascita della Chiesa.

La religione ebraica e l'islamismo riconoscono lo Spirito Santo solo come Spirito di Dio. Tra le religioni cristiane ci sono alcune che riconoscono lo Spirito Santo come terza persona della Trinità, altre confessioni negano tale aspetto.

SS. Trinità. Di fatto la ricorrenza sancisce l’inizio dell’evangelizzazione: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.” Infatti la domenica prima si celebra la discesa dello Spirito santo sugli apostoliche cioè lo spirito di Dio che pervade gli apostoli. Il Sabato immediatamente precedente la domenica in cui si celebra la Solennità della Santissima Trinità termina il “tempo della Pasqua”.

 Corpus Domini. Si celebra il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità oppure, come in Italia, la domenica successiva. La solennità cristiana universale fu istituita ad Orvieto (dove aveva stabilito la residenza della corte pontificia) da papa Urbano IV, l'11 agosto 1264 per celebrare la reale presenza di Cristo nell'eucarestia in reazione alle tesi secondo le quale la presenza di Cristo non era reale, ma solo simbolica.

I “vecchi” di Albisola dicono che “…se piove per in Corpus Domini sarà una pessima annata per i funghi”. Come può una ricorrenza religiosa di giugno influenzare eventi che si manifestano dopo due mesi, non è dato sapere, ma nel 2016 parrebbe che la “saggezza popolare” ci abbia azzeccato, il tempo ere umidiccio e piovoso ed è stata una pessima annata per i funghi!

Sono feste mobili anche le quattro tempora (ossia le quattro stagioni) che cadevano nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato, rispettivamente dopo la prima domenica di quaresima, dopo la Pentecoste, dopo il 14 settembre, giorno dell'esaltazione della Croce, e dopo la terza domenica dell'Avvento. L'Avvento era il tempo di preparazione alla festa di Natale e comprendeva le quattro domeniche che precedevano la domenica in cui si festeggiava la venuta del Redentore.

Tempore Quattro distinti periodi di tre giorni (mercoledì, venerdì e sabato di una stessa settimana) di digiuno e di astinenza, istituite dalla Chiesa al principio delle quattro stagioni dell'anno. Secondo S. Leone Magno questo digiuno è di origine ebraica; altri autori vi scorgono la continuazione delle ferie romane di carattere agricolo (feriae messisvindemiaesementiciae). Il Liber Pontificalis ne attribuisce l'istituzione al papa Callisto I (222).

Le Tempora hanno come scopo principale consacrare a Dio ciascuna delle quattro stagioni dell'anno, attirare le sue benedizioni sui frutti della terra e richiedere per la Chiesa buoni e zelanti sacerdoti. Per conseguire questi fini i fedeli sono invitati più intensamente alla penitenza, al digiuno e alla preghiera.

Le tempora d'inverno cadono fra la terza e la quarta domenica di Avvento, le tempora di primavera cadono fra la prima e la seconda domenica di Quaresima, le tempora d'estate cadono fra Pentecoste e la solennità della Santissima Trinità e le tempora d'autunno cadono nella III settimana di settembre, ma dopo 14 settembre, giorno della ricorrenza dell'Esaltazione della Santa Croce, in ricordo del ritrovamento della croce di Gesù da parte di Sant'Elena, avvenuto, secondo la tradizione, il 14 settembre del 320. Quindi se il 14 settembre cade entro il martedì, le Tempora cadono il mercoledì, venerdì e sabato della stessa settimana, ma se il 14 settembre, cade dopo, le Tempora scalano di una settimana.

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Le Ricorrenze fisse   

l'Avvento (dalla 6° domenica prima del Natale), segna l’inizio dell’anno liturgico, e comprende le sei domeniche prima del Natale; inizia la prima domenica dopo il giorno di San martino (11 novenbre) è la preparazione alla festa della natività. Nella Roma precristiana significava la venuta, una volta all’anno, della divinità nel suo tempio.

l'Immacolata Concezione (8 dicembre), è un dogma cattolico. Papa Sisto IV introdusse la festa liturgica e nel 1708 Clemente XI la rese universale. Questa particolare data ha origine dal fatto che nel 1854 Pio IX proclamò l’Immacolata Concezione con una bolla chiamata “Ineffabilis Deus”. Tale documento sancisce in modo inequivocabile come la Beata Vergine Maria sia stata resa immune dal peccato originale. Pertanto non deve essere confuso con il concepimento di Gesù, ma è Lei che è stata concepita senza peccato originale.

 il Natale (25 dicembre) la data è puramente simbolica infatti non si conosce la data esatta della nascita di Gesù. Fu scelta dalla chiesa nel 440 d.C. per farla coincidere con il solstizio d’inverno e con la festa pagana in onore del Dio del Sole, per distogliere l’attenzione da quella festa.

