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In Europa fino al ‘700 le contese ideologiche furono sempre tutte interne al pensiero religioso stesso: vi furono terribili guerre fra varie confessioni e tendenze, repressioni sanguinose del dissenso religioso ma nessuno metteva in dubbio le verità del cristianesimo né tanto meno l’esistenza di Dio.

Dal ‘700 invece noi abbiamo una serie di movimenti che si proclamano apertamente anti-cristiani o atei: alcune correnti dell’illuminismo e del Romanticismo, il Positivismo, il Marxismo, alcune correnti del liberalismo. In Europa ormai possiamo dire che la religione numericamente predominante sia l’ateismo diffuso a tutti i livelli per cui in effetti quando parliamo di libertà religiosa ci riferiamo soprattutto alla libertà di praticare o non praticare alcuna religione.

Nell'islam, invece il fenomeno non si è affatto manifestato: nessuna corrente di pensiero o intellettuale importante ha mai messo in dubbio le verità dell’Islam o ha negato l’esistenza di Dio: l’ateismo di massa è fenomeno del tutto sconosciuto, la conversione ad altra religione del tutto impensabile tanto che i missionari cristiani sono presenti in tutto il mondo tranne che nel mondo islamico.

Nemmeno il marxismo tentò di cancellare l’islam: Lo stesso leader del comunismo afgano Mohammad Najibullah sostenuto dai russi nella lunga guerra civile, comunque faceva mostra di seguire le pratiche religiose.

 

(segue) ...I musulmani subito dopo la morte del profeta Maometto nel 632 (nato a Mecca intorno al 570 d.C.) si dividono in due principali rami: sunniti e sciiti... da allora si detestano, con i sunniti (1,3 miliardi) che considerano gli sciiti (190 mln) eretici, da eliminare.

I sunniti sostenevano che il nuovo leader della comunità musulmana (califfo), fosse Abu Bakr, scelto tra i compagni di Maometto.

Gli sciiti sostenevano che diventare califfo dovesse essere un diritto riservato ai discendenti di Maometto e che quindi spettasse a Ali ibn Abi Talib, il genero e cugino del profeta, considerato imam infallibile e capostipite di una serie di imam a loro volta infallibili, e alla discendenza di questi e di sua moglie Fatima, dal momento che Maometto non aveva figli maschi, rivendicando il potere in base a due capitoli del Corano, che i sunniti negano che siano originali.

I testi di base per i sunniti sono il Corano – il “Santo Libro” contenente la Parola di Dio: e le migliaia di hadith, cioè di “racconti” relativi ai dicta e ai facta del profeta Muhammad, raccolti da numerosi testimoni.

Gli sciiti riconoscono il Corano ma no l’autorità degli hadith e attendono la rivelazione dell’ultimo imam, quello nascosto (il mahdi), alla fine dei tempi.

I sunniti costituiscono tra l'87 e il 90 per cento della popolazione complessiva di musulmani nel mondo, sono più dei cattolici; Il termine “sunnita” deriva dall'arabo Ahl al-Sunnah che significa “il popolo delle tradizioni" di  Maometto, logicamente. Alla morte di Maometto sostenevano che il nuovo leader della comunità musulmana, fosse Abu Bakr, scelto dai compagni di Maometto e che effettivamente divenne il primo Califfo, ma senza alcun ruolo religioso, aveva solo il dovere di garantire l’ideale unità della comunità. Per i sunniti, infatti, bastano Corano e l'esempio del profeta Maometto per guidare i credenti. il rapporto del fedele è direttamente col Dio, non è mediato dal sacerdote come nelle altre religioni monoteiste. L'imam è semplicemente una figura religiosa che guida la preghiera in moschea. Non c’è un vero e proprio clero. Chiunque, preparato islamicamente, può essere un imam, cioè colui che guida la preghiera, il culto. Il califfo è il leader dell'intera ummah, comunità musulmana, invece è una figura politica.

Non esiste la funzione sacerdotale come tramite fra Dio e gli uomini, ma il singolo fedele si rivolge direttamente a Dio; non vi sono sacramenti, non è obbligatorio andare in moschea. Non si forma una gerarchia e non esiste un'autorità definita (come vescovi e papa) ma ognuno da una sua interpretazione, emette fatwa (sentenze) il cui valore è proporzionato al prestigio dell’autore.

I sunniti hanno sempre guardato con sospetto ai sostenitori di concezioni sciite. Li accusavano di attribuire troppa importanza agli imam e a volte persino di divinizzarli, e quindi di allontanarsi dalla direzione tradizionale, arrivando a ritenere che gli sciiti siano i peggiori nemici dell'Islam, a differenza degli ebrei e dei cristiani che sono considerati più semplicemente miscredenti (per l'Islamla Bibbia è originariamente ispirata da Dio ma manipolata dall'uomo) gli sciiti sono spesso visti come eretici.

