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Il primo anno di Buck: dal 2005 ci "riempie" la casa!

Buck - vita da beagle 2008 e sono tre!

 

…ma la convivenza cani – umani è così naturale e idilliaca?

In casa con noi da molti anni vive un cane, “ospitarlo” è stata una scelta degli altri componenti del nucleo familiare perché io ho sempre ritenuto che ciascun essere vivente è giusto che viva nel suo abitat nel rispetto delle proprie attitudini ed esigenze naturali, anche se è vero che una casa è sempre meglio di un canile...

Convivendo con lui, ho avuto modo di notare quale stress gli comporti “godere” delle attenzioni degli umani e per questo ho cercato, nel limite del possibile, di assecondarlo nelle sue esigenze, anche se pensavo che questa mia convinzione fosse priva di supporto scientifico, poi ho scoperto che quello che ho capito con l’osservazione è condiviso da persone con più esperienza e più qualificate di me (vedi http://www.cinofilianaturale.it/) e penso sia estendibile a tutti quegli animali divenuti "forzatamente" domestici.

È ovvio che non voglio aprire una lotta in difesa dell’identità canina in un momento dove i cani sono diventati il surrogato all’incapacità o alla difficoltà di relazionarsi tra esseri umani, però permettetemi di condividere alcune considerazioni:

Un maschio castrato non sarà mai più il maschio di prima, anzi, si sentirà molto mortificato e menomato nei confronti dei suoi simili. La femmina incapace di riprodursi, subirà a vita l’indifferenza dei maschi, sentendosi profondamente diversa dalle altre femmine “intere”. Un cane preferisce morire, piuttosto che rinunciare a riprodursi, altrimenti i maschi non sacrificherebbero la loro vita per combattere contro altri simili nei periodi dei calori. Logicamente mi riferisco ad animali sani sui quali si interviene solo per “comodità” spesso indotta, dei proprietari, diverso è il discorso se vi fossero dei problemi di salute tali da comprometterne la sopravvivenza, o per arginare fenomeni di randagismo esasperato.

I cani non sono in grado di provare per noi gli stessi sentimenti affettivi che noi proviamo per loro, la loro è principalmente dipendenza da chi gli fornisce il cibo. Instaurano spesso ottimi rapporti con i bambini perché hanno una statura più contenuta, una postura meno dominante di un adulto e i loro atteggiamenti infantili  e caratteriali più pacifici e privi di qualsiasi stress, li fanno percepire come soggetti poco pericolosi di cui è facile fidarsi, l’importante è che non percepisca i bambini della famiglia come dei potenziali concorrenti al suo cibo.

Il cibo quindi è il fulcro del rapporto, anche se probabilmente intervengono anche altri meccanismi, non certo complessi come quelli che regolano la socialità umana, dove lo stesso rapporto madre figlio, decantato come puro e incondizionato, si basa su due bisogni primari: procreare per perpetuare la specie e la dipendenza del neonato per tutte le necessità.

Il cane considera membri del suo branco solo i soggetti della sua specie, quindi i componenti di una famiglia non possono rappresentare il branco per il cane che vive in casa! Nessuno dei famigliari, essendo un essere umano, può appartenere alla sua specie, né tantomeno risultare idoneo a riprodursi con lui.

Se così non fosse, perché allora siamo costretti a tenerlo chiuso nella nostra recinzione, o addirittura a legarlo ad una catena, affinché non scappi? Il capobranco naturale dei lupi o dei cani che vivono ancora allo stato selvatico, non spreca mai la minima energia per convincere un membro a seguirlo o a vivere con lui. E’ l’animale del branco a sceglierlo di sua spontanea volontà!

In Natura, quando un animale si accorge che la sua convivenza col branco sta diventando svantaggiosa, si allontana per cercare un ambiente più consono alle sue esigenze, cosa che il nostro cane, vivendo recluso nel giardino o nell’appartamento, non può fare, da qui nasce una situazione di grave stress per l’animale che può anche portarlo a comportamenti apparentemente inspiegabili o violenti fino ad arrivare alle aggressioni a danno dei loro proprietari, nonostante gli stessi li abbiano cresciuti fin da cuccioli.

Quello che oggi viene chiamato in gergo cinofilo “premio” o “rinforzo” utilizzato per l’animale in addestramento, in realtà non è altro che un “ricatto” con il quale lo si vuole e spesso si riesce a condizionare “obbligandolo” ad eseguire un movimento o assumere un atteggiamento innaturale, basandosi sugli esperimenti che fece il fisiologo russo Ivan Petrovic Pavlov agli inizi del ‘900, quando scoprì il fenomeno dei riflessi condizionati che gli fece meritare il premio Nobel, in pratica il cane svolge "esercizi" contro natura per avere in cambio una piccola parte di cibo. Magari chi adotta questi comportamenti sono le stesse persone che ritengono che far lavorare gli animali nei circhi sia una brutale crudeltà!