Nel Natale, si mescolano simboli e usanze precedenti al cristianesimo, e solo di alcune è possibile tracciarne l’origine. Ad esempio La scelta dell’abete come simbolo del giorno del Natale non è casuale, nell’antico Egitto, l’abete simboleggiava la natività. Nell’antica Grecia, l’abete bianco era sacro alla dea Artemide, che era la dea della Luna, della caccia e delle nascite. Anche nel calendario celtico, l’abete era destinato al culto del giorno della nascita del Fanciullo Divino.

L’usanza di scambiarsi regali il giorno di Natale sembra derivi da un rito pagano romano, denominato strenae, periodo in cui la popolazione si regalava cibo, monete e pietre preziose come portafortuna per il nuovo anno. Il personaggio che è divenuto famoso in tutto il mondo per consegnare i regali a Natale è Santa Claus, in Italia Babbo Natale, che deriva da San Nicola perché, secondo la leggenda, San Nicola, vescovo di Myra del IV secolo d.C., avendo ereditato molti beni e denari dai suoi genitori, per liberarsene cominciò a fare regali a chi ne avesse più bisogno.

Secondo la tradizione, la creazione del primo presepio fu attribuita a San Francesco d’Assisi nell’anno 1223. Il termine italiano presepio (più corretto che presepe) deriva da latino praesaepe composto da prae innanzi e saepes recinto ovvero luogo che ha davanti un recinto quindi greppia, mangiatoia.

Per essere precisi, si dovrebbe procedere ad installare gli addobbi natalizi il sabato che precede la prima domenica di Avvento, dopo i vespri (ore 18); la data classica è l’8 dicembre (festa dell’Immacolata); a savona la tradizione fissa la data di preparazione dl presepio il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, perchè si svolge una storica fiera (i mercatini di Natale li abbiamo inventati noi!) e si dovrebbe smontare il 2 febbraio (la candelora).

 