Gli sciiti costituiscono il restante della popolazione musulmana: tra il 10 e il 13 per cento. Il termine “sciita” deriva dall'arabo Shi'atu Ali, ovvero “sostenitori [politici] di Ali”, genero di Maometto, sostenevano che diventare califfo fosse invece un diritto riservato ai discendenti di Maometto e che quindi spettasse a Ali ibn Abi Talib, il genero e cugino del profeta, e alla discendenza di questi e di sua moglie Fatima (sposata nel 622) dal momento che Maometto non aveva figli maschi.

Subito dopo i funerali di Maometto, gli anziani si riunirono per decidere chi sarebbe stato il Califfo, ovvero il successore di Maometto. Ali bin Abi Talib (La Mecca, 17 marzo 599 – Kufa, 28 febbraio 661), suo cugino e anche suo genero, ne aveva rivendicato la nomina, ma la sua richiesta non venne accettata e tre califfi vennero nominati prima di lui: Abu Bakr (632-634), 'Omar ibn al-Khattàb (634-644) e 'Othmàn ibn 'Affàn (644-656).

 Ali dovette aspettare 24 anni prima di diventare il quarto. Anni nei quali creò una forza a suo sostegno, impegnata anche in violente battaglie, per la conquista della sovranità. Erano i primi Sciiti.

Ali mantenne il califfato per cinque anni, fino al suo assassinio avvenuto nel 661: Ibn Muljam, lo colpì alla testa con una spada intinta nel veleno mentre egli entrava nella moschea di Kufa per guidare la preghiera del mattino. Prima di morire, una tradizione sciita afferma che Alī avrebbe nominato suo successore il suo primogenito al-Hasan cosa non accettata dai sunniti.

Hasan comunque reclamò per sé la carica, perché apparteneva al clan di Hashem, la famiglia del Profeta, e non al clan degli Umayyad, una setta della tribù Quraush, che nel mentre si era impadronita del potere.

Nell’anno 680 Husain partì dall’Arabia insieme a un piccolo gruppo di famigliari e collaboratori verso l’Iraq, per organizzare una ribellione contro il califfo regnante, Yazid ibn Mu‘awiyah. Ma i soldati di Yazid intercettarono Husain nei pressi del fiume Eufrate in un luogo chiamato Kerbela, nel sud dell’Iraq, (oggi venerato come la principale meta di pellegrinaggio dello sciismo). Non volendo che Husain diventasse un martire né un riferimento per un ulteriore resistenza sciita, Yazid ordinò ai suoi soldati di costringerlo ad arrendersi. I soldati misero sotto assedio Husain e la sua famiglia, impedendogli di rifornirsi di cibo e acqua. Husain e i suoi soffrirono i tormenti della sete sotto il sole dello spietato deserto iracheno.

Durante il muharram (il mese islamico in cui avvenne l’assedio di Kerbelai) predicatori raccontano le sofferenze dei martiri con l’esplicito proposito di portare le loro congregazioni a piangere e a gemere ad alta voce. Ogni anno, nel giorni che precedono l’Ashura, gli sciiti duodecimani tengono processioni in cui cantano nauhajat (poemi-lamentazioni in onore di Husain e degli altri martiri di Kerbela) e battono il tempo ritmicamente colpendosi il petto. In Paesi come l’India o il Pakistan, molte matami guruhan (le confraternite di lamentazioni) vanno oltre, organizzando pubbliche processioni in cui centinaia di uomini si autoflagellano con coltelli, mazze ferrate o catene, un rituale controverso ma popolare.

Alla fine Husain preferì morire piuttosto che arrendersi. All’Ashura, il decimo giorno del muharram, Husain morì in combattimento contro le forze di Yazid e ciò pose fine alle speranze degli sciiti di reclamare il califfato.

Si narrano leggende su Fatima che continua a piangere il proprio figlio martirizzato, anche ora che è in paradiso, ma è confortata ogni volta che sulla terra la gente si raduna per commemorare i martiri di Kerbela. Husain eserciterà il suo potere di shafa‘ah in favore di chiunque si unisca a sua madre nel cordoglio e verserà lacrime in ricordo di quegli eventi.