Il cane che si cimenta nei percorsi di Agility Dog, lo fa solo perché la sua personalità é così profondamente condizionata che non crede esistano alternative alla sua sopravvivenza. Si usano solo certe razze che risultano essere le più fragili psicologicamente, ovvero quelle facilmente condizionabili dal padrone.

Non esiste animale che possa decidere di zigzagare fra i paletti senza essere condizionato a farlo, se un cane dovesse mai rincorrere una preda da cacciare in natura per sfamarsi, non farebbe lo slalom fra gli alberi, ma sceglierebbe la via più corta per concludere l’inseguimento, la sua istintiva razionalità gli farebbe adottare la soluzione più rapida e meno faticosa perché, in natura, conservare energie è fondamentale per sopravvivere!

Se si lancia un oggetto a un cane equilibrato e molto sicuro di sé, qualora dovesse alzarsi dalla sua postazione (cosa poco probabile), lo farebbe solo per andare ad annusare ciò che non conosce, se poi decidesse di prenderlo, scordatevi che lo porti ai vostri piedi, anzi, se lo terrà per sè e ringhierà a chiunque volesse impossessarsene. Questo l'ho capito osservando Buck: all'inizio invidiavo i "padroni" che lanciavano oggetti e venivano sistematicamente riportati, mentre il mio cane mi guardava come dire: "ma sei scemo, ora se lo rivuoi vattelo a prendere che io sto benissimo seduto qui" a vote andava a odorarlo per capire di che cosa si trattava e, se era di suo gradimento, si accucciava lì per "giocarci" e "col cavolo" che si poteva prendere! poi ho smesso di invidiarli e ho cominciato a compatirli... avere necessità che un essere vivente diventi succube dei tuoi voleri, certamente non sarà patologico, ma tanto sano non è.

Amare il nostro cane significa farlo vivere con noi senza pretendere che lui capisca e assecondi le nostre pretese, bensì offrendogli quanto più possibile ciò di cui ha bisogno per il suo benessere come animale, visto che averlo adottato è stata una nostra scelta e non la sua. Se ben addestrato (o meglio dire: condizionato), è possibile anche ottenere la loro obbedienza e fargli compiere svariate azioni quando lo desideriamo noi non certo per compiacere lui. Ad esempio per fargli “fare la guardia” si sfrutta il suo istinto atavico della difesa del suo territorio, dunque, un cane equilibrato e naturale è istintivamente guardiano. Un addestramento “mitigatore” di un forte istinto guardiano, finirà col gettare il cane in confusione.

La perversa tendenza che si è ormai diffusa nella nostra società è quella di far credere che, per voler bene ai cani, si debba essere disposti a spendere molti soldi per loro, in realtà l’uomo, pur essendo dotato di un intelletto superiore, non ha imparato ad amare il cane perchè in realtà gli serve: il cane può migliorare di molto la vita dell’uomo, sia sotto il profilo funzionale, con tutti i servizi che offre (guardia, difesa, protezione e conduzione animali da allevamento, soccorso, etc.), che sotto quello psicologico, facendogli compagnia!

E’ vero che quando arriviamo a casa a volte si dimostra molto entusiasta, saltella, ci scodinzola, ci lecca e fa mille tipi di versetti, ma tutti questi comportamenti sono dovuti alla dipendenza psicologica che lui prova per cibo che gli offriamo ogni giorno che è l'unica sua fonte di sopravvivenza; anche in questo caso l'ho capito osservando Buck che, quando rientro a casa,  riconosce i passi o più probabilmente sente l'odore e sa che non sono un pericolo per lui e il suo ambiente, ma anche che solitamente non sono io a fornirgli il cibo per cui spesso non si gira neanche a guardarmi! Diverso è il comportamento quando rientra mia moglie che solitamente gli prepara la ciotola!

Per essere veramente degli amanti del cane, la cosa più importante non sta tanto nel considerarlo il “miglior amico dell’uomo”, quanto invece imparare a diventare noi i migliori amici del cane.

Ultima osservazione: il cane utilizza l’abbaio per allarme e come prima deterrenza quindi puntare alla totale repressione di tale istinto (mediante addestramento o altri sistemi più o meno barbari), a parte la dubbia efficacia, è controproducente per il cane.

Ringrazio l'amica Eugenia, grande conoscitrice e amante degli animali, per le correzioni che mi ha suggerito per smorzare alcuni toni della prima stesura del testo che erano oggettivamente esagerati, anche perchè molte ipotesi che facciamo, sono ipotesi che difficilmente possiamo verificare (darei qualsiasi cosa per poter parlare mezz'ora con Buck), quindi, con certi giudizi, entriamo nel campo delle opinioni.

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