Il presepe  (col tempo inserirò anche le immagini)
Gli elementi base.
La grotta va posta nel punto più basso della scena; tutti infatti attraverso il Cristo possono ascendere al Cielo e nessuno è troppo in basso. Gesù, facendosi uomo, è partito proprio dal fondo.
Dall’altra parte della scena va posto il castello di Erode proprio nel punto più alto.
Poi non può certo mancare l’osteria, luogo simbolo della soddisfazione dei piaceri della carne, come contraltare alla grotta, punto dell’elevazione spirituale. spesso è posta in prossimità della grotta.
Il fiume è simbolo dello scorrere della vita dalla sua origine, nascosta nel mistero della montagna alla sua fine nel laghetto, Il fiume è elemento di divisione, ed ancora oggi molti confini seguono il suo corso, ma anche di unione per la presenza del ponte. Nella simbologia, negli scenari più piccoli. Può essere sostituito dal pozzo.
Il forno viene rappresentato acceso e con il pane appena sfornato. Ovviamente il pane è simbolo del Cristo che si incarna.
I personaggi
Gli angeli sono di norma cinque:
- Quello sistemato più in alto, col manto dorato, è detto Gloria del Padre e sostiene il cartigio con la frase del Vangelo di Luca “Gloria nell’alto dei cieli.
- Quello alla sua destra, vestito di bianco, è detto Gloria del Figlio e porta un turibolo incensiere, simbolo di divinità.
- quello alla sua sinistra, vestito di rosso, è detto Gloria dello Spirito, e regge la tromba dell’annuncio.
- più in basso, in posizione variabile a seconda dello scenario ci sono l’angelo vestito di verde che suona il tamburo e rappresenta l’ Osanna del popolo, e quello vestito di azzurro che suona i piatti metallici che rappresenta l’ Osanna del potere, sia quello laico del re che quello religioso del Papa.
I pastori oranti, il motivo simbolico che rappresentano non è collegato alla pastorizia, ma nell’antico popolo d’Israele i pastori erano gli ultimi degli ultimi, i derelitti, i paria del popolo, quelli più lontani dal tempio, dalle pratiche di culto. La logica del presepio è che Il Cristo “parte dal fondo" rappresentato non solo dalla grotta e dalla mangiatoia, ma anche sociale con i rappresentanti della povertà che sono i primi ad accorrere.
Giuseppe, simbolo maschile, falegname, rappresenta la responsabilità operosa investita del compito di vigilare sul Bambino, restando in linea con la volontà di Dio in perfetta umiltà e modestia; virtù queste sottolineate dai suoi abiti scuri (di solito marrone, il colore della terra) e dimessi.
Maria è il simbolo della virtuosa e sacra maternità, archetipo femminino, mentre il suo manto azzurro riecheggia il cielo, da dove proviene il figlio divino.
L’asino rappresenta i pagani, che non sanno, e perciò non possono comprendere, il bue rappresenta gli ebrei, i saggi, i dotti che pur avendola possibilità di accedere alla conoscenza ed alla sapienza, a causa della dura cervice (la durezza delle corna) non riescono ad aprire la mente all’intelligenza della fede. Possono però anche significare: il bue, dalle corna lunate, la vicinanza alla sacralità della Luna, principio femminile per eccellenza, mentre l’asino, sacro ad Apollo ed all’oracolo di Delfi gli attributi del principio maschile.
Gli Zampognari sono due. Un giovane vestito di verde, tipico colore associato alla speranza, canta, e suona lo stridulo piffero, impaziente e brioso. L’alto, anziano, veste gli abiti scuri della modestia. Il suo attributo è la ciaramella, dal suono grave e continuo.
Donna con bambino, è Stefania. Stefania è una vergine di Nazareth desiderosa di vedere il Bambino nato nella grotta, ma poiché i tabù religiosi ebrei vietavano alle zitelle di accostarsi alle partorienti ed alle puerpere lei viene ripetutamente “respinta dagli angeli”. Ma il suo desiderio di vedere il Bambino è grande, ed allora, il giorno dopo, di nuovo si presenta alla grotta ma tenendo in braccio una gran pietra camuffata da infante fasciato. Così riesce a passare; ma al cospetto della Sacra Famiglia, miracolosamente dal fagotto che porta in braccio esce uno starnuto. La grossa pietra si è trasformata in neonato. Sarà questi Stefano, il diacono, primo martire della Chiesa e sarà lapidato. Questo il motivo per cui di S. Stefano se ne fa memoria il 26 dicembre, giorno dopo Natale. Stefania è anche chiamata “zingara con bambino”.
La zingara senza bambino. E’ un’altra figura simbolica del presepe di tradizione. Il riferimento è alla credenza (ed ancora resiste) che alle zingare sia data la capacità di prevedere il futuro. Alla Sibilla cumana si attribuisce la leggenda secondo era una zingara e avesse profetizzato la nascita di Gesù illudendosi di essere lei la vergine prescelta per l’evento. La sua posizione nella scena è presso la Taverna, nell’iconografia porta un cesto con strumenti in ferro, martelli e chiodi, a prefigurazione della Crocifissione.
La meretrice. Di solito sistemata accanto alla zingara è una donna procace vestita con abiti sontuosi ma stracciati, e volge le spalle alla grotta. Simbolo di lussuria è di contraltare alla verginità feconda della Madonna.
La lavandaia. Associata ed assimilata spesso alla levatrice, è candidamente vestita e si affianca alla mastella del bucato. Lei è la testimone umana del parto verginale di Maria e figura purificatrice dalla morte e dal peccato, quindi prefiguratrice della Madonna nella sua quotidianità di madre.
I personaggi della Taverna sono parecchi e variabili da scenario a scenario. Nel loro complesso rappresentano l’umanità con le sue debolezze ed i suoi vizi. Umanità condannata poi che l’Osteria stessa è simbolo infernale, se non ci fosse la speranza della redenzione, ed in questo fa da contraltare alla grotta ed ai suoi personaggi:
- l’Oste. Riconoscibile dal volto rubizzo, l’aspetto florido ed il grembiule bianco è Belfagor travestito, sosta sulla soglia della taverna per attirare i passanti. In lui non è difficile individuare i vizi “canonici” dell’eccesso e delle sregolatezza, le tentazioni dei piaceri della carne; gola, cupidigia, lussuria…
- Cicci Bacco il vinaio. E’ personificazione della intemperanza nel bere. Decisamente obeso è di solito rappresentato a cavalcioni della botte, suo bene supremo, ma non è considerato personaggio decisamente negativo. La pietà popolare ne ha fatto più che altro l’immagine del povero diavolo che cerca nell’ubriachezza la fuga dalle delusioni e dai dolori della vita; più che altro il personaggio degno di commiserazione
- I giocatori di carte. “ i due compari ”, secondo l’accezione napoletana, “zi’ Vicienzo e zi’ Pascale” personificazione del Carnevale (Vincenzo) e della Morte (Pasquale), l’atto del loro giocare rappresenta l’imprevedibilità dei tempi e delle sorti, volubili come le carte che vengono pescate dal mazzo.
- Gli avventori al banchetto. Così come Cicci Bacco sulla botte (o col fiasco nella mano alzata) sono prefigurazione del passaggio dalla corruzione del peccato nelle mense tradizionali rivolte al piacere terreno.
Il pastore con l’agnello Il gregge. E’ forse l’emblema più significativo di tutta la scena, forse. Il pastorello che con sulle spalle l’agnello va, per offrirlo in dono e sacrificio; di fianco ha il suo cane, e le pecore del suo gregge lo seguono, fiduciose, mansuete.
Il pescatore personaggio di fumosa e dubbia simbologia. In coppia col cacciatore posto in alto, l’uomo che pesca nel laghetto rimanda ad antichi cicli di vita-morte ed epireo-infero. Si vuol trovare un riferimento anche alla figura di Pietro, quasi in attesa della Chiamata o infine al simbolo del pesce usato, come noto come segno acronimo di appartenenza dai primi cristiani.
Pescatore e Cacciatore fanno anche parte degli Offerenti.
Gli offerenti sono dodici figure simboliche che rappresentano i mesi dell’anno ad indicare la permanenza costante dell’evento nel tempo. Dall’iconografia si risale alla specifica attribuzione:
Gennaio Macellaio/salumiere
Febbraio Venditore di ricotta/formaggi
Marzo Pollivendolo /uccellaio (riferimento alla primavera)
Aprile Venditore di uova (riferimento alla Pasqua)
Maggio Coppia di sposi con cesto di ciliegie e frutta
Giugno Panettiere
Luglio Venditore di pomodori
Agosto Venditore di angurie
Settembre Seminatore o venditore di fichi
Ottobre Cacciatore o vinaio
Novembre Castagnaro
Dicembre Pescivendolo o pescatore
Benino dormiente ed il Pastore della meraviglia è l’originale presenza “stereoscopica” dello stesso personaggio, in due momenti differenti, ma soprattutto in due realtà differenti:
Benino è il “pastore” addormentato ed indifferente al Mistero che si sta dispiegando nel Presepe; trova posto, come personaggio posto più in alto nella scena e quindi più lontano dalla Grotta, dalla fede, dalla Rivelazione. Ma è un giovane aperto, sveglio ed intelligente. La sua iconografia ce lo fa vedere contemporaneamente anche davanti alla Grotta, quasi che fulmineamente la Rivelazione sia penetrata in lui facendolo svegliare, dandogli vita. E la sua nuova postura è inequivoca; le braccia alzate in segno di meraviglia, la bocca aperta nel muto grido di stupore.