Nell'Islam sciita la parola imam è anche sostituita a califfo, e i dodici imam riconosciuti ufficialmente dagli sciiti, tutti appartenenti alla famiglia del profeta Maometto, sono da loro considerati come i leader spirituali, religiosi e politici della ummah

Sull’identificazione di questi imam, gli stessi sciiti si divisero ben presto in sette diverse. Lo sciismo oggi più diffuso nel mondo islamico è quello cosiddetto imamita, o duodecimano, perché identifica una successione di dodici imam. Gli imamiti accusano i sunniti di aver alterato il Corano e si differenziano solo in alcuni aspetti del rituale e del credo. Altre sette sciite sono in numeri spesso ridotti e a volte hanno concezioni più estreme, esoteriche o iniziatiche.

Gli sciiti insistono nel ritenere che l’imam debba essere un diretto discendente di sangue del profeta e che egli sia ma‘sum (senza peccato, perfetto e divinamente protetto dall’errore) e mansus (scelto da Allah come guida e perciò esente da qualsiasi processo elettorale umano). Hanno un clero organizzato, preparato in università specifiche di scienze islamiche Politica e religiose.

La maggior parte degli sciiti - tra il 68 e l'80 per cento - vive in quattro Paesi: Iran, Pakistan, India e Iraq. L'Iran da solo ne ospita quasi 70 milioni, circa il 40 per cento della popolazione totale degli sciiti nel mondo.

Semplificando: L’Iran è alla guida degli sciiti e l’Arabia Saudita dei sunniti.

Nei Paesi a maggioranza sunnita gli sciiti appartengono spesso alle classi sociali più basse e vengono frequentemente perseguitati. Ciò ha aumentato il loro senso di oppressione. Undici dei dodici imam riconosciuti ufficialmente dagli sciiti sono infatti stati assassinati per mano dei regimi sunniti al potere.

      

La “rivoluzione islamica” iraniana di Khomeini, nel 1979, fu un autentico giro di boa. Dinanzi alla modernità occidentale, lo ayatollah proponeva una “via musulmana al futuro” che non coincideva affatto con un salto all’indietro ma che, al contrario, si proponeva di edificare sulla base dell’Islam un domani politicamente, economicamente, finanziariamente, tecnologicamente e scientificamente alternativo.

Nei medesimi anni, quello che i musulmani consideravano un “altro Occidente”, un altro materialismo, quello sovietico, stava  minacciando l’Afghanistan: e, per i musulmani sunniti afghani che avevano preso le armi contro l’Armata Rossa occupante e il regime collaborazionista di Kabul, il vicino Iran si profilava, per quanto sciita come un prezioso alleato. Gli Stati Uniti non potevano dal canto loro consentire che fossero gli iraniani a sostenere la guerra di liberazione afghana: risposero pertanto appoggiando i guerrieri missionari sunniti provenienti soprattutto dall’Arabia saudita e dallo Yemen, che guidarono il jihad contro i sovietici e riuscirono a imporre il regime sunnita puritano dei ”talibani”.

D’altronde, la scoperta dei nuovi grandi giacimenti di gas e di petrolio in Asia centrale, verso la metà degli Anni Novanta, mutò i rapporti di forza.

(fonte: Franco Cardini)

Cosa succede oggi, nel 2015, nel mondo islamico?

Una frase attribuita al profeta Muhammad lo illustra molto bene perché in sostanza dice, che la comunità musulmana si sarebbe scissa in 73 sette, 72 delle quali sarebbero andate all’inferno mentre una sola sarebbe stata salvata: “la comunità” per eccellenza...

Nella regione nord africana/medio orientale i dittatori, sapevano contenere con tutti i mezzi a disposizione, soprattutto la tortura, il terrore e la violenza, le farneticazioni dell’islam, nella versione sciita o in quella sunnita. L'ingerenza occidentale, o sotto la nobile difesa dei diritti umani o più pragmaticamente, per difendere e aumentare gli interessi economici, ha fatto saltare l'equilibro instabile.

 Le origini del ISIS risalgono al 2004; fondato da Abu Mus'ab al-Zarqawi (ucciso in Iraq da un raid americano il 7 giugno 2006, quando su di lui c’era una taglia da 25 milioni di dollari, era un giordano di origine palestinese: veniva da Zarqa, città di un campo profughi creato nel 1948) per combattere l’occupazione americana dell’Iraq e il governo iracheno sciita sostenuto dagli USA dopo il rovesciamento di Saddam Hussein.

IL CALIFFATO È stato proclamato il 29 giugno del 2014 da Abu Bakr al-Baghdadi, leader dell’Isis che si è auto definto Califfo. E’ stato una forma di governo adottato dal primissimo Islam, il giorno stesso della morte di Maometto e intende rappresentare l’unità politica dei musulmani, ovvero la Umma.