I Magi meritano una trattazione a parte

 l'Epifania (6 gennaio), celebra la rivelazione di Dio agli uomini che Cristo è suo Figlio, Infatti, in greco, “epiphàneia”, significava “apparizione” o “rivelazione”. L’origine di questa festa è antichissima, sembra risalga al II secolo d.C. Inizialmente ricordava il battesimo di Gesù, ed era celebrata sembra dalla setta degli basilidiani, che credevano che l’incarnazione di Cristo fosse avvenuta al suo battesimo, e non alla sua nascita. In seguito, l'istituzione della Festa dell'Epifania, fu adottata da tutta la Chiesa Cristiana.

 

CHI SONO I RE MAGI?

Secondo le tradizioni cristiane i tre Re Magi arrivarono a Betlemme con i doni per Gesù Bambino, seguendo la guida della stella cometa.

Ma la storia non è così semplice. E’ Matteo l’unico evangelista che parla dei Magi che dall'Oriente arrivarono a Gerusalemme, durante il regno di Erode, alla ricerca del neonato, Re dei Giudei, ma tralascia di approfondire le notizie relative a questi personaggi. Il testo greco del vangelo non ne indica né il numero né tantomeno i nomi; parla solo di "alcuni Magi dall'Oriente”, quindi l'unica informazione riportata è che erano più di uno. Il testo non specifica neanche l'intervallo di tempo trascorso tra la nascita di Gesù e il loro arrivo a Betlemme.

La parola Magi deriva dal greco magos il termine ha il significato arcaico di uomini saggi, filosofi, scienziati e personaggi importanti, ma significa anche astrologi (fino al XIV secolo la distinzione tra astronomia e astrologia non era ancora riconosciuta, e le due discipline cadevano entrambe sotto la seconda denominazione) quindi vennero chiamati così non perché fossero abili nelle arti magiche, ma per la loro grande conoscenza e competenza nella astrologia, e lo erano certamente perché seguirono una vecchia profezia secondo la quale quando gli astri avessero avuto una certa disposizione sarebbe nato il re dei Giudei. Per questo partirono alla ricerca di Gesù, non certo seguendo una stella cometa, anche se probabilmente in quel periodo potrebbe esserci stato tale fenomeno, ma probabilmente è solo una esemplificazione per indicare che usarono le stelle per orientarsi.

Probabilmente raggiunsero Betlemme dopo un lunghissimo cammino probabilmente 9 mesi, ma alcune fonti parlano di 2 anni, infatti nel Vangelo di Matteo si dice che visitarono la casa dove abitava Gesù e non la grotta dove nacque.

La loro venuta non portò nulla di buono. Sapendo dove andare, ma non il posto esatto (l’indirizzo diremmo oggi) dove fosse un personaggio di tale importanza. finirono per chiederlo al re Erode che, per il timore di essere detronizzato dal nuovo re, basandosi su ciò che gli avevano riferito i magi, calcolò accuratamente quando era nato Gesù. Di conseguenza, non sapendo neanche lui di preciso dove fosse, fece assassinare tutti i bambini nati in quel periodo (strage degli innocenti). Giuseppe, avvertito in un sogno, per salvare Gesù, con Maria, dovette fuggire in Egitto.

Tutte le altre notizie che abbiamo ci vengono dai Vangeli Apocrifi e da ricostruzioni e ragionamenti postumi.

La religione cristiana attribuisce ai magi i nomi di Gasparre, Melchiorre e Baldassarre e il numero tre ha una forte valenza simbolica come i tre doni che portano, le tre età che rappresentano e le tre razze indicate dalla Bibbia che incarnano.

la tradizione vuole che i Magi provenissero da paesi lontani che rispecchia il racconto biblico secondo cui l’umanità si divide in tre razze, discendenti dai tre figli di Noè: Sem (capostipite della razza dei popoli di mezzo (Semiti) Arabi, Ebrei e Fenici corrisponderebbe a Gasparre), Iafet (capostipite della razza  dei popoli del nord (Iapetiti) l' Eurasia corrisponderebbe a Melchiorre) e Cam (capostipite della razza dei popoli del sud (Camiti) di cui fanno parte i Berberi, gli Etiopi gli Egizi e tutte le popolazioni nere dell'Africa e corrisponderebbe a Baldassarrre), a significare che la missione redentrice di Gesù era rivolta a tutte le nazioni del mondo. Per questo motivo i tre re sono raffigurati in genere come un bianco (Melchiorre), un arabo (Gasparre) e un nero (Baldassarre). Le terre di origine, nelle varie narrazioni, variano probabilmente per la scarse conoscenze geografiche di chi scrisse i racconti.

Riassumendo:

Gasparre (Galgalath o Gaspar) a rappresentare i popoli di mezzo, scuro di carnagione, di mezza età, era imperatore degli arabi o forse dell’Armenia, portò in dono mirra che era simbolo d’eternità ed è una sostanza resinosa utilizzata dagli egizi nei processi dell’imbalsamazione e rappresenta quindi l’immortalità, ma non solo, la mirra è una resina secreta dal tronco opportunamente inciso di un albero del tipo Commiphora che prolifica in Somalia, Etiopia e nella penisola arabica; la sostanza è prodotta dalla pianta per cicatrizzare la “ferita” e si solidifica sulla corteccia. La mirra deve il suo nome alla parola semitica “murr” che vuol dire “amaro”. Famosa fin dall’antichità per le sue proprietà antisettiche e antibatteriche, la mirra viene utilizzata come rimedio contro le affezioni delle vie respiratorie. veniva mescolata con oli per realizzare unguenti a scopo medicinale, cosmetico. Il nome Cristo significa proprio unto, quindi si rafforza ulteriormente il significato simbolico del dono.

Melchiorre (Melech o Melkon) a rappresentare i popoli d del nord, di carnagione bianca, sarebbe il più anziano, (circa 60 anni) sarebbe imperatore dei persiani o forse un del maharaja indiano. portò in dono oro perché è il dono riservato ai Re e Gesù è il Re dei Re, ma simboleggia anche la scintilla divina, l’amore, la conoscenza, la sapienza;

Baldassarre (Balthazar o Balthasar) sarebbe il più giovane, rappresenterebbe i popoli del sud l’Africa per il colore della sua pelle che è nera, o forse un re re arabo del deserto di carnagione scura. Portò in dono incenso che era simbolo di divinità, ma serve anche a purificare ed è tutt’ora usato nelle funzioni liturgiche cattoliche.

Per altri erano i sacerdoti dei Medi, un popolo montanaro che fu sottomesso dai Persiani nel VI secolo a.C., gli avi degli odierni Curdi. Lo storico greco Erodoto dice che questi sacerdoti interpretavano i sogni e studiavano gli astri.