Per entrambe le parti, sia sciiti che sunniti, c’è un comune nemico politico e culturale: l’Occidente, concretamente rappresentato da Stati Uniti e Israele. Malgrado questo nemico comune, le due fazioni non riuniscono le forze. In più, la parte sunnita, si avvale spesso dell’aiuto dell’Occidente per attaccare con più forza quella sciita. Si spiega così la lunga alleanza tra Stati Uniti e Arabia Saudita, paesi lontani l’uno dall’altro anche culturalmente. Il governo dell'Arabia Saudita è composto principalmente da sunniti e la stessa monarchia al potere appartiene al ramo sunnita. L'Arabia Saudita è in costante competizione con l'Iran sciita.

Salafiti. Il salafismo è una scuola di pensiero sunnita che prende il nome dal termine arabo salaf al-salihin (“i pii antenati”) che identifica le prime tre generazioni di musulmani (VII-VIII secolo) considerati - dai salafiti - dei modelli esemplari di virtù religiosa. Offrire all’integralismo giustificazioni teologiche. Il movimento è anti-occidentale, ma, per assurdo,  porta in sé germi di rinnovamento dell’Islam.

Sono salafite le milizie che distruggono I monumenti che ritengono eretici: Si presentano come salafiti jihadisti, tutti sotto le insegne dedicate a Osama bin Laden e Al-Qaeda.

E’ importante notare che i salafiti sono sunniti, e che la battaglia che stanno conducendo è contro sunniti, sciiti, cristiani, ebrei e eretici vari, poichè ritengono destinati all’inferno tutti coloro che non sono salafiti, saranno loro a stabilire la quantità di fuoco che li arrostirà all’inferno.

La Guerra Iran-Iraq (1980-1988), nella quale morì un milione di persone, da entrambe le parti, faceva parte di questa lotta tra sunniti e sciiti, in quanto Saddam Hussein era sunnita. In Libano, gli Hezbollah sciiti combattono i sunniti e i loro alleati per l’egemonia nel paese dei cedri, in Barhein la maggioranza sciita, che parla il persiano, ha cercato per anni di liberarsi della minoranza sunnita al potere, che comanda con il pugno di ferro. Lo scorso anno, quando le idee della ‘primavera araba’ avevano portato nelle strade la maggioranza sciita, l’Arabia Saudita occupò il Barhein.

Due entità esplicitamente sciite, la Repubblica islamica dell’Iran e gli Hezbollah libanesi che chiamano sunniti, cristiani, drusi, sionisti e altri ‘ hazav al-Saytin’, ‘uomini di Satana’. La lotta di Hezbollah, è sciita, religiosa, prima di essere nazionalista o politica.  

Alawiti o Alauiti è un termine che coniò l'amministrazione francese per indicare la setta musulmana sciita dei Nusairī e la regione da essi abitata, fra Tripoli e Laodicea. Staccata dal Libano nel 1920 con la definitiva cessazione del mandato francese (1945) è stata reincorporata nella Siria. Il presidente siriano Bashar al-Assad è alauita. Sono una frazione sciita (il nome rivela la deferenza ad Alì), presente soprattutto in Siria – circa 6 milioni, un quinto della popolazione -, ma pure in Libano. Alauita è la famiglia del presidente siriano Bassar al-Assad.

(Fonte: Treccani)

La guerra civile in Siria è un altro esempio della lotta fra sciiti e sunniti. Gli Alawiti, che comandano, si presentano come un settore sciita, perché riconoscono Ali bin Abi Talib, il fondatore degli sciiti, l’incarnazione di Dio in un corpo umano. Ecco perché la coalizione sciita include l’ Iran  e Hezbollah è alleato con gli Alawiti, contro la coalizione sunnita di Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Le varie forze jihadiste attive in Siria che combattono il regime Ba’ath, socialista e laico.

JIHAD Questa parola araba significa esercitare il massimo sforzo. Si riferisce a una delle istituzioni fondamentali dell’Islam e compare in 23 versi del Corano. negli ultimi decenni, le scuole coraniche concordano sul fatto che il concetto di Jihad implichi una battaglia contro i persecutori e gli oppressori.
SHARIA Legge sacra dell’islam, qual è dedotta dai quattro ‘fondamenti del diritto’: il Corano, la sunna o consuetudine del Profeta, il consenso della comunità musulmana, e il qiyās o deduzione analogica
PESHMERGA In lingua curda indica un combattente guerrigliero che intende battersi fino alla morte.

 Quasi tutti i palestinesi sono sunniti. Membri di Fatah hanno iniziato a insultare i rivali di Hamas (entrambi sunniti) chiamandoli «sciiti», per il sostegno che Hamas riceve da Teheran.

Fratture di questo tipo sono evidenti in Siria e ovunque nel mondo arabo.