In un vangelo apocrifo armeno si narra che fossero tre fratelli: Gasparre re dell'Armenia, Melchiorre re dei Persiani, e Baldassarre re d'Arabia, accompagnati da tre drappelli di cavalleria che comprendevano dodicimila uomini: quattromila per ciascun regno rappresentato dai Magi.

Un accenno a questi mitici re lo troviamo anche in Marco Polo che afferma di aver visitato intorno al 1270 le tombe dei Magi:"...in Persia è la città che è chiamata Saba a sud di Teheran da la quale partirono tre re che andarono ad adorare Dio quando nacque..."

La Befana, invece, non ha nulla ha che vedere con il significato religioso della festa, si ritiene sia la personificazione di Madre Natura, che giunta alla fine dell’anno invecchiata e avvizzita, offre regali che potrebbero simboleggiare dei semi da cui lei rinascerà bambina.

La Candelora (2 febbraio),  Il periodo dal 2 febbraio - 13 marzo segna la fine "stagionale" dell'inverno.

Il 2 febbraio la Chiesa celebra la presentazione al Tempio di Gesù, popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti".

La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l'usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.

La Candelora fu celebrata anche in alcune tradizioni religiose precristiane, ed alcuni studiosi rilevano come si tratti di una festività introdotta appunto in sostituzione di una preesistente. nella tradizione celtica, segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera ovvero tra il momento di massimo buio e freddo e quello di risveglio della luce.

Un antico proverbio popolare recita:

Per la santa Cannelora ,

o che nevichi o che plora

dell'inverno siamo fuora.

un altro recita:

Quando vien la Candelora

dell'inverno siamo fora;

ma se piove o tira il vento

de l'inverno semo dentro.

un altro ancora:

Se nevica per la Candelora,

 sette volte la neve svola.

L'orso si sveglierebbe dal letargo e uscirebbe fuori dalla sua tana per vedere come e' il tempo e valutare se sia o meno il caso di mettere il naso fuori.

Il 2 febbraio si festeggia anche San Biagio.

l'Assunzione (15 agosto), nel VI secolo cominciò ad essere celebrata l’assunzione al cielo della Beata Vergine Maria, ma fu Pio XII, nel 1950, che promulgò il dogma dell’Assunzione della Vergine. Come le altre ricorrenze cristiane, questa data veniva già celebrata prima del cristianesimo nell’antica Roma, ma, ovviamente, per ragioni diverse: nel 18 a.c. venne decretata in quella data la festa di Augusto.

Ognissanti (1 novembre), le origini risalgono al tempo dell’antica cultura delle popolazioni celtiche. la cui tradizione divideva l’anno solare in due periodi: quello in cui c’era la nascita e il rigoglio della natura e quello in cui la natura entrava in letargo passando un periodo di quiescenza. I giorni di inizio di questi due periodi venivano festeggiati, il primo, durante il mese di maggio (quello della vita, e quindi della rinascita della natura) e il secondo a metà autunno (quello della morte, e della quiete della natura). Nello stesso periodo storico, presso i romani si festeggiava un giorno simile, dove si salutava la fine del periodo agricolo produttivo e si ringraziava la terra per i doni ricevuti. Quando Cesare conquisto la Gallia, le due feste pagane, celtica e romana, si integrarono e i giorni coincisero.

Con l’affermarsi del cristianesimo, Papa Bonifacio IV tentò di sovrapporre un significato prettamente spirituale e religioso a quello prettamente agricolo e pagano. Nel 1475 la festività di Ognissanti venne resa obbligatoria in tutta la Chiesa d’Occidente da Sisto IV.

il Giorno dei Morti (2 novembre), si riscontra in ogni cultura e tradizione e, tranne che nell’Occidente moderno, non ha mai avuto un carattere malinconico. Il rito viene fatto risalire all'abate benedettino sant'Odilone di Cluny nel 998: con la riforma cluniacense stabilì infatti che le campane dell'abbazia fossero fatte suonare con rintocchi funebri dopo i vespri del 1º novembre per celebrare i defunti.

La ricorrenza è preceduta da un tempo di preparazione e preghiera in suffragio dei defunti della durata di nove giorni: la cosiddetta novena dei morti, che inizia il giorno 24 ottobre.

Gli antichi romani celebravano i defunti durante i Parentalia, dal 13 al 21 febbraio. Nei paesi anglosassoni, è un misto di tradizioni cristiane e pagane, con la notte di Halloween, che viene celebrata nella notte tra il 31 ottobre e il 1 ° novembre. I buddhisti celebrano i loro defunti il 15 aprile, anniversario della morte di Buddha.

Matusalemme è il nonno di Noè. La tradizione sostiene che morì all'età di 969 anni, sette giorni prima dell'inizio del diluvio universale. Secondo il libro della Genesi era il settimo discendente diretto di Adamo e, in base a questo testo, si crede sia la persona più vecchia che sia mai esistita.

L'estate di San martino. Tradizione vuole che “Dura tre giorni e un pochino". intorno all'11 novembre, giorno della festivià del Santo, uno scampolo di bel tempo si affacci con un piacevole tepore, dopo il primo freddo, magari accompagnato dal sole. Spesso il mito ha corrisposto alla realtà, anche perché il fenomeno si verifica con una certa continuità. Una spiegazione scientifica ovviamente non c'è, almeno non legata a questa data. Si sa che è probabile che nei periodi di transizione tra estate ed inverno (quale sono i giorni di metà novembre)si alternino eventi climatici freddi ad altri caldi.

Tradizionalmente durante questi giorni si aprono le botti per il primo assaggio del vino nuovo. Questa tradizione è celebrata anche in una famosa poesia di Carducci intitolata appunto San Martino. Un'altra poesia, ma incentrata sull'aspetto fugace e illusorio del suo improvviso incanto è Novembre di Giovanni Pascoli.

Scienza a parte, la leggenda ha origini religiosi e narra di una storia abbastanza curiosa.

Pare che Martino, poi divenuto Santo, figlio di un veterano, entrò anche lui nell’esercito, venne subito promosso e inviato in Gallia, presso la città di Amiens con il compito di effettuare la ronda notturna e l’ispezione dei posti di guardia, nonché la sorveglianza delle guarnigioni. Proprio durante una di queste ronde, avvenne l’episodio che cambiò la vita del futuro Santo: vedendo un mendicante seminudo e infreddolito durante un'acquazzone, gli avesse donato metà del suo mantello. Di fronte al nobile gesto, il cielo improvvisamente si aprì e la temperatura divenne più mite.

La notte, Martino vide in sogno Gesù, rivestito della metà del suo mantello militare, che diceva ai suoi angeli: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato. Egli mi ha vestito”. Martino, allora, risvegliatosi, trovò il suo mantello integro. Il sogno ebbe un tale impatto su di lui che, già catecumeno, venne poi battezzato la Pasqua seguente, divenendo cristiano

L'Estate di San Martino esiste ovviamente anche nelle culture iberofone e francofone, con cui condividiamo l'emisfero. Nei paesi anglosassoni viene chiamata Indian Summer ("estate indiana"), mentre in alcune lingue slave, tra cui il russo, è chiamata Bab'e Leto.

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Superstizioni

Di venerdì non si semina.

nascere con la camicia”, deriva dal fatto di essere nati ancora avvolti nella placenta; vengono considerati delle persone del tutto speciali, chiamati Benandanti le uniche persone a poter guarire le persone dai malocchi e dalle fatture delle streghe, in grado di assicurare la fertilità dei campi.

Le calende (Kalende)

Le calende erano il primo giorno di ciascun mese nel calendario romano, dal verbo calare=chiamare, da cui deriva anche il vocabolo calendario).

I contadini sono soliti trarre dalle condizioni meteorologiche dei primi ventiquattro giorni di gennaio un giudizio per prevedere l'andamento meteorologico del resto dell'anno.

In pratica, dividono i primi 24 giorni in due fasi; una discendente, l'altra ascendente ciascuna di dodici giorni. Ad ogni singolo giorno, facevano corrispondere il mese che risulta dall'ordine progressivo dell'anno, e se la fase discendente mostrava gli stessi fenomeni atmosferici della fase ascendente, si otteneva la massima certezza nelle previsioni di tutto l'anno.

Questo al nord, al sud il lasso di tempo preso in considerazione per fare le dovute valutazioni climatiche va dal 13 dicembre al 6 gennaio con una pausa il 25 dicembre: dal 13 al 24 dicembre dette “le dirette” ossia i mesi da gennaio a dicembre e una seconda dal 26 dicembre al 6 gennaio le rovesce. da dicembre a gennaio. Le diritte rappresentano la 1^ parte del mese, le rovesce la seconda metà, poi si fa anche una specie di media tra le due fasi per avere una previsione meteo dell'intero mese.

Attenzione, però: secondo alcuni il tempo che avremo durante l'anno sarà il contrario rispetto alle calende, perciò la giornata bella darà luogo al mese di brutto tempo e così via.

Ma non è tutto, c’è una terza versione che parte dal mese di marzo. Il meteo del primo giorno di marzo corrisponde al meteo dell’intero mese di marzo. Il secondo giorno di marzo al meteo di aprile, il terzo a quello di maggio e a seguire fino al dodicesimo che indica che tempo farà a febbraio. Gennaio e febbraio infatti, essendo storicamente i due mesi aggiunti in seguito, vanno collocati in questo rito dopo dicembre (il decimo mese, il cui tempo si potrà scoprire il giorno 10 di marzo). Per le previsioni più dettagliate bisogna dividere in tre decadi i mesi: dall’1 al 10 la prima, dall’11 al 20 la seconda e dal 21 al 30 la terza. Ora dividete in tre anche la giornata. Le prime 8 ore (da mezzanotte alle 8.00) saranno le previsioni del tempo della prima decade del mese in questione. Le seconde 8 ore (dalle 8 alle 16) vi guideranno per le previsioni della seconda decade del mese. Le terze 8 ore (dalle 16 alle 24) saranno la cartina di tornasole per l’ultima decade del mese in questione.

Per fortuna le previsioni del tempo “scientifiche” si stanno rivelando abbastanza precise, anche se solo nel brevissimo periodo, ma questo basta già per programmarsi i lavori e le attività all’aperto.

 I giorni della Merla

L'origine non è ben chiara, essendo considerati i giorni più freddi dell'anno ci sono diverse ipotesi: dovendo far passare oltre Po un Cannone chiamato "la Merla" molto pesante, s'aspettarono quei giorni, essendo il Fiume tutto gelato, per portarla sull'altra riva.

La Nobile Signora de Merli di Caravaggio, dovendo attraversare il Po per andare a nozze, lo poté fare in questi giorni, perchè il fiume era gelato.

Molte sono le leggende, più o meno tristi, che coinvolgono, merli, fanciulle, freddo, ghiaccio; la meno cruenta, che riassume anche il concetto di fondo, è questa: per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi piccoli, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1° febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri. (vedi in fondo)

I giorni della merla sono il 29, 30 e 31 gennaio, ma ho trovato fonti che parlano di 30 e 31 gennaio e 1° febbraio, vengono considerati i più freddi dell'inverno, in realtà non è detto che lo siano anzi, secondo i dati meteorologici statistici, le temperature più rigide dell’anno sono cadute tra il 29 e il 31 gennaio solamente una volta ogni circa 25 anni. Di solito, l’apice del freddo viene raggiunto tra il 10 e il 15 gennaio.

Secondo la tradizione è un segnale per capire come sarà la primavera: se i giorni della merla sono freddi la primavera sarà splendente, se i giorni della merla sono caldi ci sarà una primavera che si farà attendere.

 

I giorni della Merla una delle tante leggende

Si narra che gennaio non avesse ancora 31 giorni ma solo 28. Sembra fosse particolarmente scherzoso e un po’ invidioso, in particolar modo con una merla, molto ammirata per il suo grande becco giallo e per le penne bianchissime.  Per questo gennaio si divertiva a tormentarla ed ogni volta che questa usciva in cerca di cibo egli scatenava una bufera di neve e vento. Stufa di tutto questo un giorno la merla andò da gennaio e gli chiese: “Amico mio potresti durare un po’ di meno?”. Ma gennaio, orgoglioso come era rispose: “E no, carissima proprio non posso. Il calendario è quello che è, e a me sono toccati 28 giorni”.

A questa risposta la merla decise di farsi furba e l’anno seguente fece una bella scorta di cibo che infilò nel suo nido così che rimase per tutti i 28 giorni al riparo senza bisogno di uscire. Trascorsi i 28 giorni, la merla uscì e cominciò a prendere in giro gennaio: “Eh caro mio, quest’anno sono stata proprio bene, sempre al calduccio, e tu non hai potuto farmi congelare il becco nemmeno un giorno” Detto ciò gennaio se la prese così tanto che andò dal fratello febbraio, che vantava ben 31 giorni, e gli chiese in prestito 3 giorni.

Il fratello dubbioso domando: “Cosa vuoi farne?” e gennaio rispose: “Ho da vendicarmi di una merla impertinente. Stai a vedere”. 

E così gennaio tornò sulla terra e scatenò una tremenda bufera di neve che durò per tutti i 3 giorni. La povera merla, che era andata in giro a far provviste, per il forte vento non riuscì nemmeno a tornare al suo nido. Trovato il comignolo di un camino, vi si rifugiò in cerca di un po’ di tepore. Trascorsi quei freddissimi 3 giorni, uscì dal comignolo sana e salva ma le sue candide penne erano diventate tutte nere a causa del fumo e della fuliggine. Da allora gennaio ha sempre 31 giorni e i merli hanno sempre le piume nere.

 

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